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Ricerca: nuova mano bionica mossa col pensiero impiantata su 3 uomini

25 febbraio 2015 | 11.40
LETTURA: 3 minuti

I tre pazienti austriaci avevano subito delle lesioni del plesso brachiale, dopo un'amputazione hanno potuto testare l'arto robot e sono riusciti a muoverlo con la mente

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La ricerca sugli arti bionici per sostituire quelli amputati a causa di malattie o incidenti segna un nuovo passo avanti. Dopo il progetto 'made in Italy' LifeHand 2, che due anni fa ha riunito una serie di istituti e centri di ricerca del Belpaese portando al primo impianto di una mano bionica mossa dal pensiero, un team di scienziati in Austria ha impiantato altre mani robotiche su tre pazienti. La ricerca è stata condotta insieme ai colleghi del Department of Neurorehabilitation Engineering of the University Medical Center di Goettingen.

I tre pazienti austriaci avevano subito delle lesioni del plesso brachiale, una rete critica di nervi che collega il braccio e la spalla alla colonna vertebrale e al cervello. Lesioni devastanti, causate da incidenti automobilistici o in montagna, che avevano reso i tre uomini incapaci di muovere le dita e afferrare gli oggetti. I pazienti, una volta subita un'amputazione, sono stati così dotati di un avambraccio bionico sostitutivo, direttamente collegato al loro sistema nervoso e controllato dal pensiero.

"In effetti le lesioni profonde del plesso brachiale rappresentano un'amputazione interna, che separa irreversibilmente la mano dal controllo neurale", spiega al 'Telegraph' Oskar Aszmann, direttore del Laboratorio Christian Doppler dell'Università di Medicina di Vienna, che ha aperto la strada alla nuova metodica. "Le tecniche chirurgiche esistenti per trattare queste lesioni sono inefficaci e determinano una scarsa funzionalità della mano". Così invece "siamo stati in grado di creare nuovi segnali neurali attraverso trasferimenti nervosi amplificati da un trapianto muscolare. Questi segnali sono stati poi decodificati e tradotti in funziono della mano meccatronica".

Prima dell'amputazione, tutti e tre i pazienti hanno fatto nove mesi di formazione cognitiva, innanzitutto per attivare i muscoli e quindi per imparare a utilizzare i segnali elettrici per controllare una mano virtuale. Dopo l'amputazione, i chirurghi hanno dovuto aspettare tre mesi per dotarli della nuova mano bionica. A questo punto - e per la prima volta dall'incidente - tutti e tre gli uomini sono stati in grado di realizzare vari movimenti come raccogliere una palla, versare acqua da una brocca, utilizzare una chiave, tagliare il cibo con un coltello. "Finora la ricostruzione bionica è stata fatto solo nel nostro centro di Vienna", ha aggiunto Aszmann. "Tuttavia, non ci sono limitazioni tecniche o chirurgiche che impedirebbero di ricorrere a questa procedura in centri con competenze e risorse simili". I risultati sono incoraggianti, ma ora occorrerà valutare le performance con l'arto bionico a lungo termine, spiegano i ricercatori su 'Lancet'.

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