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Nuovo Dpcm Natale, le richieste delle regioni a Conte

30 novembre 2020 | 21.03
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(Adnkronos)

Tempi più rapidi per uscire dalla zona rossa, apertura parziale delle piste da sci, chiusura eventuale dei confini per evitare 'fuga dei turisti', creazione della zona bianca in cui consentire l'attività serale di bar e ristoranti. Sono alcune dei temi che le regioni mettono sul tavolo del confronto con il governo in vista del varo del nuovo Dpcm, che il presidente del Consiglio varerà all'inizio di dicembre. "Le regioni chiedono un ulteriore confronto che dia trasparenza al processo decisionale che attiene alla divisione in fasce del paese. Le regioni ribadiscono che occorre semplificare e qualificare il processo decisionale, sapere come vengono interpretati i parametri", dice il governatore della Liguria, Giovanni Toti.

"Quasi tutti i governatori hanno sottolineato che occorre accorciare il meccanismo di uscita da una zona, tenuto conto che nell’attuale Dpcm questo processo richiede almeno 21 giorni di calendario, riteniamo possa essere più rapido. Bisogna poi rendere più attuare i numeri su cui si basa l’attribuzione di una zona alle regioni", aggiunge.

"Il principio del divieto di assembramento deve essere il cardine del prossimo Dpcm, anche per un criterio di mera equità rispetto alle varie attività. E’ poco convincente che in alcune attività si possa creare un assembramento anche involontario, come accaduto nello shopping, e si vietino attività che ne provocano meno. Torneremo a chiedere ristori per le categorie che soffriranno per un Natale condizionato dalle misure restrittive, chiediamo che ci sia una campagna di informazione importante", afferma ancora.

"Le regioni si sono interrogate sulla possibilità di riapirire gli impianti di risalita per gli ospiti degli hotel o per chi possiede un seconda casa per dare una parziale compensazione a località sciistiche o, in caso questo non sia possibile, la chiusura dei confini del paese per evitare che il nostro pubblico vada a sciare in paesi in cui gli impianti saranno verosimilmente aperti: la Svizzera lo sta facendo, l’Austria, la Slovenia., Vedremo come si comporterà la Francia. Non vorremmo subire oltre al danno anche la beffa di tenere chiuso il nostro alpino e vedere persone che vanno altrove in vacanza e poi rientrano magari importando il contagio", spiega Toti.

"Vorremmo comprendere se oltre le zone rosse, arancioni e gialle è possibile immaginare anche una zona dove ci sono ulteriori possibilità economiche se i dati del contagio lo consentiranno", dice ipotizzando "l'apertura serale di ristoranti e bar, non illimitata e non per le feste, ma nei limiti di protocolli rigorosi vigenti". "Sulla scuola occorre conoscere la volontà del governo in via definitiva. Le regioni hanno ribadito che sembra surreale una discussione per riaprire una settimana prima delle vacanze natalizie. Occorre un tavolo per prepararsi all’apertura di gennaio. Auspichiamo che il confronto sia produttivo, vogliamo dare il nostro contributo in una situazione in cui l’epidemia sta calando un po’ ovunque", afferma.

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