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‘Next-Napoli’, dall'associazionismo proposte per il futuro della città

29 gennaio 2021 | 17.53
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(Fotogramma)

Il cuore dell’associazionismo napoletano si è riunito questa mattina a Palazzo San Teodoro, in occasione dell’evento ‘Next-Napoli’, un’iniziativa che fa emergere con nitidezza il ruolo che la società civile, le associazioni e le categorie produttive possono avere per Napoli. Tanti e variegati i temi trattati nel corso della conferenza stampa che ha visto la presenza dell’avvocato Gaetano Brancaccio, l’architetto Massimo Pica Ciamarra, la docente Marilù Ferrara, la pedagogista Maria Luisa Iavarone e gli imprenditori Riccardo Maria Monti ed Enzo Perrotta.

Dall’urbanistica alla città metropolitana, dall’organizzazione della macchina comunale alla scuola e alla sicurezza sociale, ma anche le infrastrutture, il porto, la ricerca degli investitori, l’artigianato e il commercio. Non manca davvero nulla nelle proposte del tessuto associazionistico della città, che non presenta un orientamento politico, anzi, si pone in modo trasversale per raccogliere le migliori idee e progettare il futuro di una città da ormai troppo tempo allo sbando.

“Napoli ha bisogno di mobilitare le migliori intelligenze, le competenze, la voglia di fare delle tante persone che vogliono bene alla città – sottolinea Riccardo Maria Monti – È arrivato il momento di abbandonare le chiacchiere e di scendere in campo rimboccandosi le maniche per capire cosa serve alla città per ripartire. Il recovery fund è un’occasione unica, straordinaria, forse l’ultima chiamata per una grande area urbana come Napoli”

Della stessa opinione anche l’avvocato Gaetano Brancaccio: “Noi siamo qui per parlare delle cose fatte come civici. Nasciamo da anni di impegno in città. Ci sono delle cose da fare, siamo qui per lanciare un grido di dolore. Il recovery fund – ha continuato – deve partire dalle nostre città. Altre realtà italiane, come Torino, Milano e Firenze, hanno già presentato e stanno presentando i progetti per attingere a questa incredibile opportunità”.Insomma, le opportunità di tirare Napoli fuori dal pantano ci sono e ci sono fondi da cui attingere per puntare a una trasformazione che la città aspetta da anni.

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