cerca CERCA
Mercoledì 16 Giugno 2021
Aggiornato: 21:42
Temi caldi

"No rimpatrio a rifugiato se rischia la vita"

14 maggio 2019 | 13.32
LETTURA: 2 minuti

Secondo la Corte di Giustizia Ue, fintanto che un cittadino extra Ue o un apolide abbia un fondato timore di essere perseguitato dev’essere qualificato come rifugiato ai sensi della direttiva e della Convenzione di Ginevra, indipendentemente se lo status sia formalmente riconosciuto

alternate text
(FOTOGRAMMA/IPA)

No al rimpatrio dei rifugiati nei loro Paesi d'origine se rischiano la vita. Lo ha stabilito la Corte di Giustizia dell'Unione europea, secondo cui, fintanto che il cittadino di un Paese extra Ue o un apolide abbia un fondato timore di essere perseguitato nel suo Paese di origine o di residenza, questa persona dev’essere qualificata come rifugiato ai sensi della direttiva sui rifugiati e della Convenzione di Ginevra e ciò indipendentemente dal fatto che lo status di rifugiato ai sensi della direttiva le sia stato formalmente riconosciuto.

Secondo la Corte, la revoca e il rifiuto del riconoscimento dello status di rifugiato non producono l’effetto di privare una persona, la quale abbia fondato timore di essere perseguitata nel suo paese di origine, né dello status di rifugiato né dei diritti che la Convenzione di Ginevra ricollega a tale status.

A sollevare il caso un cittadino ivoriano in Belgio e uno congolese nella Repubblica Ceca, nonché una persona di origini cecene, titolari o richiedenti dello status di rifugiato secondo i casi, che si sono visti, rispettivamente, revocare detto status o negare il riconoscimento del medesimo sulla base delle disposizioni della direttiva sui rifugiati che consentono l’adozione di misure del genere nei confronti delle persone che rappresentano una minaccia per la sicurezza o, essendo state condannate per un reato particolarmente grave, per la comunità dello Stato membro ospitante.

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche
ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza