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Omicidio Cerciello, Brugiatelli: "Mi sento in colpa, dovevo morire io"

26 giugno 2020 | 15.28
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"Accompagnai due carabinieri dove doveva avvenire la restituzione dello zaino, poi ho sentito le urla di dolore", ha ripetuto in aula Brugiatelli

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(Fotogramma)

"Ho sentito urla di dolore e una voce che diceva ‘fermati’. Mi sento in colpa, dovevo morire io al posto suo. Se fossi andato io magari avrebbero ucciso me". E’ quanto riferito oggi in aula da Sergio Brugiatelli, 'intermediario' tra i pusher e i due americani Finnegan Elder e Natale Hjorth a processo per l'omicidio del vicebrigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega avvenuto a Roma il 26 luglio scorso, riferendosi alla notte del delitto. Brugiatelli sentito come teste ha raccontato di aver fatto da intermediario per la prima volta quella sera.

"Pompei e’ uno spacciatore - ha riferito - Appena ho subito il furto dello zaino ho chiamato subito le forze dell’ordine perche’ avevo paura per la mia famiglia. In quello zaino c’erano i miei documenti con l’indirizzo e le chiavi di casa". I due giovani americani dopo il furto dello zaino avevano organizzato, infatti, un 'cavallo di ritorno' per incontrare gli spacciatori e riavere soldi e droga. All'appuntamento però si presentarono i due carabinieri e Cerciello morì sotto le coltellate inferte.

"Non avevo mai visto né Cerciello né Varriale né i carabinieri intervenuti. Accompagnai due carabinieri dove doveva avvenire la restituzione dello zaino. Ma rimasi vicino all’auto. Poi ho sentito le urla di dolore", ha ripetuto in aula Brugiatelli.

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