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Papa: "Respingere i migranti è un atto di guerra"

07 agosto 2015 | 14.37
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(Afp) - AFP

''Questo è un atto di guerra, questo si chiama violenza, si chiama uccidere''. Non usa mezzi termini Papa Francesco per condannare chi respinge i migranti provenienti in massa dal mare, facendo l'esempio concreto del popolo Rohingya, musulmani in fuga dalla Birmania e costretti a restare nell'Oceano Indiano.

''I Rohingya -ricorda il Papa durante l'incontro con il Movimento eucaristico giovanile in Vaticano- sono stati cacciati da un paese, poi da un altro, poi da un altro ancora e vanno sul mare. Quando arrivano in un porto o in una spiaggia, danno loro un po' d'acqua e un po' di cibo e li ricacciano via, sul mare. Questo -sottolinea il Pontefice- è l'esempio di un conflitto non risolto, questa è guerra, questa si chiama violenza omicida''.

Per il Papa "dialogo e rispetto reciproco" è la ricetta per risolvere tensioni. ''La famiglia e la società senza tensioni e senza conflitti sarebbero un cimitero: quando c'è vita, ci sono anche tensioni e conflitti'', dice Bergoglio rivolgendosi ai circa 1.500 ragazzi del Meg, il Movimento eucaristico giovanile, convenuti a Roma per l'incontro mondiale promosso dai gesuiti, ricevuti in udienza nell'aula Paolo VI in Vaticano.

''La tensione serve -afferma il Papa- l'importante è risolverla con il dialogo e il rispetto reciproco. Quando in famiglia c'è dialogo, c'è la capacità di dire spontaneamente cosa si pensa, le tensioni poi si risolvono bene. Non bisogna avere paura delle tensioni, però -avverte Francesco- la tensione solo per amore della tensione fa male e alla fine distrugge''.

Legato al discorso della famiglia, il Pontefice ricorda i nonni definendoli ''i grandi dimenticati di questo tempo''. Sono, "la memoria della famiglia, del Paese, della fede, della vita. Parlate con i vostri nonni -esorta il Papa- perché sono bravi e sono una fonte di saggezza utile anche per risolvere le tensioni in famiglia''.

Poi, sorridendo, il Papa osserva: ''Ora, in questo periodo di crisi, in Italia i nonni sono un po' meno dimenticati, perché non c'è lavoro e loro godono della pensione: allora, ci si ricorda di più di loro...''.

Ai giovani rivolge parole di incoraggiamento. ''Coraggio e avanti!'', dice Bergoglio invitando i ragazzi a ''non andare in pensione a 20 anni'', mantenendo sempre vivo entusiasmo. Al termine del discorso rivolto 'a braccio' ai giovani, il Papa afferma: ''Avevo il foglio con le vostre domande scritte, ma non le ho lette prima, vi ho parlato con le parole che mi sono venute al momento dal cuore''. E infine chiude con una nota di ottimismo: "In questo mondo, ci sono tante guerre; siamo in una terza guerra mondiale combattuta a pezzi e questo è negativo. Ma ci sono anche segni di speranza e di gioia". Come per esempio "quello di vedere tanti giovani come voi, che credono in Cristo, che credono che l'amore sia più forte dell'odio, che il rispetto sia più forte del conflitto, che l'armonia sia più forte delle tensioni, che la pace sia più forte della guerra. Questa è un speranza, che a me dà tanta gioia".

Per il portavoce del Centro italiano rifugiati, Christopher Hein, le parole del Papa "sono molto importanti". La voce del Papa è importantissima in tutta la vicenda -dice Hein all'Adnkronos- del rispetto del diritto d'asilo e del rifugio necessario. Il respingimento è già stato condannato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, ma vediamo questa attitudine un po' ovunque in Europa. Invece di accettare e accogliere si erigono muri, ed è espressamente vietato dal diritto internazionale".

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