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L'ultimo saluto a Luca Sacchi: Anastasiya non c'è

06 novembre 2019 | 10.20
LETTURA: 5 minuti

Le esequie del giovane ucciso a Roma con un colpo di pistola alla testa celebrate in forma riservata nella chiesa del Santissimo Nome di Maria. Intanto, dai primi esami dei tabulati non emerge alcun contatto diretto fra Luca, mediatori e pusher

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(foto dal profilo Facebook)

di Silvia Mancinelli
Celebrati a Roma i funerali di Luca Sacchi, il giovane ucciso nei giorni scorsi con un colpo di pistola alla testa. Intorno alla bara di legno chiaro, davanti alla chiesa del Santissimo Nome di Maria, Alfonso, Federico e la madre del 24enne, accovacciati, inermi. "La mamma non si stacca più" dicono i parenti in lacrime. Come la nonna del ragazzo, portata in chiesa di peso mentre ripete "figlio mio, figlio mio". Intorno una folla silenziosa di parenti e amici. I fiori ovunque e, sopra la bara, sistemata davanti all’altare, una cascata di rose bianche.

Alla fine Anastasiya, la fidanzata di Luca - con lui quando è stato ferito a morte - al funerale ha preferito non andare. Nessuno l'ha vista, qualcuno storce il naso sentendola nominare da quanti la cercavano tra la folla e un conoscente ha sussurrato: "Forse non tutti avrebbero gradito la sua presenza".

"La morte di Luca ci ha colpito, in un certo senso ci ha fatto morire anche a noi" spiega il sacerdote. "Il perdono è un‘espressione d’amore, 'perdona loro perché non sanno quello che fanno' ha detto Gesù dalla croce. Ma se non si ama è difficile perdonare" ha continuato. "Talvolta siamo scoraggiati ma ci sono la via educativa, l’educazione familiare e scolastica, l’educazione alla legalità, alle regole di vita: non c’è libertà senza legge e i giovani vogliono essere liberi. Auguro a tutti, a me compreso, che la morte di Luca sia per tutti motivo di vita. Che attraverso la sua morte possiamo rispondere alle parole di Gesù: 'credi tu? Credo'".

"Non avrei mai pensato di doverti salutare così, come si può realizzare ciò che è successo?": a parlare dal pulpito della chiesa è il cugino di Luca, Roberto. ''Ora c'è solo tanta rabbia - dice - non è possibile e non è giusto quanto capitato in questo mondo allo sbando, ma le tragedie toccano sempre alle persone buone e Luca era uno di queste. Un ragazzo d'oro che tutti genitori avrebbero voluto come figlio. Sempre col sorriso, pronto alla battuta".

"Spero sempre non sia vero e se è vero che il destino è scritto, questo è troppo. Mi consolo pensando che il paradiso avesse bisogno di persone come te o che forse questo mondo è troppo stretto per te. Gli angeli, vedendoti arrivare, avranno gridato che è finita la pace, mi piace immaginarti con nonno che ti protegge. A noi resta il compito più difficile, andare avanti ricordandoti e trasmettendo i tuoi insegnamenti. Da cugino maggiore ti chiedo di proteggere tuo papà, tua mamma e tuo fratello, noi faremo lo stesso".

"Voglio salutarti citando una frase dal Signore degli Anelli. 'È finita? No, il viaggio non finisce qui. La morte è solo un'altra via. Dovremo prenderla tutti. La grande cortina di pioggia di questo mondo si apre e tutto si trasforma in vetro argentato. E poi lo vedi. Bianche sponde e, al di là di queste, un verde paesaggio sotto una lesta aurora'. Voglio immaginarti sotto la lesta aurora, sulla tua moto. Sarai sempre il nostro orgoglio'' conclude il cugino.

Nessun contatto diretto fra Luca e i pusher

Ad affollare la chiesa i parenti di Luca ma anche i tantissimi amici che hanno celebrato il 24enne prima con un omaggio in sella alle moto che amava tanto e poi davanti al feretro in una lentissima processione, accorata e commossa, per baciare o accarezzare la bara per un ultimo saluto alla fine della cerimonia. "Chissà quanto hanno dovuto cercare per trovare una foto che lo immortalasse serio" dice un ragazzo a un altro, guardando la foto che i genitori hanno incorniciato e messo su un cavalletto davanti alla bara. Luca è poggiato sulla recinzione di un lago, l'amico lo guarda e il pianto lo sorprende: "Bello che eri" sussurra prima di consolarsi sulla spalla di un altro ragazzo accanto a lui.

All'uscita della chiesa Santissimo Nome di Maria, alla fine della cerimonia, la mamma di Luca, straziata dal dolore e consumata dalle lacrime, non voleva staccarsi dalla bara di legno chiaro, posta poi nel carro funebre in direzione del cimitero di Prima Porta. Il silenzio è rotto solo dalle lacrime mentre il motore si accende e Luca si prepara a salutare tutti, ancora una volta.

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