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Nuova variante Covid, Palù: "Il vaccino resterà efficace"

21 dicembre 2020 | 09.07
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(Afp)

L'allarmismo per la variante del Covid “non è giustificato dai dati scientifici: si tratta di sequenze genomiche, ma non c'è dietro alcuna biologia”. Lo dice in un’intervista alla Stampa Giorgio Palù, virologo dell'università di Padova e presidente dell'Aifa, l'Agenzia italiana del farmaco. “Non ci sono prove che questa mutazione renda il virus più letale o gli consenta di sfuggire ai vaccini”, afferma, aggiungendo che “dal prototipo di Wuhan sono già avvenute migliaia di mutazioni, che ci consentono di tracciare l'evoluzione del virus e classificare i diversi genotipi, che hanno un unico progenitore. Finora nessuna di queste mutazioni è stata correlata con un aumento della virulenza, cioè con una capacità del virus di fare più male, di uccidere di più”.

"Si tratta di mutazioni che fanno crescere la sua contagiosità - spiega Palù -. Al momento non abbiamo pubblicazioni o studi approfonditi. Servirebbe uno studio sull'infettività virale in presenza / assenza di anticorpi specifici, su cellule umane, su organoidi e infine su un modello animale adeguato. Solo a quel punto ci si potrà esprimere sui rischi. Anche per quanto riguarda l'efficacia dei vaccini, ma non c'è prova che il virus sfugga al controllo degli anticorpi”.

“Dopo il via libera dell'Ema (Agenzia europea dei medicinali) al vaccino Pfizer - prosegue Palù -, atteso per oggi, domani arriverà il timbro formale della Commissione Ue e dempre domani ci riuniremo per la nostra autorizzazione. È tutto già definito, il 27 ci saranno le prime vaccinazioni. Bisogna arrivare a una immunizzazione tra il 65% e il 70% della popolazione, è l'unico modo per proteggere dall'infezione anche chi non si vaccina. Quella che viene rilasciata è ovviamente un'autorizzazione di emergenza, che prevede una continua analisi rischi-benefici: per i primi vaccinati il rapporto è positivo, visto che si tratta delle categorie più a rischio, come medici e anziani. Gli effetti avversi sono simili a quelli dei vaccini tradizionali e saranno adeguatamente sorvegliati”.

“Oltre che complicata dal punto di vista giuridico, l'obbligatorietà presenta anche un'altra criticità - dice ancora il presidente dell’Aifa -: noi avremo alla fine 6 vaccini con caratteristiche diverse, per cui qualcuno potrebbe legittimamente chiedere di farsi iniettare un tipo piuttosto che un altro. In generale penso che gli operatori sanitari hanno un dovere morale a farsi vaccinare e per loro, più dell'obbligatorietà, si potrebbe prevedere che l'avvenuta vaccinazione sia un requisito per lavorare. A partire che già con la prima dose il sistema immunitario viene stimolato, la possibilità di contagiarsi e ammalarsi va messa in conto. È possibile che la prima dose consenta di andare incontro a sintomi più lievi, ma bisognerà fare comunque il richiamo, anche da positivi. Sarebbe meglio evitare questa situazione e l'ovvia raccomandazione è quella di fare molta attenzione nei venti giorni che separano le due iniezioni”.

Sulle restrizioni per il periodo natalizio, Palù afferma che “è chiaro che si poteva decidere prima, c'è stata grande esitazione ed eccessiva autoreferenzialità. Bastava tenere presente l'occupazione delle terapie intensive e guardarsi intorno, siamo circondati da una situazione complessa: l'Europa è l'area del mondo che registra la maggiore crescita dei contagi. Non era possibile muoverci liberamente durante le feste, mentre gli altri Paesi chiudevano tutto. Si parla tanto di terza ondata, ma è più corretto dire che questa seconda fase, partita dopo l'estate, non è finita e proseguirà a gennaio. La curva dei contagi è scesa troppo poco, siamo in un avvallamento molto contenuto, un plateau che non lascia tranquilli. Mi preoccupa l'idea di riaprire tutto dopo l'Epifania, a cominciare dalle scuole. Un mio recente studio dimostra che il rialzo esponenziale dei contagi in autunno si è generato dopo il 14 settembre, quando è iniziato l'anno scolastico. A mio avviso, per le scuole superiori e per l'università è meglio evitare la ripresa il 7 gennaio. In realtà anche per le medie, farei andare a scuola solo i bambini, fino alle elementari, perché fino a 10 anni ancora si infettano poco e quindi trasmettono poco il virus. I più grandi invece sono un pericolo, per genitori e nonni”.

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