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Orrore Is, "usano cavie umane per testare armi chimiche"

22 maggio 2017 | 13.15
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(Afp)

L'Is, nei mesi scorsi, avrebbe testato armi chimiche su alcuni prigionieri, usati come vere e proprie "cavie umane", e morti dopo settimane di agonia per aver ingerito cibo e acqua contaminati. E' quanto rivela il 'Times', secondo il quale tracce delle sperimentazioni sarebbero contenute in alcuni documenti nascosti nell'Università di Mosul e ritrovati dalle forze speciali irachene, nella zona della città strappata al dominio dello Stato Islamico.

I documenti, redatti in arabo, parlano di esperimenti eseguiti dai soldati del Califfo, che per giorni avrebbero avvelenato con pesticidi i pasti di alcuni prigionieri. Secondo il 'Times', si tratterebbe di file verificati dalle forze britanniche e statunitensi. Lo scopo della sperimentazione è facilmente intuibile: la rete terroristica potrebbe aver condotto test chimici con l'obiettivo di utilizzare queste armi chimiche in Occidente, tramite la contaminazione di cibo e bevande.

Per giorni, scrive il quotidiano britannico, i jihadisti dello Stato Islamico avrebbero avvelenato i propri prigionieri con almeno due sostanze chimiche letali, facilmente reperibili, lasciandoli morire dopo una lenta agonia andata avanti per settimane. Una delle vittime sarebbe stata nutrita con solfato di tallio, un sale incolore e insapore usato come veleno per i topi, che ha provocato nel prigioniero febbre, nausea, gonfiore allo stomaco e al cervello, prima di portarlo alla morte, avvenuta 10 giorni più tardi.

Nei documenti l'Is avrebbe descritto l'arma chimica come un "veleno letale ideale" sostenendo di essere "in possesso di una vasta quantità di soluzione per soddisfare le richieste". Una prospettiva che l'esperto di armi chimiche Hamish de Bretton-Gordon, interpellato dal 'Times', ha definito "un terribile ritorno al nazismo".

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