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"Non ci credo", il dolore per la morte di Bryant

26 gennaio 2020 | 22.05
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(Afp)

"Non ci credo, non ci posso credere". La notizia della morte di Kobe Bryant si diffonde e il mondo Nba piange la sua stella. Uno dopo l'altro, i giocatori di tutte le squadre manifestano il proprio dolore e la propria incredulità per la tragedia avvenuta in California. Bryant, 41 anni, ha perso la vita nello schianto dell'elicottero su cui viaggiava. Dall'azzurro Marco Belinelli a Dwyane Wade, da Joel Embiid a José Barea. Tutti i giocatori, a prescindere da maglia e nazionalità, sono uniti nel dolore.

"E' una tragedia, perdiamo un grande sportivo, un grandissimo campione" dice all'Adnkronos Dino Meneghin, icona della pallacanestro. "Io l'ho conosciuto a metà anni '90 a Milano e per alcuni giorni l'ho accompagnato anche agli allenamenti dove ho avuto modo di apprezzare un grande professionista: sono rimasto stupito - ricorda Meneghin - dalla sua dedizione e professionalità. E ancora prima avevo conosciuto suo padre quando giocava a Rieti. Kobe era davvero un grande giocatore".

"Non riesco a crederci, morire a 41 anni è una cosa inaccettabile. Rifiutiamo notizie come questa - dice all'Adnkronos Dan Peterson, allenatore di pallacanestro statunitense - A parte la sua grandezza come giocatore posso dire che era molto legato e riconoscente all'Italia dove aveva appreso l'impostazione del basket e imparato i fondamentali".

Il cordoglio va oltre i confini del basket. "Io... non ci voglio credere..... ditemi che non è vero!! Che non può finire tutto così!!" il tweet della campionessa di nuoto Federica Pellegrini. "Onorato di averti conosciuto, Campione dentro e fuori dal campo! R.I.P" scrive Francesco Totti su Instagram, postando una foto che lo ritrae con la stella dei Lakers. "No Kobe no, ...!" il commento su Facebook del capitano della nazionale italiana di pallavolo, Ivan Zaytsev.

"La tragica morte di Kobe Bryant lascia tutti senza parole - scrive su Facebook il ministro dello Sport del M5S, Vincenzo Spadafora - Il campione dell'Nba aveva iniziato a fare i primi tiri a canestro proprio in Italia, da piccolo, quando il padre giocava nel nostro campionato di pallacanestro. È stato un immenso campione, un simbolo positivo, un grande uomo".

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