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Omicidi Roma, De Pau resta in carcere

23 novembre 2022 | 12.04
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Il 51enne detenuto in regime di grandissima sicurezza. L'ordinanza: "Suoi filmati con il cellulare documentano delitti raccapriccianti"

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(Foto Adnkronos)

Resta in carcere in regime di grandissima sicurezza Giandavide De Pau, accusato dell'omicidio delle tre donne uccise giovedì scorso nel quartiere Prati a Roma. Il gip di Roma Mara Mattioli ha emesso un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del 51enne, attualmente detenuto a Regina Coeli accogliendo la richiesta della Procura di Roma. Davanti al Gip si è avvalso della facoltà di non rispondere. Il giudice ha convalidato il fermo e si è riservato sulla misura cautelare da applicare.

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La procura di Roma contesta a De Pau, difeso dall’avvocato Alessandro De Federicis, il triplice omicidio aggravato delle due donne cinesi accoltellate a morte nell’appartamento al primo piano di via Riboty e della 65enne colombiana Marta Castano Torres, uccisa nel seminterrato di via Durazzo. “Non ha risposto e dopo le sette ore di interrogatorio (di sabato, ndr) in questura non ha voluto aggiungere altro. Non era nelle condizioni di dire nulla, perché non ricorda nulla. Era molto confuso. L’accusa resta quella dell’omicidio plurimo aggravato, senza premeditazione perché è difficilmente contestabile”, ha detto De Federicis al termine dell’interrogatorio.

“L’arma da quello che so non è stata ancora trovata. Quello che ho chiesto all’amministrazione giudiziaria e penitenziaria è di trovare una struttura adeguata alle sue condizioni, parliamo di una persona con disturbo della personalità borderline”. "Il suo profilo psichiatrico andrà esaminato, non solo da me ma anche dalla procura. De Pau era libero perché non aveva titoli per essere detenuto, e nessuno, neanche gli psichiatri che lo avevano visitato, si erano accorti della sua pericolosità”, aveva detto l'avvocato arrivando nel carcere di Regina Coeli. "Dell’auto nel deposito giudiziario e del passaporto non ho informazioni, so solo che il suo documento era scaduto da tempo”, aveva aggiunto. Sono intanto state identificate le due vittime cinesi: si tratta di Li Yanrong, di 55 anni, e Yang Yun Xiu, di 45 anni.

L'ORDINANZA - "Contrariamente a quanto sostenuto" da De Pau, "circa il suo stato di confusione e di non ricordare nulla", tutti gli elementi raccolti "fanno presumere che fosse pienamente consapevole dei gravissimi fatti da lui commessi ai danni delle tre donne" si legge nell'ordinanza di custodia cautelare. "L'estrema gravità dei fatti commessi in un brevissimo arco temporale ai danni di tre donne durante la consumazione di rapporti sessuali, la particolare efferatezza e brutalità dei tre omicidi, due dei quali addirittura ripresi in diretta dall'indagato" scrive il gip, insieme "ai precedenti da cui lo stesso è gravato, appaiono sintomatici di una personalità particolarmente violenta, aggressiva e priva di freni inibitori e inducono a ritenere elevatissimo, attuale e concreto il pericolo di reiterazione di reati della medesima specie".

"Sussiste altresì il concreto pericolo di fuga tenuto conto della condotta successivamente, posta in essere dall'indagato come sopra specificata, nonché il pericolo di inquinamento probatorio potendo l'indagato, contattare persone a conoscenza dei fatti ancora da escutere (tenuto conto che dopo i fatti sono stati coinvolti una serie di soggetti appartenenti al mondo della prostituzione) ovvero sottrarre elementi di prova fondamentali ai fini di una compiuta ricostruzione dei fatti, avendo già occultato l'arma con la quale ha ucciso le vittime" sottolinea il gip.

L'auto di De Pau è stata "coinvolta in un incidente stradale in via dell'Acqua Vergine, tra via Prenestina e via Collatina". "Recuperata da un carroattrezzi, è stata trasportata in un deposito giudiziario" scrive il gip Mattioli nell'ordinanza. "L'autovettura aveva ancora le chiavi inserite nel quadro e, all'interno tra gli oggetti è stato trovato un coltello da cucina sottoposto a sequestro insieme ad altro materiale", si legge. Per gli inquirenti il coltello trovato non è l'arma utilizzata per uccidere le tre donne.

Le tre donne sono state uccise tutte nel giro di un'ora da quanto emerge nell'ordinanza. "Quanto sin qui rappresentato non pone dubbi in ordine al fatto che lo stesso soggetto ripreso dalle telecamere del supermercato Pim di via Riboty entrare alle ore 10.01 nello stabile al numero 28 ed uscire alle ore 10.41 per allontanarsi a piedi, poco dopo (alle ore 11.21) si è recato in via Durazzo a bordo di un'autovettura Toyota IQ di colore melanzana e, dopo aver parcheggiato, è entrato al civico di via Durazzo (11.22) per poi riuscire ed allontanarsi dopo circa 15 minuti (11.39) sempre a bordo dell'autovettura Toyota", scrive il gip.

"Gli esiti dell'ininterrotta attività investigativa svolta successivamente consentono di ritenere certa anche l'identificazione di De Pau come il soggetto ripreso dalle telecamere entrare e uscire dai luoghi in cui sono stati perpetrati i barbari omicidi delle tre donne il 17 novembre 2022 negli orari in cui le stesse venivano uccise", si legge nell’ordinanza.

LA TESTIMONE - Dopo i delitti compiuti a Prati, Giandavide De Pau ha chiesto aiuto ad altre due prostitute, facendosi ospitare e inviando una di loro dalla sorella per farsi dare i documenti, carta di credito e soldi, nel chiaro tentativo di darsi alla fuga. Lo ha riferito una testimone di nazionalità cubana agli inquirenti. La donna ha detto che il giorno dopo gli omicidi, verso le 2,30 di notte si trovava in un locale "quando arrivava un uomo in evidente stato di alterazione da droghe; verso le ore 3,30, quando stava uscendo con la sua amica Mariam, l'uomo le chiedeva se aveva un posto dove poter dormire perché lui non poteva andare in un albergo e mostrare i documenti, lei acconsentiva e si recavano presso il B&B di via Milazzo, dove la stessa dimorava".

"L'uomo le aveva detto di chiamarsi Eudo Giovanoli, mostrandole una carta d'identità e, dicendole che era 'uno molto cattivo, ho ucciso molte persone....', poi le aveva offerto del denaro per avere un rapporto sessuale dicendole che l'avrebbe pagata al termine del rapporto ma lei aveva rifiutato pretendendo il pagamento anticipato; verso le 4,30 l'uomo aveva chiesto a Mariam di andare a casa della sorella in zona Tiburtina per farsi dare la sua carta di credito; quest'ultima si era recata a casa dei familiari dell'uomo con un taxi ma la madre e la sorella non le avevano voluto dare i documenti e la sorella le aveva chiesto di far salire su un taxi il fratello e farlo andare da lei".

I VIDEO - De Pau ha ripreso con il proprio cellulare l'omicidio delle due cinesi nell'appartamento in via Riboty a Roma. Il dettaglio emerge dall'ordinanza di custodia cautelare. I due filmati, uno della durata di 14 minuti e l'altro di 42 minuti, sono stati registrati lo scorso giovedì alle ore 10.23 e alle 10.38 e "documentano in maniera incontrovertibile e raccapricciante l'omicidio delle due donne cinesi, commesso da Giandavide De Pau, dopo aver consumato con le stesse rapporti sessuali ed aver preteso di rimanere solo con le due donne, mandando via altri clienti" si legge nell'ordinanza.

"Dopo qualche secondo De Pau sposta il telefono e si inquadrano le scarpe che lo stesso indossa, dopodiché il telefono viene appoggiato oscurando la telecamera ma continua a essere registrato l'audio e si sente entrare nella stanza l'altra donna cinese. Al minuto 1.09 si sentono rumori e la donna urlare fortemente, ma il suono giunge come soffocato, entra l'altra donna che chiede 'cosa fai a lei' – scrive il gip – subito dopo si sentono le urla strazianti anche della seconda donna che viene aggredita, poi si sente prima il rumore di una porta che sbatte e poi il rumore più forte di un’altra porta, probabilmente quella di ingresso che viene aperta e dal minuto 2.41 si sente il rantolo di Xiuli Guo in fin di vita ritrovata agonizzante sul pianerottolo; dopo qualche minuto si sente la voce del portiere e poco dopo dei soccorritori".

"La dinamica di quanto avvenuto all'interno dell'appartamento di via Riboty – scrive il gip – è pienamente provata dal contenuto dei video, rinvenuti nel telefono cellulare dell'indagato e smentiscono integralmente la versione dallo stesso fornita circa la presenza di un presunto uomo armato che avrebbe aggredito le due donne e minacciato lui con una pistola. I video infatti non solo documentano l'aggressione da parte dello stesso indagato ma anche l’assenza di qualsiasi altro soggetto all'interno dell’appartamento, come preteso dallo stesso indagato che aveva fatto mandare via tutti i clienti per rimanere solo con le due donne".

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