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Lavoro: nel 2014 aumentano dimissioni donne, per 1 su 2 dopo primo figlio

21 maggio 2015 | 14.27
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Anticipazione del Rapporto del ministero Lavoro (Consigliera nazionale di parità e Dg per l'attività ispettiva)

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Aumentano nel 2014 le donne che si dimettono dal lavoro e, tra loro, più di una su due lo fa dopo la nascita del primo figlio perché l'occupazione lavorativa e esigenze di cura dei figli sono 'incompatibili'. Emerge dal monitoraggio annuale svolto dall'Ufficio della consigliera nazionale di parità e dalla direzione generale per l'Attività Ispettiva del ministero del Lavoro, che Labitalia è in grado di anticipare e che sarà diffuso il 4 giugno. Il rapporto evidenzia che nel 2014 si sono registrate dimissioni e relazioni consensuali di 26.333 lavoratrici e lavoratori (+11,27% rispetto alle 23.666 del 2013).

Ma il dato riguarda per la quasi totalità (85%) delle madri: sono ben 22.480 le dimissioni delle mamme (+5,62% rispetto alle 21.282 dell’anno precedente), mentre il numero dei lavoratori padri che si sono dimessi o hanno consensualmente risolto il rapporto di lavoro appare piuttosto contenuto (3.853).

Alla base dell'abbandono del posto di lavoro o della transizione verso una soluzione più favorevole (cosa che ha interessato però solo meno di un quarto delle dimissionarie), e in alcuni casi anche verso il lavoro sommerso, oltre alla congiuntura economica, c'è "una persistente difficoltà di conciliare i tempi di vita e di lavoro", soprattutto nella fascia di età tra i 26 e i 35 anni (età del 57% di chi si dimette dal lavoro). E la gran parte delle donne che si dimette dal lavoro lo fa dopo la nascita del primo figlio: ben 14.379 lavoratrici hanno abbandonato un lavoro dopo la prima maternità.

I motivi, che sono stati raccolti attraverso una rilevazione che ha cercato di scavare a fondo tra le lavoratrici, sono sostanzialmente quattro: l'incompatibilità tra il lavoro e la cura dei figli, l'elevata incidenza dei costi di assistenza al neonato, il mancato accoglimento al nido, l’assenza di parenti di supporto.

"Quello che il monitoraggio evidenzia -spiega a Labitalia Alessandra Servidori, consigliera nazionale di parità, che ha curato il rapporto- è che le donne di fronte alle difficoltà di conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di cura 'stringono la cinghia' e preferiscono prendersi cura a tempo pieno del loro bambino a scapito di reddito e carriera. E dico 'bambino' e non 'bambini' -aggiunge- perché la media della natalità nel nostro Paese è di meno di due bambini a famiglia: è di 1,37. Dunque, quella che dovrebbe essere una priorità, cioè il lavoro, viene rimandata nel tempo".

Dall’esame del report, risulta inoltre confermata la distribuzione delle risoluzioni consensuali e delle dimissioni nei vari settori produttivi, con una decisa concentrazione in quelli dove è più alto il tasso di presenza femminile: Servizi (10.038 dimissioni, pari al 38% del totale, in lieve diminuzione a fronte delle 10.219 nel 2013), Commercio (8.816, 33% del totale, 7.786 convalide nel 2013) e Industria (4.544, 17% del totale, 4.043 convalide nel 2013).

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