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Omepatia: il medico, mai la menta con i rimedi, 'errori' e falsi miti

29 settembre 2014 | 18.00
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(Adnkronos Salute) - Tanti dubbi e qualche 'errore' per i pazienti che avvicinano all'omeopatia e devono seguire una cura. Un problema legato anche alla mancanza di foglietti illustrativi per i rimedi utilizzati. "Una delle cose che spesso i pazienti non sanno è che bisogna evitare di assumere i rimedi insieme a sostanze dai sapori forti come la liquirizia ma, sopratutto, la menta, sostanza che può anche annullare l'effetto", spiega all'Adnkronos Salute Roberto Pulcri, medico responsabile dell'omeopatia del centro di medicina integrata di Pitigliano, in Toscana.

"Riceviamo molte telefonate dai pazienti - ammette Pulcri - sulle modalità di assunzione, sulle possibili interazioni e sulle difficoltà, sempre più frequenti, a reperire alcuni medicinali", dice l'esperto. "Ovviamente in questa disciplina, che non prevede un singolo farmaco per un singolo problema ma un approccio olistico, il medico omeopata deve fare prescrizioni molto dettagliate, indicare bene la posologia, la sequenza", aggiunge. "Gli errori più frequenti, che non pregiudicano però l'efficacia della terapia, sono legati al momento dell'assunzione. E' preferibile assumere i rimedi lontano dai pasti, ma sono molti i pazienti che chiamano per accertarsene. Si consiglia, inoltre, di sciogliere sotto la lingua i granuli, per il semplice fatto che vengono assorbiti meglio. Oppure scioglierli in poca acqua da bere. Non tutti lo fanno, ma anche in questo caso non bisogna drammatizzare quando non si segue questa regola".

Un altro problema che spesso preoccupa i pazienti è quello di non dover toccare i granuli con le mani. "I realtà oggi è un falso 'mito'. In passato i granuli, infatti, erano impregnati soprattuto in superfice e la manipolazione li rendeva inefficaci. Oggi la tecnologia ha permesso di avere a disposizione materiali più porosi, che sono più impregnati, quindi non è un problema reale toccare il granulo. Resta la questione igienica che, ovviamente, ci inviata ad evitare il contatto".

Il problema per molti pazienti, però, dice Pulcri, "è che in farmacia non sempre si trovano le risposte ai dubbi. C'è ancora una scarsa cultura omeopatica tra i farmacisti. Accade persino che venga erogato un rimedio al posto di un altro perché dal nome simile", conclude.

Quello italiano è il terzo mercato europeo, dopo Francia e Germania, con quasi 10 milioni di connazionali (9,7 mln) che si curano occasionalmente o regolarmente con medicinali omeopatici. Un settore che rappresenta circa l'1% del mercato farmaceutico italiano, con circa 1.000 occupati e un fatturato in farmacia pari a 320 mln di euro l'anno, in base ai dati sul comparto diffusi da Boiron che insieme a Guna, Cemon, Imo e Loaker Remedia è fra le principali aziende del settore attive in Italia.

In base a un'indagine condotta nel 2013 dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna su oltre 1.000 intervistate, oltre il 70% delle donne ha avuto un'esperienza positiva con questi prodotti, usati nella maggior parte dei casi per curare malattie influenzali e da raffreddamento o per rafforzare le difese immunitarie. Inoltre nel Belpaese sembra esserci una notevole sete di informazione rispetto ai medicinali omeopatici. Secondo un'altra rilevazione, condotta recentemente questa volta da AstraRicerche, gli intervistati dichiarano di volerne saperne di più in merito al tema omeopatia: lo afferma il 51,7% di chi dice di conoscere, anche senza esperienza di utilizzo, i medicinali omeopatici. Fra questi, ben il 43,8% desidererebbe che fossero i mezzi di informazione a comunicare di più su questo tema.

Sempre in base a questa indagine, oltre 21 milioni di italiani desidererebbero che in questi medicinali si riportassero le indicazioni terapeutiche, mentre il 68% degli intervistati non sa neppure che l’assenza di queste ultime è legata a una questione legislativa e non alla volontà delle aziende. E ancora, chi utilizza medicinali omeopatici nel 94,8% dei casi non smette di curarsi all’occorrenza anche con altre terapie. Infine il 74,4% degli intervistati è convinto che ci sia "ancora molta ignoranza in materia, e spesso se ne parla a sproposito".

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