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Nuovo Dpcm, Villani (Cts): "Misure zona rossa non solo per scuola"

02 marzo 2021 | 16.46
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"I provvedimenti che interesseranno un po' tutti gli ambiti della società"

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(AFP)

Zona rossa, misure non solo per la scuola nel nuovo Dpcm. E' lo scenario che Alberto Villani, membro del Cts e presidente della Società Italiana di Pediatria, ha prospettato in vista del varo del provvedimento con restrizioni e divieti per contenere la diffusione del coronavirus. "Nella zona rossa credo che verranno prese dei provvedimenti che interesseranno un po' tutti gli ambiti della società. Si tratta di decisioni politiche, da tecnici possiamo solo far presente la situazione. Le decisioni a 360 gradi le può prendere solo chi ha l’insieme della visione", ha detto a Timeline su Sky TG24.

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"La chiusura delle scuole viene decisa in base ai dati disponibili - che per le zone rosse sono di altissimo rischio e non si può far altro che chiudere - e all’incremento settimanale dei casi: se superano i 200-250, indipendentemente dal colore della Regione c’è il rischio di precipitare con un effetto valanga", ha affermato.

"Come società di pediatria – ha spiegato - stiamo promuovendo l’aumento delle ore di educazione civica e l’introduzione come materia di insegnamento, dalla materna al liceo, dell’educazione sanitaria. Si possono fare tantissime norme ma se non vengono rispettate tutto viene vanificato". "Che la scuola sia un posto sicuro – ha aggiunto - è dato dai fatti con il distanziamento, uso della mascherina e igiene delle mani. Ma questo non significa che ne può essere garantita la frequenza se fuori c’è una situazione che è allarmante. La scuola non è un castello circondato da un fossato ma è parte della nostra società. Laddove ci siano delle situazioni che non consentono la frequenza della scuola bisognerà dolorosamente prenderne atto. Le decisioni che verranno prese saranno quelle migliori per tutelare il diritto alla salute e alla formazione in base alla situazione epidemiologica".

"Per quanto riguarda le varianti è confermato che hanno al capacità di infettare superiori del 30-40%, quindi significa avere in pochissimo tempo aumenti esponenziali delle persone contagiate. E’ un dato oggettivo. L’interessamento della fascia d’età 0-18 anni è con sintomi molto lievi, forme gravi ci sono in casi molto rari", ha aggiunto.

"I dati che abbiamo sono di un aumento del numero dei contagiati – ha detto ancora Villani - ma va precisato che i contagi per quanto riguarda l’età evolutiva sono prevalentemente intra familiari, quindi il rapporto è sempre di un caso a cinque, massimo un caso a quattro. Inoltre, se generalmente aumentano i casi per le varianti, aumentano anche in età evolutiva. In particolare raggrupparli nella fascia 13-19 anni significa in termini di qualità di vita, di organizzazione dei rapporti voler mettere sullo stesso piano un 40enne e un 90enne. Infatti, un tredicenne e un diciannovenne hanno stili di vita completamente diversi".

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