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Omicidio Vannini, il pg: "Dai Ciontoli menzogne e condotte assurde"

16 settembre 2020 | 13.27
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Così il procuratore generale di Roma, Vincenzo Saveriano, che nella sua requisitoria ha chiesto di condannare l’intera famiglia a 14 anni di carcere per l’omicidio volontario del giovane, ucciso da un colpo di pistola nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2015

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“Una serie di menzogne, di condotte assurde e impensabili”. Così il procuratore generale di Roma, Vincenzo Saveriano, che nella sua requisitoria oggi ha chiesto di condannare l’intera famiglia Ciontoli a 14 anni di carcere per l’omicidio volontario di Marco Vannini, ucciso da un colpo di pistola nella notte tra il 17 e il 18 maggio 2015 mentre era a casa della fidanzata a Ladispoli, sul litorale romano.

Per il pg, da parte della famiglia Ciontoli c’è stato “un disegno programmato a cui tutti hanno aderito a costo di fare morire Marco. Menzogne e reticenze segnalate già dalla Cassazione, che il 7 febbraio scorso ha disposto un nuovo processo di appello per il riconoscimento dell'omicidio volontario con dolo eventuale. Gli imputati “ci hanno riempito di bugie, hanno mentito in continuazione allo scopo di evitare che il capofamiglia Antonio perdesse il posto di lavoro. Hanno fornito false informazioni ai sanitari scegliendo di rimanere inerti, per oltre una ora, e non attivare alcuna richiesta di soccorso mentre Vannini moriva dissanguato e implorava aiuto” ha concluso il pg.

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