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Papa Francesco: "Russia ha invaso". Mosca: "Perversione"

28 novembre 2022 | 18.33
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Il Pontefice: "Perché non nomino Putin? Non necessario che metta nome e cognome, è risaputo chi sto condannando"

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"Certamente, chi invade è lo stato russo. Perché non nomino Putin? Perché non è necessario; è già noto. Tuttavia, a volte le persone si attaccano a un dettaglio. Tutti conoscono la mia posizione, con Putin o senza Putin, senza nominarlo”. Lo ha sottolineato Papa Francesco in una intervista al magazine America sul tema della guerra tra Russia e Ucraina.

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Bergoglio ha ricordato poi di avere "parlato con il presidente Zelensky tre volte per telefono. E lavoro in generale con la ricezione di elenchi di prigionieri, sia prigionieri civili che prigionieri militari, e li faccio inviare al governo russo, e la risposta è sempre stata molto positiva". Francesco dice poi chiaramente che se andrà, andrà sia a Mosca che a Kiev: "Ho anche pensato di viaggiare, ma ho preso la decisione: se viaggio, vado a Mosca e a Kiev, in entrambe, non solo in un posto. E non ho mai dato l'impressione di coprire l'aggressione. Ho ricevuto qui in questa sala, tre o quattro volte, una delegazione del governo ucraino. E lavoriamo insieme".

"Quando parlo dell'Ucraina,- ha ribadito - parlo di un popolo martirizzato. Se hai un popolo martirizzato, hai qualcuno che lo martirizza. Quando parlo dell'Ucraina, parlo della crudeltà perché ho molte informazioni sulla crudeltà delle truppe che entrano. In genere, i più crudeli sono forse quelli che sono della Russia ma non sono della tradizione russa, come i ceceni, i Buriati e così via. Certamente, chi invade è lo stato russo. Questo è molto chiaro. A volte cerco di non specificare per non offendere e piuttosto di condannare in generale, anche se è risaputo chi sto condannando. Non è necessario che metta nome e cognome".

Il Pontefice ha ricordato ancora una volta che "Il secondo giorno di guerra sono andato all'ambasciata russa (presso la Santa Sede, ndr), un gesto insolito perché il papa non va mai in un'ambasciata. E lì ho detto all'ambasciatore di dire a Putin che ero disposto a viaggiare a condizione che mi concedesse una piccola finestra per negoziare. Lavrov, il ministro degli Esteri ad alto livello, ha risposto con una lettera molto carina dalla quale ho capito che per il momento non era necessario".

MOSCA - Per la portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, le parole del Pontefice su ceceni e buriati sono un'oltraggiosa perversione della verità oltre che una dimostrazione di russofobia. "Questa non è più russofobia, ma una perversione, non so nemmeno a che livello. Negli anni Novanta e nei primi anni 2000, ci è stato detto esattamente il contrario, che i russi, gli slavi torturano i popoli del Caucaso, e ora ci viene detto che sono i popoli del Caucaso che torturano i russi. Devono essere pervertiti della verità", ha detto Zakharova, secondo quanto riporta l'agenzia russa Tass.

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