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Nel primo anno dell'eterologa nati 601 bebè, maggioranza gameti importati

05 luglio 2017 | 20.06
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(Fotogramma)

Nel 2015, primo anno in cui in Italia è stata applicata la fecondazione eterologa, sono nati con queste tecniche 601 bebè, pari al 4,7% dei nati totali dall'applicazione della procreazione medicalmente assistita e allo 0,1% del totale dei piccoli nati nel Paese. I cicli di trattamento con fecondazione eterologa sono stati 2.800, pari al 2,9%. Sono i dati contenuti nella Relazione annuale sullo stato di attuazione della legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, trasmessa dal ministero della Salute al Parlamento il 30 giugno scorso.

Nel documento per la prima volta sono presentati i numeri sulla fecondazione eterologa. "La fecondazione eterologa - si legge nel report - è stata determinante per l'aumento dei nati vivi con Pma dal 2014 al 2015. Solo con quella omologa, infatti, i nati vivi sarebbero diminuiti, essendo per l'omologa 12.235, cioè -3,3% rispetto all'anno precedente".

Il primo anno di applicazione della fecondazione eterologa, si legge ancora nella Relazione, "mostra diverse procedure nell'applicazione della tecnica, specie in riferimento all'importazione di gameti dall'estero: se la maggior parte dei cicli di trattamento utilizza gameti importati, una quota significativa è effettuata con embrioni formati all'estero, generati con seme esportato dall'Italia e ovociti di centri esteri, e successivamente importati in Italia per il trasferimento in utero".

Considerate tutte le tecniche - omologa ed eterologa - i bambini nati da pma in Italia nel 2015 sono il 2,6% del totale dei bebè venuti alla luce nel Paese, un dato in lieve aumento rispetto al 2,5% del 2014. I cicli effettuati sono stati 95.110 (+4,6%) e i bebè 'figli della provetta' nati vivi 12.836 (+0,9%), di cui 12.235 da omologa e 601 da eterologa. Secondo il report dal 2014 al 2015 aumentano le coppie trattate, che sono state 74.292 (+4,9%). Diminuiscono le gravidanze gemellari e anche le trigemine, "queste ultime in linea con la media europea nonostante una persistente variabilità fra i centri". La relazione segnala poi che "aumenta in totale la percentuale di esiti negativi sulle gravidanze monitorate, per la fecondazione in vitro sia da fresco che da scongelamento". In riferimento alla fecondazione omologa, "aumentano quasi del 20% gli embrioni crioconservati successivamente alla loro formazione, nonostante diminuiscano quelli formati e trasferiti".

Nelle tecniche omologhe a fresco, resta costante l'età media delle donne riceventi: 36.68 anni (i dati più recenti pubblicati dal registro europeo danno per il 2012 un'età media di 34.7 anni). Si conferma poi l'aumento progressivo delle donne con più di 40 anni che accedono a queste tecniche: sono il 33,7% nel 2015, erano 20,7% del 2005. Nella fecondazione eterologa l'età della donna è maggiore (41,5 anni) se la donazione è di ovociti, e minore se la donazione è di seme (35,3). La maggiore età di chi accede all''eterologa femminile', rispetto all'omologa, "sembra indicare che questa tecnica sia scelta soprattutto per infertilità fisiologica, dovuta all'età della donna, e non patologica", si evidenzia nella relazione. Un altro dato che viene evidenziato è che in totale il 63,4% dei cicli di trattamenti di fecondazione assistita si effettua all'interno del Ssn (in centri pubblici e privati convenzionati).

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