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Nuovo colpo al clan di Misilmeri, 7 arresti per estorsioni e minacce /Video

03 dicembre 2015 | 08.58
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Nuovo colpo al clan mafioso di Misilmeri, dove all'alba di oggi i Carabinieri del Comando provinciale di Palermo hanno arrestato sette persone. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, minacce aggravate dal metodo e dalle finalità mafiose, nonché spaccio di sostanze stupefacenti e spendita di banconote contraffatte. C'è, infatti, anche un giro di banconote false, arrivate dalla Campania, e di borse e oggetti con marchi contraffatti, scoperto dagli inquirenti.

"Si riafferma la presenza dello Stato in territori dove la mafia si rivela ancora proterva e sfrontata, ma le vittime cominciano a reagire", ha detto all'Adnkronos Leonardo Agueci, Procuratore aggiunto di Palermo, che ha coordinato l'inchiesta.

Le indagini sono una prosecuzione delle attività che nello scorso mese di marzo portarono all’operazione 'Jafar', che "hanno consentito di raccogliere ulteriori risultanze in ordine agli assetti e alle attività criminali del mandamento mafioso di Misilmeri-Belmonte Mezzagno, area urbana dell’immediato hinterland palermitano connotata da difficile penetrabilità investigativa e interessata, per ultimo, da numerosi atti di intimidazione a commercianti".

La consorteria in parola, che comprende le famiglie mafiose di Misilmeri, Belmonte Mezzagno e Bolognetta, ha visto succedere al suo vertice capi di notevole caratura criminale quali Benedetto Spera, uomo strettamente legato a Bernardo Provenzano, Salvatore Sciarabba, Francesco Pastoia, anch’egli legato a Bernardo Provenzano e tratto in arresto nell’ambito dell’operazione 'Grande Mandamento', Antonino Spera, Francesco Lo Gerfo e Giuseppe Vasta, raggiunto da provvedimento cautelare lo scorso marzo, nell’ambito dell’operazione Jafar. Le indagini hanno evidenziato "come anche i contesti territoriali extracittadini subiscano le medesime incidenze malavitose proprie di Cosa Nostra che, secondo un ormai consolidato protocollo criminale, cerca di assicurarsi il controllo della più significative espressioni dell’economia locale attraverso eloquenti atti intimidatori (apposizione di colla attak, incendi ecc) di norma propedeutici a imposizioni estorsive".

Emblematiche le minacce perpetrate all’indirizzo di una nota macelleria al cui ingresso, l’8 marzo scorso il suo titolare trovava dei crisantemi oltre che le saracinesche imbrattate da chiare scritte di avvertimento mafioso. "Le investigazioni hanno documentato responsabilità in ordine ad alcune vicende estorsive, tra cui quella che ha visto il titolare di un noto esercizio commerciale di Bolognetta, intenzionato ad effettuare lavori di ampliamento dei locali, destinatario della richiesta di pagamento di 10.000 euro qualora per svolgere le opere non fosse stato disponibile ad avvalersi di un’ impresa vicina a Cosa nostra", raccontano gli inquirenti.

E l’attività estorsiva non risparmiava neanche le realtà economiche più modeste. E’ il caso di un pescivendolo ambulante costretto a sborsare, con non poche difficoltà, 500 euro dinanzi alla fatidica frase “Abbiamo bisogno per i carcerati, mi devi dare 500 euro". I ventaglio dei reati contestati comprende anche l’ipotesi di spendita di denaro contraffatto, approvvigionato negli ambienti malavitosi napoletani al costo di 4 euro per ogni banconota da 20 euro, nonché l’acquisto, a Palermo, di sostanza stupefacente da destinare allo spaccio nelle piazze di piccoli Comuni della provincia.

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