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Omicidio Cerciello, la vedova: "Gli ho chiuso gli occhi e gli ho dato l'ultimo bacio"

09 ottobre 2020 | 12.50
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La donna parla in aula ed Elder esce scosso. No ai domiciliari, Hjorth resta in carcere

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“Ricordo mio marito sul lettino d’ospedale, con un lenzuolo addosso e gli ho chiuso gli occhi perché me lo avevano ucciso. Gli ho dato l’ultimo bacio. Ho poggiato la testa sul suo petto come quando ci addormentavamo, per l’ultima volta. Mi aveva promesso che domenica saremmo andati al mare”. Lo ha detto Rosa Maria Esilio, vedova del vicebrigadiere dei carabinieri Mario Cerciello Rega, ucciso a coltellate il 26 luglio dello scorso anno a Roma, sentita come testimone al processo che vede imputati per l’omicidio i due americani Finnegan Lee Elder e Christian Natale Hjorth.

No ai domiciliari, Hjorth resta in carcere

Una testimonianza toccante, in cui la vedova ha ripercorso la sua storia e vita con il vicebrigadiere. “Io e Mario ci siamo conosciuti nel 2010 e la prima cosa che mi disse è che mi voleva sposare. Mi corteggiò spudoratamente. Era l’anno dopo la perdita di suo padre e a 26 anni si era assunto le responsabilità della famiglia. Era punto di riferimento per tutti, era un uomo pieno di valori, all’antica, sognavamo la nostra famiglia insieme, avevamo scelto i nomi dei nostri figli – ha detto - Era un carabiniere coraggioso e preparato, la sua era una vocazione. Abbiamo costruito il nostro futuro con tanti sacrifici. Mario era un carabiniere, aveva un’umanità senza confini, si dedicava agli ultimi e proprio durante un pellegrinaggio a Lourdes mi chiese di sposarlo davanti alla grotta. Noi eravamo sempre connessi, un’unica cosa, anche lontani eravamo complementari".

Durante la testimonianza della vedova di Cerciello, Elder ha chiesto di uscire dall’aula, scosso e in lacrime, rinunciando ad assistere al seguito della deposizione.

In aula la donna ha mostrato il portafogli che suo marito aveva con sé la notte del delitto. Un portafogli, con un porta placca, che ha ancora una traccia di sangue. “Mise il portafogli e le manette nella tasca dei pantaloni, aveva con sé un borsello ma portafogli e manette le portava sempre addosso. Poi mi salutò e quello è stato il nostro ultimo saluto – ha aggiunto la donna – Nel corso della notte ci siamo sentiti due volte, poi alle 4 del mattino mi ha chiamato mio cognato Paolo dicendomi che era successo qualcosa a Mario, che lo stavano operando. Ho chiamato in caserma e dalla voce del piantone ho capito subito che era successo qualcosa di grave".

"Sono arrivata in ospedale in taxi. Avevo con me solo un rosario. Davanti al pronto soccorso c’erano tutti i ragazzi della caserma. Vicino alla porta c’era il comandante della stazione Sandro Ottaviani. Mi disse che lo stavano operando. Poi è uscito l’infermiere con una bustina con dentro i suoi effetti di valore, la fede, una catenina e un bracciale - ha proseguito la vedova - Ho atteso su dei gradini di una scala e sul muretto ho notato il portafogli di Mario ma mi hanno detto che non potevo prenderlo. Poi successivamente mi è stato restituito”. Della morte del marito la vedova lo ha appreso poco dopo dai medici: “Mi dissero che non avevano potuto fare nulla e che Mario era morto. Mi hanno offerto dei sedativi ma io non ho voluto nulla”.

Al termine della testimonianza il legale della donna, l’avvocato Massimo Ferrandino, ha sottolineato l'importanza di un passaggio della deposizione: "La signora Rosa Maria come detto dal vicebrigadiere Verde riferisce un particolare fondamentale per questo processo: Cerciello quella sera aveva con sé sia le manette che il distintivo".

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