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Omicidio Cerciello, la sentenza: ergastolo per i due americani

05 maggio 2021 | 23.22
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Il verdetto nel processo per l'assassinio del vicebrigadiere dei carabinieri dopo oltre 13 ore di camera di consiglio. La vedova in lacrime

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(Foto Afp)

Finnegan Lee Elder e Christian Gabriel Natale Hjorth condannati all'ergastolo nel processo per l'omicidio di Mario Cerciello Rega. E’ la sentenza dei giudici della prima corte d’Assise di Roma, presieduta da Marina Finiti, nel processo sull’omicidio del vicebrigadiere dei carabinieri ucciso con undici coltellate il 26 luglio del 2019. La decisione è arrivata dopo oltre tredici ore di camera di consiglio. Per i due imputati, accusati di concorso in omicidio, il pm Maria Sabina Calabretta aveva chiesto la condanna all’ergastolo.

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La prima corte d'Assise di Roma ha inoltre disposto un milione di euro circa a titolo di provvisionale immediatamente esecutiva in favore delle parti civili. Per Elder e Hjortsono previsti anche due mesi di isolamento diurno.

Nell’aula bunker di Rebibbia alla lettura del dispositivo erano presenti i familiari del vicebrigadiere e la vedova Rosa Maria Esilio che è scoppiata in lacrime. La donna, che è stata presente a tutte le udienze del processo, dopo la lettura del dispositivo ha abbracciato piangendo il suo avvocato e i familiari del marito. "E’ una sentenza severa ma corrispondente al delitto atroce che è stato commesso, una pena adeguata alla gravità del fatto per i due imputati che non hanno dato nessun segno di pentimento", ha commentato l’avvocato Franco Coppi, legale di parte civile della famiglia del vicebrigadiere.

"Questa sentenza rappresenta una vergogna per l’Italia con dei giudici che non vogliono vedere quello che è emerso durante le indagini e il processo. Non ho mai visto una cosa così indegna. Faremo appello", ha detto l’avvocato Renato Borzone, difensore di Finnegan Lee Elder. "Qui c’è un ragazzo di 19 anni che è stato aggredito. Abbiamo assistito al solito tandem procure della Repubblica-giudici", conclude.

E’ una sentenza ingiusta, errata e incomprensibile, che non potrà in alcun modo reggere ad un appello”, ha affermato dal canto suo all’Adnkronos l’avvocato Francesco Petrelli che con il collega Fabio Alonzi ha difeso Christian Gabriel Natale Hjorth.

“E' stata la difesa più impegnativa che ho dovuto affrontare. Ho fatto molti processi in Corte di assise con richieste di ergastolo e mi è capitato anche spesso di difendere degli imputati giovanissimi, ma mai come in questo caso le due cose si sono sovrapposte in maniera così drammatica – aggiunge -. Il processo concentra su di sé una serie di questioni giuridiche sostanziali, processuali e probatorie che toccano in profondità i temi fondamentali del processo penale. Quanto fosse infondata l'ipotesi accusatoria secondo la quale Gabriel Natale avrebbe partecipato all'omicidio del povero vicebrigadiere Cerciello resta dimostrato anche dal fatto che la Pm, la Gip e le stesse parti civili abbiano ogni volta ipotizzato e indicato una diversa forma di concorso e di dolo: morale, materiale, diretto, eventuale” sottolinea Petrelli.

“L’omicidio del povero vicebrigadiere fu invece un fatto a lui totalmente estraneo, del tutto atipico, imprevisto ed imprevedibile, frutto di un fatale concatenarsi di eventi che non poteva essergli in alcun modo addebitato. E' per questo motivo – conclude l'avvocato Petrelli - che ho difeso Gabriel con passione convinto sin dall'inizio della sua innocenza”. "Una sentenza che non scalfisce la nostra convinzione che Gabriel Natale Hjorth sia assolutamente innocente. Leggeremo le motivazioni ma faremo sicuramente appello", ha affermato Fabio Alonzi.

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