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Orrore in Messico, trucidata famiglia di mormoni: 9 morti

05 novembre 2019 | 11.51
LETTURA: 4 minuti

Tre i fermati, tra le vittime 3 donne e 6 bimbi. Trump: "Pronti ad aiutare contro mostri dei cartelli"

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(Xinhua)

Sono nove le persone uccise nel massacro di una famiglia di mormoni in Messico. Lo ha affermato il ministro messicano della Sicurezza, Alfonso Durazo, spiegando che le vittime sono tre donne e sei bambini. Altri sei bambini sono rimasti feriti. E' grave in particolare una bimba colpita alla spalla da un pallottola, ha detto il ministro, citato dai media messicani. Tre persone sono state arrestate per il massacro. A dirlo ai media messicani un membro della famiglia, Julian LeBaron, spiegando che ad informarlo degli arresti è stato il ministro della Sicurezza. Nel 2010, Julian Le Baron pubblicò un articolo sul quotidiano Dallas Morning news esortando i messicani a opporsi al crimine organizzato.

LA DINAMICA - I fatti sono accaduti attorno a mezzogiorno di ieri, ha riferito Durazo, su una strada fra gli stati di Sonora e Chihuahua, vicino al confine con gli Stati Uniti, dove un gruppo armato ha attaccato un convoglio di auto su cui viaggiavano tre donne e 14 bambini della famiglia di mormoni LeBaron in viaggio da Galeana (Chihuahua) a Bavispe (Sonora). Una delle auto è stata data alle fiamme. Secondo il ministro, il convoglio potrebbe essere stato scambiato per errore con veicoli appartenenti a gruppi criminali in lotta per il controllo della regione. Nella zona, ricordano i media, agiscono due gang rivali di narcotrafficanti: La Linea, legato al cartello di Juarez, e Los Chapos, che fa parte del cartello di Sinaloa.

RITROVATA BIMBA SCOMPARSA - Intanto, riferisce il quotidiano El Siglio, Julian LeBaron ha reso noto che è stata ritrovata una bambina del gruppo, inizialmente data per dispersa. Secondo i famigliari delle vittime, i bambini uccisi sono due gemelli di meno di un anno, e altri minori di undici, nove, sei e quattro anni.

LA FAMIGLIA MASSACRATA - I LeBaron, che hanno nazionalità americana e messicana, vivono in una comunità chiamata Colonia Le Baron, dove i loro antenati si rifugiarono ai primi del secolo scorso quando ai mormoni negli Stati Uniti fu vietata la poligamia. La Bbc ricorda che in passato i cartelli della droga presero di mira la comunità: nel 2009 Erick LeBaron fu rapito, ma i suoi familiari rifiutarono di pagare il riscatto per non alimentare la criminalità. Erick fu poi rilasciato senza pagare nulla, ma un mese dopo suo fratello Benjamin fu picchiato a morte e il cognato di quest'ultimo ucciso. Nel 2010, Julian Le Baron pubblicò un articolo sul quotidiano Dallas Morning news esortando i messicani a opporsi al crimine organizzato.

"FORTEMENTE TRAUMATIZZATI" I BIMBI FERITI - I sei bambini feriti, sopravvissuti al massacro, sono rimasti "traumatizzati" perché hanno visto l'uccisione delle loro madri. Lo ha detto uno dei loro famigliari, Alex LeBaron, citato dal sito El siglo. "I bambini sono fortemente traumatizzati. Li abbiamo trovati 12 ore dopo nella sierra, accanto ai corpi delle madri uccise", ha raccontato. Uno dei piccoli ha riferito che una delle donne aveva implorato agli aggressori di non sparare, ma è stata crivellata di pallottole.

TRUMP - Gli Stati Uniti sono pronti ad aiutare il Messico nella guerra contro "i mostri" dei cartelli della droga. Lo assicura in un tweet il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, parlando della "meravigliosa famiglia e dei loro amici dello Utah che sono finiti in mezzo ad uno scontro tra due malvagi cartelli della droga, che hanno aperto il fuoco l'uno contro l'altro, con il risultato che molti grandi americani sono rimasti uccisi, tra cui bambini, e alcuni sono dispersi".

"Se il Messico - ha continuato Trump - ha bisogno o ci chiede aiuto per liberarsi di questi mostri, gli Stati Uniti sono pronti e in grado di essere coinvolti e di fare il lavoro in modo rapido ed efficace. Il nuovo grande presidente del Messico ne ha fatto una questione prioritaria, ma i cartelli sono diventati così grandi e potenti che qualche volta c'è bisogno di un esercito per sconfiggere un esercito!".

"Questo è il momento - ha concluso il presidente - che il Messico, con l'aiuto degli Stati Uniti, faccia guerra ai cartelli della droga e li spazzi via dalla faccia della terra. Aspettiamo solo una telefonata dal grande nuovo presidente" Andreas Manuel Lopez Obrador.

"Stiamo seguendo da vicino la situazione - ha scritto su Twitter l'ambasciatore americano in Messico, Christopher Landau - La sicurezza dei nostri connazionali è la nostra principale priorità".

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