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'Ndrangheta: favorirono la latitanza di esponenti del clan Bellocco a Roma, 3 arresti

17 gennaio 2015 | 09.58
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Le tre persone sono state fermate a Roma e Palmi in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip presso il Tribunale di Roma su richiesta della Dda. Secondo gli investigatori i tre avevano il compito di provvedere al supporto logistico necessario ai due latitanti per vivere in clandestinità

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I carabinieri del Nucleo Investigativo del Reparto operativo del Comando provinciale di Roma, con la collaborazione dell’Arma locale, hanno arrestato nella notte tre persone accusate di avere favorito la latitanza nella Capitale di Umberto e Francesco Bellocco, esponenti dell'omonima cosca attiva a Rosarno (Rc) e comuni limitrofi. Gli arresti sono stati effettuati a Roma e Palmi in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip presso il Tribunale di Roma su richiesta della Procura della Repubblica di Roma-Direzione Distrettuale Antimafia. I tre arrestati, tutti di origine calabrese, sono ritenuti responsabili dei reati di favoreggiamento personale e procurata inosservanza di pena.

La misura cautelare si basa sulle risultanze acquisite dal Nucleo Investigativo del Reparto Operativo Carabinieri di Roma a seguito della cattura dei due latitanti, eseguita dai carabinieri della stazione di Roma Casalotti il 24 luglio 2012 nel corso di un normale servizio di controllo del territorio. Indagini che hanno consentito di individuare la rete di persone di cui i due Bellocco si avvalevano per trascorrere indisturbati la loro latitanza nella città di Roma.

La perquisizione del covo consentì di stabilire che i due ricercati si erano stabiliti a Roma da alcuni mesi ed erano operativi in attività illecite sul territorio. Nel covo, che era dotato di impianto di videosorveglianza, furono rinvenuti numerosi telefoni, computer portatili, Jammer, ricevitori radio, macchine conta banconote, bilancini elettronici di precisione, un blocco notes con cifre e appunti in codice, nonché l’Epistola di Leone IV, utilizzata dagli affiliati della ‘ndrangheta nel rito di iniziazione svolto in occasione delle nuove immissioni nelle cosche. I latitanti disponevano inoltre di 3 auto e 2 moto nuovissime, intestate a dei prestanome e poste sotto sequestro.

Le successive indagini del Nucleo Investigativo di Roma hanno consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza a carico dei tre arrestati, M. A., originario di Oppido Mamertina ma residente a Roma in zona Boccea e vicino al clan Gallico di Palmi, C. L., originario di Palmi, e G.A.R., originario di Taurianova. I tre, che secondo gli investigatori avevano il compito di provvedere al supporto logistico necessario ai due latitanti per vivere in clandestinità, a vario titolo, avevano reperito e messo a disposizione dei cugini Bellocco un appartamento in via Perlo, auto e moto, fittiziamente intestati, nonché i documenti di identità. I tre sono stati condotti in carcere.

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