{
 
	"labussola" : {
 
		"id" : "0292-1c095620a99e-0515d543188b-1000",
 
		"titolo" : "La bussola. Orientarsi nello scenario istituzionale",
 
		"sottotitolo" : "",
 
		"data" : "2026-05-07",
 
		"autore" : "Adnkronos",
 
 			"sommario" : 
				{ 
				"titolo" : "",
				"testo" : "<p><b><a href='#App0'>- Il centrodestra dopo il referendum: prime ricadute politiche</a></b></p><p><b><a href='#App1'>- La costruzione della coalizione di centrosinistra, il nodo primarie</a></b></p><p><b><a href='#App2'>- Legge elettorale, aperte le trattative sulla riforma</a></b></p><p><b><a href='#App3'>- Gli ultimi sondaggi, lo stato di salute dei partiti</a></b></p><p><b><a href='#App4'>- Guerra all’Iran, cosa si sta muovendo: i possibili sviluppi</a></b></p><p><b><a href='#App5'>- Gli scenari per l’economia a rischio recessione</a></b></p><p><b><a href='#App6'>- Il dossier energia, dalle accise ai costi per l’industria</a></b></p><p><b><a href='#App7'>- Le nomine di primavera nelle partecipate pubbliche</a></b></p>"
				}
			,
			"approfondimenti" : [
					
{
 	"titolo" : "<a name='App0'></a>Il centrodestra dopo il referendum: prime ricadute politiche",

	"testo" : "<p>L&rsquo;esito del referendum confermativo sulla riforma della giustizia ha segnato un passaggio rilevante nel panorama politico italiano, aprendo una fase di ridefinizione degli equilibri all&rsquo;interno della maggioranza che sostiene il governo guidato da Giorgia Meloni. La consultazione popolare, conclusasi con una netta affermazione del fronte del no alla riforma, ha archiviato uno dei principali interventi programmati dal centrodestra in materia di giustizia producendo diversi effetti politici all&rsquo;interno della stessa maggioranza. Nella settimana successiva al voto si sono infatti concentrate una serie di decisioni che hanno inciso sulla composizione e sull&rsquo;assetto dell&rsquo;esecutivo. Il Presidente del Consiglio ha chiesto e ottenuto le dimissioni di alcune figure di primo piano dell&rsquo;area governativa coinvolte nel dibattito pubblico legato al referendum. Tra queste, il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro Delle Vedove e la capo di gabinetto del Ministero della Giustizia Giusi Bartolozzi. A queste uscite si &egrave; aggiunto il passo indietro del ministro del Turismo Daniela Santanch&eacute;, da tempo al centro di diverse vicende giudiziarie connesse alle sue attivit&agrave; imprenditoriali. La guida del dicastero &egrave; stata affidata a Gianmarco Mazzi, che ha lasciato l&rsquo;incarico di sottosegretario alla Cultura. Parallelamente, si &egrave; aperta una fase di riorganizzazione interna anche in Forza Italia, il partito della maggioranza che aveva sostenuto con maggiore convinzione la riforma bocciata dal referendum. Il rinnovamento ha riguardato la leadership dei gruppi parlamentari: al Senato si &egrave; registrato l&rsquo;avvicendamento tra Maurizio Gasparri e Stefania Craxi, mentre alla Camera la guida &egrave; passata da Paolo Barelli a Enrico Costa. Scelte che, secondo varie ricostruzioni, sarebbero maturate anche sotto l&rsquo;impulso della famiglia Berlusconi, con Marina e Pier Silvio orientati a promuovere un ricambio dei vertici e una fase di rilancio del partito. Infine, resta da osservare l&rsquo;evoluzione dei rapporti di forza all&rsquo;interno della coalizione di centrodestra. Fratelli d&rsquo;Italia continua a risultare il partito dominante nei sondaggi, con un consenso stimato intorno al 27 per cento, mentre Lega e Forza Italia sono impegnate in una competizione per la seconda posizione all&rsquo;interno dell&rsquo;alleanza. In questo contesto il risultato del referendum appare destinato a incidere non solo sull&rsquo;agenda politica del governo, ma anche sugli assetti interni della maggioranza e sulle sue strategie future, tanto a livello parlamentare quanto in vista dei prossimi appuntamenti elettorali.</p>",
	
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	"link" : "https://www.adnkronos.com/il-centrodestra-dopo-il-referendum-prime-ricadute-politiche_4Klbt5l76buyMps8thxMaP"
},
					
{
 	"titolo" : "<a name='App1'></a>La costruzione della coalizione di centrosinistra, il nodo primarie",

	"testo" : "<p>Il tema delle primarie sta assumendo un ruolo sempre pi&ugrave; centrale nel confronto interno al centrosinistra, anche alla luce degli sviluppi politici successivi all&rsquo;esito del referendum costituzionale sulla riforma della giustizia. La vittoria del fronte del No, sostenuto da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, &egrave; stata letta da molti osservatori come un segnale politicamente significativo in vista delle prossime elezioni politiche del 2027. Il risultato referendario ha infatti contribuito a rafforzare l&rsquo;idea di una possibile coalizione alternativa al centrodestra, rilanciando il dibattito sul cosiddetto &ldquo;campo largo&rdquo;, ponendo nuovamente al centro della discussione la questione della leadership e delle modalit&agrave; attraverso cui individuare una guida comune per la coalizione. Su questo terreno, le posizioni delle forze politiche coinvolte restano articolate e non sempre coincidenti. Il confronto riguarda innanzitutto il metodo: da un lato l&rsquo;ipotesi di primarie di coalizione, dall&rsquo;altro la possibilit&agrave; di arrivare a una sintesi attraverso un accordo politico tra i partiti. Sono oggetto di discussione anche i tempi con cui procedere alla scelta del candidato leader e il perimetro stesso dell&rsquo;alleanza, vale a dire quali soggetti politici possano essere inclusi stabilmente nella coalizione. Parallelamente, rimane aperto il tema dei contenuti programmatici e delle priorit&agrave; su cui costruire una piattaforma condivisa, elemento considerato decisivo per rendere credibile l&rsquo;alternativa di governo. Il perimetro pi&ugrave; accreditato del campo largo coincide con quello gi&agrave; sperimentato in occasione delle pi&ugrave; recenti tornate amministrative e comprende il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, con la possibile partecipazione di Pi&ugrave; Europa e Italia Viva. Diversa appare la posizione di Azione: il partito guidato da Carlo Calenda ha escluso la disponibilit&agrave; a partecipare a una coalizione strutturata che includa Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi-Sinistra, mantenendo una linea autonoma rispetto alla costruzione del fronte progressista. Quanto alla leadership, oltre alle candidature considerate &ldquo;naturali&rdquo; &ndash; quelle della segretaria del Partito Democratico Elly Schlein e del leader del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte &ndash; nel dibattito interno &egrave; emersa anche l&rsquo;ipotesi di individuare figure ritenute pi&ugrave; idonee ad ampliare il consenso della coalizione verso l&rsquo;area centrista e riformista. In questo quadro si colloca la posizione di Italia Viva, con il leader Matteo Renzi che ha manifestato l&rsquo;intenzione di sostenere una candidatura espressione del campo riformista. Tra i nomi che circolano in questo contesto figurano Alessandro Onorato, assessore ai Grandi eventi del Comune di Roma, ed Ernesto Maria Ruffini, gi&agrave; direttore dell&rsquo;Agenzia delle Entrate. Una menzione a parte riguarda la sindaca di Genova Silvia Salis, che nelle ultime settimane ha acquisito una crescente visibilit&agrave; mediatica. In particolare, nel corso di un&rsquo;intervista rilasciata a Bloomberg, Salis non ha escluso la possibilit&agrave; di valutare un eventuale ruolo nazionale qualora dovesse emergere una proposta condivisa da parte della coalizione. Un elemento che contribuisce ad alimentare il dibattito sulla leadership e sulle possibili evoluzioni del campo progressista nei prossimi mesi. Nel complesso, la fase post referendum appare caratterizzata da una pluralit&agrave; di opzioni ancora in discussione, tanto sul piano politico quanto su quello organizzativo. La questione delle primarie, insieme alla definizione della coalizione e del suo programma, rappresenta uno snodo centrale per il futuro del centrosinistra e per la costruzione di un&rsquo;alternativa strutturata in vista del prossimo appuntamento elettorale nazionale.</p>",
	
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	"link" : "https://www.adnkronos.com/la-costruzione-della-coalizione-di-centrosinistra-il-nodo-primarie_4YSBdI147tiZJq2A90scU7"
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{
 	"titolo" : "<a name='App2'></a>Legge elettorale, aperte le trattative sulla riforma",

	"testo" : "<p>L&rsquo;iter parlamentare della nuova legge elettorale, denominata &ldquo;Stabilicum&rdquo;, ha preso formalmente avvio alla Camera dei deputati. La proposta, elaborata dalle forze di maggioranza &ndash; Fratelli d&rsquo;Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati &ndash; mira a superare l&rsquo;attuale sistema elettorale, il Rosatellum, introducendo un modello di impianto proporzionale corredato da un premio di maggioranza. Nella fase iniziale dei lavori, tuttavia, il confronto tra maggioranza e opposizioni appare caratterizzato da una forte contrapposizione. I rappresentanti della maggioranza hanno ribadito la disponibilit&agrave; al dialogo nel corso dell&rsquo;esame in Commissione Affari Costituzionali di Montecitorio. In particolare, il presidente della Commissione, Nazario Pagano, ha sottolineato che, pur partendo da un testo base predisposto dalla maggioranza, resterebbero aperti margini di discussione su diversi profili della riforma, tra cui l&rsquo;introduzione delle preferenze, la quantificazione del premio di maggioranza e la soglia di consenso necessaria per l&rsquo;attribuzione dello stesso. Secondo questa impostazione, non vi sarebbe una chiusura pregiudiziale rispetto a eventuali modifiche migliorative nel corso dell&rsquo;iter parlamentare. Tali assicurazioni non hanno per&ograve; dissipato le perplessit&agrave; delle opposizioni, che hanno espresso dubbi sulla reale apertura al confronto. Esponenti del Partito Democratico e delle altre forze di centrosinistra hanno manifestato un giudizio critico sull&rsquo;impianto complessivo della proposta, ritenendo che l&rsquo;impostazione del testo possa limitare lo spazio per un esame approfondito. In questo contesto, &egrave; stata avanzata l&rsquo;ipotesi di costituire un tavolo di coordinamento tra le diverse componenti dell&rsquo;opposizione, con l&rsquo;obiettivo di definire una linea comune durante i lavori parlamentari.</p> <p>Sul versante della maggioranza, l&rsquo;intenzione dichiarata &egrave; quella di procedere in tempi relativamente rapidi. L&rsquo;obiettivo indicato &egrave; l&rsquo;approvazione del provvedimento alla Camera entro la pausa estiva, per poi completare l&rsquo;iter con il via libera definitivo del Senato entro la fine dell&rsquo;anno. In questa prospettiva, alcuni esponenti di Fratelli d&rsquo;Italia hanno richiamato l&rsquo;esigenza di garantire funzionalit&agrave; e stabilit&agrave; al sistema politico, sottolineando che il processo decisionale parlamentare dovrebbe condurre a scelte nette, pur nel rispetto del confronto tra le diverse posizioni. Al di l&agrave; delle dichiarazioni ufficiali, restano tuttavia da verificare le dinamiche interne alla stessa maggioranza. In particolare, la posizione della Lega viene osservata con attenzione, considerando che il partito ha pi&ugrave; volte espresso riserve sull&rsquo;ipotesi di superare i collegi uninominali. Questi ultimi, soprattutto nelle regioni del Nord, hanno storicamente rappresentato un elemento favorevole per le performance elettorali del partito guidato da Matteo Salvini. L&rsquo;adozione di un sistema integralmente proporzionale potrebbe quindi incidere in modo significativo sugli equilibri territoriali consolidati. La proposta di legge in esame prevede infatti un sistema proporzionale con un premio di maggioranza numericamente predeterminato, diverso da un impianto maggioritario in senso stretto come quello che era stato ipotizzato in precedenza in relazione alla riforma sul premierato. Nello specifico, il testo stabilisce l&rsquo;attribuzione di un premio pari a 70 seggi alla Camera dei deputati e 35 seggi al Senato della Repubblica alla lista o alla coalizione che ottenga la maggiore cifra elettorale e raggiunga almeno il 40 per cento dei voti validi nell&rsquo;assemblea di riferimento. Nel complesso, la fase iniziale dell&rsquo;iter dello Stabilicum si colloca in un clima di confronto acceso, in cui alle dichiarazioni di apertura al dialogo si affiancano diffidenze e posizioni critiche. L&rsquo;evoluzione dei lavori parlamentari consentir&agrave; di valutare se e in che misura emergeranno spazi di mediazione, sia tra maggioranza e opposizioni sia all&rsquo;interno della coalizione di governo, su una riforma destinata a incidere in modo significativo sulle future regole del gioco elettorale.</p>",
	
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	"link" : "https://www.adnkronos.com/legge-elettorale-aperte-le-trattative-sulla-riforma_5fqIt1nnWumb6zfcT6RBsj"
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{
 	"titolo" : "<a name='App3'></a>Gli ultimi sondaggi, lo stato di salute dei partiti",

	"testo" : "<p>Frenano tutti i partiti principali nell&rsquo;ultimo sondaggio Swg, per il Tg La7, che fotografa le intenzioni di voto in caso di elezioni. Fratelli d'Italia, che si conferma ampiamente primo partito, cede lo 0,2% e scende al 29,3%. La formazione guidata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, nonostante le oggettive difficolt&agrave; delle ultime settimane, mantiene un vantaggio rilevante sulla concorrenza. Passo indietro per il Pd della segretaria Elly Schlein, che cede lo 0,1% e si attesta al 21,9%. Calo analogo per il Movimento 5 Stelle di Giuseppe Conte, ora al 12,2%. Le due forze principali del centrosinistra hanno capitalizzato meno di quanto prevedibile nel post referendum. Gi&ugrave; anche Forza Italia, che perde lo 0,2% e scende al 7,7%, pagando gli avvicendamenti al vertice del partito. Verdi e Sinistra sono stabili al 6,6% e staccano la Lega, che lascia sul terreno lo 0,3% e scivola al 6,3%. Il partito guidato da Matteo Salvini sconta sia il momento difficile del governo, sia l'addio di Roberto Vannacci, considerato che il Carroccio non si &egrave; ancora ripreso nelle rilevazioni da quando &egrave; nato Futuro nazionale. Pi&ugrave; staccati Azione di Carlo Calenda e proprio Futuro Nazionale, appaiati al 3,5%. Italia viva di Matteo Renzi &egrave; al 2,5%. Seguono +Europa (1,6%) e Noi Moderati (1,2%). Il dato pi&ugrave; rilevante si ottiene per&ograve; andando a guardare lo stato di salute delle due coalizioni che dovrebbero fronteggiarsi alle prossime elezioni, con il fronte del campo largo che per la prima volta supera la somma delle intenzioni di voto del centrodestra.</p>",
	
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	"link" : "https://www.adnkronos.com/gli-ultimi-sondaggi-lo-stato-di-salute-dei-partiti_65dCOEFS77RUtegbUbdc2j"
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{
 	"titolo" : "<a name='App4'></a>Guerra all’Iran, cosa si sta muovendo: i possibili sviluppi",

	"testo" : "<p>Le tensioni legate al conflitto in corso tra Stati Uniti e Iran, temporaneamente congelato da una tregua in vigore dall&rsquo;8 aprile e in scadenza il 21 aprile, continuano a intrecciarsi con i nodi strategici del petrolio, del controllo dello Stretto di Hormuz e del programma nucleare iraniano. In questo contesto, si &egrave; aperto uno spiraglio per un possibile nuovo round di colloqui tra Washington e Teheran, dopo lo stallo registrato nei precedenti incontri, senza tuttavia che emerga, almeno per ora, un cambiamento sostanziale delle rispettive posizioni. Secondo l&rsquo;amministrazione statunitense, la fase militare del conflitto sarebbe ormai prossima alla conclusione e non vi sarebbe la necessit&agrave; di una nuova tregua formale. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ribadito questa linea nelle sue pi&ugrave; recenti dichiarazioni pubbliche, soffermandosi anche sul ruolo degli alleati internazionali, in particolare dei Paesi europei. In questo quadro, Trump ha richiamato la rilevanza strategica dello Stretto di Hormuz per l&rsquo;approvvigionamento energetico globale, sottolineando come alcuni Stati alleati, tra cui l&rsquo;Italia, dipendano in misura significativa dal petrolio che transita attraverso questo snodo marittimo. Proprio su questo tema si sono concentrate le critiche rivolte dal presidente americano alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Trump ha accusato l&rsquo;Italia, e pi&ugrave; in generale gli alleati della Nato, di beneficiare della protezione garantita dagli Stati Uniti senza fornire un sostegno adeguato nei momenti di crisi, richiamando al contempo l&rsquo;impegno finanziario di Washington per la difesa dell&rsquo;Alleanza atlantica. Le affermazioni si inseriscono in un contesto di crescente pressione diplomatica esercitata dagli Stati Uniti sui partner europei, mentre restano in corso contatti esplorativi tra Washington e Teheran per evitare una ripresa del conflitto alla scadenza della tregua prevista per il 21 aprile. Sul piano operativo, la situazione nello Stretto di Hormuz appare al momento caratterizzata da una fase di stallo. Gli Stati Uniti mantengono il controllo navale dell&rsquo;area, mentre Teheran continua a minacciare ritorsioni nel caso in cui il blocco dovesse protrarsi o intensificarsi. Tra le ipotesi evocate da parte iraniana figura anche un possibile impatto sul traffico commerciale nel Mar Rosso, uno scenario che rischierebbe di compromettere ulteriormente il fragile cessate il fuoco attualmente in vigore. In questo contesto, il consigliere militare della Guida Suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha avvertito che l&rsquo;Iran reagirebbe duramente qualora le forze statunitensi decidessero di rafforzare la propria presenza di &ldquo;sorveglianza&rdquo; nello Stretto. Un elemento potenzialmente convergente tra le parti sembra essere rappresentato dal ruolo dell&rsquo;Europa. Secondo indiscrezioni riportate dalla stampa statunitense, sarebbe allo studio un&rsquo;iniziativa europea volta a favorire la riapertura dello Stretto di Hormuz. Su questo punto, il presidente Trump ha espresso scetticismo rispetto a un intervento non coordinato con Washington, pur affermando che il traffico marittimo nell&rsquo;area starebbe progressivamente riprendendo. Nelle sue dichiarazioni, il presidente americano ha inoltre richiamato il contesto geopolitico pi&ugrave; ampio, includendo il ruolo della Cina, che avrebbe interesse alla piena funzionalit&agrave; delle rotte energetiche e commerciali che attraversano Hormuz. Parallelamente, resta irrisolto uno dei nodi centrali del confronto tra Stati Uniti e Iran: la questione dell&rsquo;arricchimento dell&rsquo;uranio. Washington continua a chiedere lo smantellamento degli impianti nucleari iraniani e la rimozione dal Paese delle scorte di uranio arricchito fino al 60%. Da parte iraniana, le autorit&agrave; ribadiscono invece il diritto di Tehran a sviluppare un programma nucleare civile. Il ministero degli Esteri iraniano ha recentemente definito &ldquo;indiscutibile&rdquo; il diritto all&rsquo;arricchimento dell&rsquo;uranio, pur lasciando aperta la possibilit&agrave; di negoziare il livello di arricchimento, e ha sottolineato che tale diritto non pu&ograve; essere revocato attraverso pressioni politiche o militari. Sul piano militare, gli Stati Uniti stanno nel frattempo rafforzando la propria presenza in Medio Oriente. Secondo fonti dell&rsquo;amministrazione statunitense citate dal Washington Post, Washington avrebbe disposto l&rsquo;invio di circa 10.000 ulteriori militari e di diverse unit&agrave; navali nella regione, incluse portaerei e reparti dei Marines. Questo dispiegamento si aggiunge ai circa 50.000 soldati statunitensi gi&agrave; presenti nell&rsquo;area e viene descritto come parte integrante della strategia dell&rsquo;amministrazione Trump per aumentare la pressione sull&rsquo;Iran. L&rsquo;obiettivo dichiarato &egrave; ampliare le opzioni a disposizione degli Stati Uniti nel caso in cui i canali diplomatici dovessero fallire, includendo la possibilit&agrave; di azioni militari di diversa natura. Nel complesso, il quadro rimane caratterizzato da un equilibrio instabile, in cui segnali di apertura al dialogo si accompagnano al rafforzamento della deterrenza militare e al permanere di profonde divergenze su dossier chiave come la sicurezza marittima e il programma nucleare iraniano. L&rsquo;evoluzione della situazione nelle prossime settimane, e in particolare alla scadenza della tregua, sar&agrave; determinante per comprendere se il confronto potr&agrave; rientrare in una cornice negoziale pi&ugrave; strutturata o se invece prevarranno nuovamente le dinamiche di escalation.</p>",
	
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	"link" : "https://www.adnkronos.com/guerra-alliran-cosa-si-sta-muovendo-i-possibili-sviluppi_6nEZxHbf6xqgL4HiuFDR1t"
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{
 	"titolo" : "<a name='App5'></a>Gli scenari per l’economia a rischio recessione",

	"testo" : "<p>Ancora una volta l&rsquo;economia globale rischia di deragliare dalla rotta, questa volta a causa della guerra in Medio Oriente. Lo sostiene il Fondo monetario internazionale nel World economic outlook, stimando nello scenario peggiore di tutti - con danni infrastrutturali e guerra pi&ugrave; lunga - un rallentamento del pil a quasi il 2%. La crescita globale quest'anno rallenterebbe al 3,1% se la durata della guerra in Medio Oriente fosse limitata; al 2,5% in uno scenario pi&ugrave; avverso ma calerebbe ulteriormente, appunto a quasi il 2%, nello scenario peggiore di tutti e \"questo significherebbe sfiorare una recessione globale (tasso di crescita inferiore al 2%), cosa che si &egrave; verificata solo quattro volte dal 1980, con le ultime due occasioni che corrispondono alla crisi finanziaria globale e alla pandemia di Covid-19\". Secondo gli economisti di Washington &ldquo;i rischi al ribasso prevalgono: le tensioni geopolitiche potrebbero aggravarsi ulteriormente &ndash; trasformando la situazione nella pi&ugrave; grave crisi energetica dei tempi moderni &ndash; oppure potrebbero esplodere tensioni politiche interne&rdquo;. Non solo. \"I fattori di stress politico possono intrecciarsi con i cambiamenti nelle politiche commerciali e in altre politiche internazionali. Indipendentemente dagli sviluppi geopolitici, potrebbero divampare controversie commerciali\", si avverte. \"Il ruolo critico degli elementi delle terre rare nelle catene di approvvigionamento globali costituisce un particolare punto di attrito\". Inoltre \"un indebolimento delle istituzioni, compresa l&rsquo;indipendenza della banca centrale e la credibilit&agrave; della politica monetaria, potrebbe far crescere le aspettative di inflazione, specialmente in un momento in cui l&rsquo;inflazione complessiva &egrave; in aumento a causa di uno shock sui prezzi dei beni di consumo\". Il pil italiano rallenta a +0,5 nel 2026 e nel 2027, prevede il Fondo monetario internazionale nel World economic outlook tagliando di 0,2 punti percentuali per entrambi gli anni la stima di gennaio, nello scenario che la guerra abbia una durata limitata e le perturbazioni si attenuino entro giugno. L'inflazione italiana dovrebbe attestarsi al 2,6% quest'anno e 2,4% il prossimo; la zona euro 2,6% e 2,2% rispettivamente. Rivista al ribasso anche la crescita della zona euro a 1,1% nel 2026 e a +1,2% nel 2027, ribassata anche in questo caso di due decimali. La Germania dovrebbe crescere dello 0,8% quest'anno e di +1,2% il prossimo (- 0,3 in entrambi gli anni rispetto alle stime di gennaio; la Francia dello 0,9% nel 2026 e nel 2027 (con un ribasso rispettivamente dello 0,1 e dello 0,3). Le economie avanzate segnano +1,8% e +1,7%, come le stime di gennaio.</p>",
	
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	"link" : "https://www.adnkronos.com/gli-scenari-per-leconomia-a-rischio-recessione_6CEnBX1hoL0MT0Sn25ao3J"
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{
 	"titolo" : "<a name='App6'></a>Il dossier energia, dalle accise ai costi per l’industria",

	"testo" : "<p>Il dossier energia resta il grande nodo sul tavolo di Palazzo Chigi. Non solo perch&eacute; sul fronte dei carburanti il governo &egrave; dovuto intervenire con un taglio temporaneo delle accise per contrastare il caro-prezzi, attivo da fine marzo e prorogato poi fino al 1&deg; maggio, con una riduzione di circa 25 centesimi al litro su benzina e gasolio. Ma anche perch&eacute; la crisi rischia di diventare strutturale. Con un impatto sempre pi&ugrave; rilevante per i cittadini e le imprese, e costi per l&rsquo;industria sempre meno sostenibili. Come dimostrano le parole dell&rsquo;ad di Eni Claudio Descalzi, pronunciate alla scuola di formazione politica della Lega sulla necessit&agrave; di sospendere il bando sul gas russo, che si inseriscono in un dibattito politico gi&agrave; acceso. In ambienti di governo, il ragionamento del manager del 'Cane a sei zampe' viene letto per quello che &egrave;: la valutazione di un tecnico di grande spessore. Ma, allo stesso tempo, si sottolinea come la partita energetica abbia inevitabilmente anche una dimensione politica. E in questo quadro, per l&rsquo;Italia guidata da Giorgia Meloni, resta centrale la necessit&agrave; di mantenere la pressione occidentale sulla Federazione russa. Una linea che convive con sensibilit&agrave; diverse dentro la maggioranza, mentre il contesto internazionale si fa sempre pi&ugrave; instabile. La crisi legata alla chiusura dello stretto di Hormuz, con le sue ricadute sui flussi energetici, diventa l&rsquo;argomento principale di chi - nella coalizione di governo - invita a un approccio pi&ugrave; pragmatico. &Egrave; soprattutto la Lega a spingere in questa direzione, con Matteo Salvini che e i suoi che tornano a sollevare il tema di una possibile revisione del veto sull&rsquo;energia russa. A Palazzo Chigi, per&ograve;, il tentativo &egrave; quello di tenere insieme i diversi livelli, anche indicando un orizzonte: gennaio 2027. Non solo una scadenza tecnica, ma - nelle speranze dell&rsquo;esecutivo - il momento in cui il quadro potrebbe evolvere. L&rsquo;auspicio, filtra da fonti di governo, &egrave; che entro allora cessino le ostilit&agrave; tra Mosca e Kiev e si possa aprire una fase nuova di confronto. Intanto, per&ograve;, c&rsquo;&egrave; da fronteggiare una situazione sempre pi&ugrave; complessa, legata al conflitto in Medio Oriente e, in particolare, allo Stretto di Hormuz. Sono i numeri a dire quello che solo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump sembra non voler comprendere. I prezzi del petrolio sono cresciuti del 50% da quando Stati Uniti e Israele hanno cominciato la guerra il 27 febbraio. Dopo un mese e mezzo, &egrave; sufficientemente chiaro da questa sponda dell'Atlantico che lo shock &egrave; destinato a durare e a impoverire l'economia, con conseguenze facilmente immaginabili per il tenore di vita e la tenuta del consenso in Europa. Ma l'impatto di quello che sta succedendo a Hormuz dovrebbe suggerire anche a Trump di iniziare a tenere in considerazione le conseguenze per gli Stati Uniti, per gli americani e, a cascata, per il suo consenso. I prezzi al consumo negli Stati Uniti sono gi&agrave; aumentati del 3,3% a marzo rispetto all'anno precedente, quelli del petrolio sono oltre i 100 dollari al barile, e quelli della benzina sono saliti oltre i 4 dollari al gallone. Se questa situazione dovesse durare, o peggiorare come &egrave; pi&ugrave; probabile, anche le elezioni di Midterm ne sarebbero fortemente influenzate. C'&egrave; peraltro un'altra variabile che potrebbe complicare ancora di pi&ugrave; lo scenario. Una ulteriore escalation potrebbe rendere pi&ugrave; probabile la chiusura del Mar Rosso da parte degli Houthi. Vorrebbe dire ridurre ancora di pi&ugrave; i volumi del petrolio in circolazione, fermandone un altro 12% del totale globale, con conseguenze catastrofiche per i prezzi del poco oro nero che resterebbe in giro, che volerebbero verso i 200 dollari al barile.</p>",
	
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	"link" : "https://www.adnkronos.com/il-dossier-energia-dalle-accise-ai-costi-per-lindustria_6TEVMkMPDLr3Ytd9Hveeb5"
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{
 	"titolo" : "<a name='App7'></a>Le nomine di primavera nelle partecipate pubbliche",

	"testo" : "<p>Il Ministero dell&rsquo;Economia e delle Finanze ha avviato il processo di rinnovo dei vertici delle principali societ&agrave; partecipate dallo Stato, depositando le liste per la nomina dei nuovi Consigli di amministrazione di Eni, Enel, Leonardo ed Enav. Le scelte delineano un quadro articolato, che in alcuni casi privilegia la continuit&agrave; gestionale, mentre in altri introduce nuovi assetti alla guida dei gruppi. Per Eni, l&rsquo;assemblea degli azionisti &egrave; convocata per il 6 maggio. Il Mef, azionista attraverso Cassa Depositi e Prestiti, ha indicato la conferma di Claudio Descalzi nel ruolo di amministratore delegato, in linea con una strategia orientata alla prosecuzione dell&rsquo;attuale gestione del gruppo energetico. Alla presidenza &egrave; stata proposta Giuseppina Di Foggia, attuale amministratore delegato di Terna. La lista dei consiglieri comprende inoltre Matteo Petrella, Cristina Sgubin, Benedetta Fiorini e Stefano Cappiello. All&rsquo;ordine del giorno dell&rsquo;assemblea di Enel, convocata per il 12 maggio, vi &egrave; il rinnovo del consiglio di amministrazione. Il Mef, che detiene il 23,59 per cento del capitale, ha depositato la lista congiuntamente al Ministero delle imprese e del made in Italy. Le indicazioni prevedono la conferma di Paolo Scaroni alla presidenza e di Flavio Cattaneo nel ruolo di amministratore delegato. Completano la proposta Alessandro Monteduro, Johanna Arbib Perugia, Federica Seganti e Tiziana De Luca. Per Leonardo, l&rsquo;assemblea degli azionisti &egrave; fissata al 7 maggio. Il Mef, primo azionista del gruppo, ha indicato Francesco Macr&igrave; come presidente e Lorenzo Mariani come amministratore delegato, segnando la conclusione dell&rsquo;attuale vertice guidato da Roberto Cingolani. Mariani vanta una lunga esperienza all&rsquo;interno del gruppo, gi&agrave; Finmeccanica, e in Mbda; dal giugno 2023 ricopre il ruolo di condirettore generale di Leonardo, dopo essere stato amministratore delegato di Mbda Italia e aver svolto incarichi di responsabilit&agrave; in ambito commerciale internazionale. Nel nuovo consiglio di amministrazione figurano anche Elena Vasco, Enrica Giorgetti, Rosalba Veltri, Trifone Altieri, Cristina Manara e Francesco Soro. Quanto a Enav, l&rsquo;assemblea &egrave; convocata per il 14 maggio. Il Ministero dell&rsquo;Economia, in qualit&agrave; di azionista di maggioranza, ha indicato Sandro Pappalardo come presidente e Igor De Biasio come amministratore delegato. La lista dei consiglieri si completa con Stella Mele, Stefano Arcifa, Antonella Ballone e Cristina Vismara. Nel quadro pi&ugrave; ampio dei rinnovi ai vertici delle partecipate pubbliche, il governo ha inoltre gi&agrave; confermato Matteo Del Fante nel ruolo di amministratore delegato di Poste Italiane e Silvia Rovere alla presidenza della societ&agrave;.</p>",
	
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	"link" : "https://www.adnkronos.com/le-nomine-di-primavera-nelle-partecipate-pubbliche_7kiBBAanv4ZR1zdlTMtevl"
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