cerca CERCA
Venerdì 03 Febbraio 2023
Aggiornato: 23:27
Temi caldi

Omicidio Mollicone, slitta decisione su rinvii a giudizio

15 gennaio 2020 | 10.11
LETTURA: 4 minuti

L'udienza preliminare riprende il 7 febbraio. L'Arma dei Carabinieri sarà parte civile al processo

alternate text
(Foto Fotogramma)

dall'inviata Giorgia Sodaro

Slitta ancora la decisione del gup del Tribunale di Cassino sul rinvio a giudizio dei cinque imputati nel procedimento per l’omicidio di Serena Mollicone, la giovane di Arce, scomparsa il 1 giugno del 2001 e trovata morta due giorni dopo nel bosco dell’Anitrella. Nell’udienza di oggi il gup Domenico Di Croce, dopo aver esaminato alcune eccezioni sollevate dai difensori degli imputati, ha ammesso la costituzione di parte civile dell’Arma dei Carabinieri, dei familiari di Serena Mollicone e dei familiari del brigadiere Santino Tuzi, morto suicida nel 2008, rinviando la discussione al 7 febbraio prossimo.

Altre due udienze per le questioni preliminari da analizzare sono state calendarizzate a febbraio e solo successivamente il gup si esprimerà sul rinvio a giudizio dei cinque imputati. L’ex maresciallo dei carabinieri Franco Mottola, la moglie Anna Maria, il figlio Marco e il maresciallo Vincenzo Quatrale sono accusati di concorso nell'omicidio; Quatrale è accusato anche di istigazione al suicidio del brigadiere Santino Tuzi mentre l'appuntato Francesco Suprano è accusato di favoreggiamento.

Secondo l’accusa Serena Mollicone sarebbe stata uccisa all’interno della caserma dei carabinieri di Arce. Tesi che la difesa della famiglia Mottola rigetta e che ha intenzione di smontare se si andrà a processo.

"Siamo fiduciosi e siamo innocenti", ha detto l’ex maresciallo Mottola lasciando il palazzo di Giustizia di Cassino, al termine dell’udienza. In aula oltre a lui erano presenti l’appuntato Francesco Suprano e il maresciallo Vincenzo Quatrale. Non c’era però il papà di Serena Mollicone, Guglielmo, ricoverato in gravi condizioni in ospedale dopo un infarto, che da anni porta avanti la sua battaglia per la verità. Al suo posto il fratello Antonio, la figlia Consuelo e l’avvocato Dario De Santis.

"Io mi batterò ancora per Guglielmo affinché ci sia giustizia per Serena - ha detto l’avvocato - Auspico che tutti quelli che hanno sostenuto questa battaglia fino ad oggi continuino a farlo". "Guglielmo è in ospedale ancora in rianimazione in gravi condizioni, questo gli impedisce di essere presente nell’udienza relativa al procedimento penale per cui si è battuto con coraggio e tenacia", ha aggiunto.

"Partecipo evidentemente emotivamente a questa situazione - ha spiegato De Santis visibilmente commosso - Un destino crudele si accanisce ancora contro Guglielmo, non viene meno la sua istanza di giustizia così grande e forte che è diventata emblematica e condivisa da innumerevoli persone".

E per chiedere giustizia per Serena Mollicone davanti al tribunale si sono radunati anche alcuni cittadini e i promotori del gruppo ‘Siamo tutti Guglielmo Mollicone’. Presente in aula anche Maria Tuzi, figlia del brigadiere morto suicida nel 2008, che dichiarò di aver visto Serena Mollicone entrare nella caserma dei carabinieri di Arce il 1 giugno del 2001, versione che poi ritrattò e che riconfermò qualche giorno prima di morire.

"Piano piano arriveremo alla verità", ha detto Maria Tuzi. Anche se non c’è più, oggi con noi "c’è anche mio padre, con le testimonianze che ha lasciato e le piccole cose che abbiamo trovato nei documenti", ha aggiunto (VIDEO). Per istigazione al suicidio di Santino Tuzi è imputato Quatrale, difeso dall’avvocato Francesco Candido. Il legale, parlando dell’intercettazione citata nella richiesta di rinvio a giudizio della procura, ha sottolineato che "quelle frasi sono state dette in un contesto finalizzato a raccogliere elementi, quindi non c’era nessun tono intimidatorio".

Ribadendo che quello intercettato "non era un colloquio confidenziale ma una registrazione ambientale" e che c’era "un presupposto di indagine", l’avvocato ha escluso che il suo assistito abbia istigato al suicidio Santino Tuzi. Questa mattina in Tribunale ha fatto la sua comparsa anche Carmine Belli, il carrozziere che fu processato con l’accusa di omicidio e occultamento di cadavere per il delitto della 18enne e che venne poi assolto nei tre gradi di giudizio. Il verdetto definitivo fu emesso dalla Cassazione nel 2006. "Sono qui per due motivi: per Guglielmo Mollicone e per chiedere giustizia per Serena", ha detto Belli.

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche
ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza