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Omicidio Mez, Amanda rompe silenzio e si difende sul web in attese della motivazioni

16 febbraio 2014 | 19.18
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E' stata in silenzio per mesi, poi, a ridosso della sentenza di colpevolezza emessa dalla corte d'Assise d'Appello di Firenze, ha iniziato a postare lunghi testi sul suo blog chiamato semplicemente Amanda Knox. La giovane americana, nuovamente condannata per l'omicidio di Meredith Kercher insieme a Raffaele Sollecito, sembra aver deciso di usare il web per perorare la sua causa. E' in quest'ottica che ha pubblicato una foto in bianco e nero su Twitter in cui tiene un cartello sulle mani con su scritto 'Siamo innocenti'.

La foto è stata ripresa e modificata in moltissimi modi ironici, anche con la faccia di Letta al posto di quella di Amanda con un cartello con scritte su Matteo Renzi. Nei profili perugini, le modifiche con scritte in dialetto sul cartello, abbondano. In mezzo all'ironia però, un gruppo di persone ha fondato un profilo facebook intitolato ''Amanda e Raffaele Perugia vi odia''. Attualmente solo quasi 2.200 le persone iscritte, che postano foto con scritte ''Perugia vi odia''. E a questo gruppo ha risposto Amanda Knox in persona dalle colonne del suo blog.

''E' interessante - scrive - che questa settimana dedicata all'amore sia diventata la stessa settimana in cui una campagna di odio viene fatta su Facebook. Si compone di fotografie di vari individui, presumibilmente perugini, che tengono cartelli dove si legge 'Perugia Vi Odia' ('Perugia Hates You')''.

''Di solito - scrive ancora Amanda nel suo blog - non rispondo ai messaggi di odio e piuttosto faccio parlar loro da soli. Questa non è la prima volta, né sarà l'ultima volta che ho ricevuto messaggi di odio da gente fieramente irrazionale. Orgogliosi, perché il loro sentimento è automaticamente sulle difensive contro le critiche legittime. Irrazionali, perché la critica del caso dell'omicidio-scandalo di Meredith Kercher solitamente non ha nulla a che fare con questi individui e l'odio che sentono è l'espressione di irrazionale coinvolgimento emotivo che si basa su impressioni piuttosto che prove oggettive''.

''L'odio, oltre all' orgoglio, è una delle poche cose che possono spiegare la persecuzione di parte dell'accusa e la persecuzione di Raffaele e me nonostante una netta mancanza di prove oggettive verso di noi e un'abbondanza di evidenze oggettive a carico di una sola persona: Rudy Guede. Sia che lo credano o no, queste persone di 'Perugia Vi Odia', che portano le loro emozioni su cartelli, aiutano me e il mondo a capire quello che è realmente accaduto in questo caso. Colpevolisti (''guilters'') perdono la loro credibilità, una volta che rivelano che la loro posizione si fonda su emozioni irrazionali, piuttosto che su prove oggettive. Non ci si può aspettare la giustizia da un pensiero contaminato da orgoglio e odio''.

''So per certo - scrive ancora Amanda -che non tutti a Perugia mi odiano o credono che io sia colpevole. La mia famiglia e io abbiamo ricevuto un enorme sostegno da molti italiani e perugini in forma di messaggi verbali e scritti di simpatia e di solidarietà, assistenza legale e linguistica, generosa ospitalità e amicizia''.

''Ironia della sorte - scrive ancora la Knox in risposta al gruppo facebook 'Perugia vi odia' -'Perugia Vi Odia' mi ricorda semplicemente una parte di Perugia che non rappresenta la città. Il mio amore si estende a quella Perugia dalla testa pensante, compassionevole e generosa che la mia famiglia e io siamo riusciti a conoscere durante tutta la mia persecuzione e ingiusta prigionia nelle mani di alcune autorità orgogliose e che odiano, sostenute da alcuni individui orgogliosi e che odiano''.

La Knox, subito dopo la nuova condanna a 28 anni e sei mesi di reclusione da parte della Corte d'Assise d'Appello di Firenze, intervistata dalla Abc, ha messo in chiaro che non ha alcuna intenzione di tornare spontaneamente in Italia, ha detto che tornerà qui solo se portata a forza contro la sua volontà.

Intanto, Raffaele Sollecito si difende a 'Domenica Live': "Rudy Guede, non lo conosco e non l'ho mai visto in vita mia". Ricostruendo la sera dell'omicidio Meredith, Sollecito aggiunge: "Quella notte io sono sempre stato a casa mia. E ora ho un alibi a riprova di questo, che prima non avevo: il mio computer, con il quale ho finito di vedere un film (Il favoloso mondo di Ameliè) alle 21.15 circa e poi ho aperto un file video di cartoni giapponesi. Io, contro Meredith non avevo nulla". E "la giustizia italiana ha sbagliato, non sono infallibili anche se hanno questo potere enorme. Non hanno niente, come prove - sottoliena -. Io sto facendo di tutto per far capire che le falle di questo sistema sono gravi e che qualunque sia il teorema, è sempre giusto". I sospetti "vanno accertati, non si deve sposare una tesi per poi farla diventare reale, appiccicando insieme le figurine che insieme non stanno".

Su Patrick Lumumba, Amanda Knox "ha avuto quella che io chiamo allucinazione. Comunque sia non ha parlato di me, io in questa storia non c'entro comunque", spiega ancora Sollecito. Lumumba ha passato quindici giorni in carcere, di cui tre in isolamento, dopo le accuse della Knox, rivelatesi poi false. Per questo reato l'imputata americana e' stata condannata a tre anni per calunnia.

Sono attese nei prossimi due mesi le motivazioni che hanno portato i giudici della Corte di Firenze a condannare nuovamente i due ex fidanzatini per l'omicidio della studentessa inglese Meredith Kercher. Poi ci sarà un'altra Cassazione. E se a quel punto la sentenza verrà confermata, almeno per Raffaele Solecito, si apriranno le porte di un carcere. Per Amanda invece si aprirà un probabile contenzioso diplomatico. Sempre che non ci sia un ennesimo nuovo rinvio.

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