cerca CERCA
Venerdì 19 Agosto 2022
Aggiornato: 15:37
Temi caldi

Operazione Ros contro anarco-insurrezionalisti, 12 misure cautelari

13 maggio 2020 | 08.15
LETTURA: 4 minuti

A Bologna, Firenze e Milano

alternate text
(Fotogramma)

I carabinieri del Ros e del comando provinciale di Bologna hanno eseguito una misura cautelare nei confronti di 12 anarco-insurrezionalisti, autori di un attentato incendiario commesso a Bologna e di atti di violenza con finalità di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico dello stato. Le indagini, coordinate dalla procura di Bologna, hanno accertato come gli autori si fossero organizzati promuovendo un’associazione terroristico eversiva tesa anche alla predisposizione e diffusione di materiale istigatorio al compimento di azioni riconducibili ad una generale “campagna di lotta antistato”. Le attività si sono svolte in diverse città italiane quali Bologna, Milano e nella provincia di Firenze.

In particolare, secondo gli inquirenti i 12 sarebbero responsabili di "promuovere e organizzare un’associazione finalizzata al compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo e di eversione dell'ordine democratico dello Stato italiano, con l’obiettivo di affermare e diffondere l’ideologia anarco-insurrezionalista, nonché di istigare, con la diffusione di materiale propagandistico, alla commissione di atti di violenza contro le Istituzioni politiche ed economiche dello Stato impegnate nella gestione dei Centri Permanenti di Rimpatrio e nella realizzazione di politiche in materia migratoria".

L’esecuzione del provvedimento in parola consiste in sette misure di custodia cautelare in carcere, cinque sottoposizioni all’obbligo di dimora nel comune di Bologna, di cui quattro con dell’obbligo di presentazione quotidiana alla alla polizia giudiziaria, e contestuali perquisizioni personali e locali.

L’inchiesta, denominata ‘Ritrovo’, parte da un attentato incendiario perpetrato, nella notte tra il 15 e il 16 dicembre 2018, ai danni di alcuni ponti ripetitori delle reti televisive nazionali e locali, di apparati di fonia dei ponti radio delle forze di polizia e antenne di ditte che forniscono servizi di intercettazioni e di sorveglianza audio-video alle autorità, tutti situati a Bologna in via Santa Liberata, a Monte Donato. In quel contesto, oltre a materiale vario necessario ad avviare la combustione, era stata rinvenuta una scritta su una parete della struttura, che recitava "spegnere le antenne, risvegliare le coscienze solidali con gli anarchici detenuti e sorvegliati".

La rivendicazione ha, fin da subito, indirizzato le indagini, coordinate dal pm Stefano Dambruoso, nei confronti di vari esponenti dell'area anarchica attivi a Bologna, orbitanti attorno allo spazio di documentazione ‘Il Tribolo’. Attraverso intercettazioni, servizi di osservazione e riscontri documentali, quindi, gli inquirenti hanno potuto ricostruire l’esistenza di una "articolata trama di rapporti tra gli indagati e diversi gruppi affini, operanti in varie zone del territorio nazionale, incentrati sulla sistematica attività di istigazione a delinquere" anche attraverso "pubblicazioni su blog e siti d'area, il tutto finalizzato a contrastare, anche mediante ricorso alla violenza, le politiche in materia di immigrazione e, in generale, le istituzioni pubbliche ed economiche, con indicazione di obiettivi da colpire e le modalità di azione".

Inoltre, gli investigatori avrebbero accertato "l’attivismo degli indagati nell’organizzazione e partecipazione a momenti di protesta che, sospinti dalle ideologie anarchiche, sono sfociati in atti di danneggiamento, deturpazione e imbrattamento di luoghi pubblici e privati nonché, in alcune circostanze, anche in scontri violenti con le forze dell'ordine". In questo quadro si collocherebbe l’attentato incendiario di Monte Donato, che sarebbe stato compiuto per gli scopi eversivi dell’associazione, "per la cui esecuzione è stato fondamentale – ricostruiscono gli inquirenti - l’apporto di uno degli indagati, così come evidenziato dai gravi indizi raccolti".

L’inchiesta ha anche consentito di contestare agli indagati l’organizzazione di manifestazioni pubbliche e cortei non autorizzati dalle autorità, con l'obiettivo di "contrastare e impedire l'apertura dei Centri permanenti di rimpatrio, attuata dalla legislazione voluta dal Governo sulla gestione dell'immigrazione, provocando, anche, scontri violenti con le forze dell'ordine", nonché "danneggiamenti di condomini ed edifici pubblici, con scritte di carattere minatorio e offensivo nei confronti delle istituzioni, e di sportelli bancomat di istituti di credito di rilievo nazionale, quale la Banca Popolare Emilia-Romagna di Bologna", da intendersi come lotta contro le strutture economiche dello Stato.

A supporto di queste azioni, il gruppo avrebbe realizzato e diffuso, anche tramite il web, opuscoli, articoli e volantini dal "contenuto istigatorio", volti ad aggregare "nuovi proseliti impegnati nelle loro ‘campagne di lotta’". Inoltre, durante l’emergenza Covid-19, il gruppo avrebbe organizzato incontri per offrire il proprio diretto sostegno alla campagna "anti-carceraria", con tanto di partecipazione ai momenti di protesta nella casa circondariale della Dozza. "Le evidenze raccolte in quest’ultimo periodo – spiegano gli inquirenti - hanno evidenziato l’impegno degli appartenenti al sodalizio all’organizzazione di incontri riservati tesi a offrire il proprio diretto sostegno alla campagna ‘anti-carceraria’, accertando la loro partecipazione ai momenti di protesta concretizzatisi in questo centro". Le misure cautelari, dunque, assumono per la Procura "una strategica valenza preventiva volta a evitare che in eventuali ulteriori momenti di tensione sociale, scaturibili dalla particolare situazione emergenziale, possano insediarsi altri momenti di più generale campagna di lotta antistato" oggetto del programma di matrice anarchica.

Riproduzione riservata
© Copyright Adnkronos
Tag
Vedi anche
ora in
Prima pagina
articoli
in Evidenza