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Parcheggio strisce blu e multa, come contestarla

30 aprile 2022 | 14.03
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Se sussistono validi motivi, l’automobilista può presentare opposizione al verbale di contravvenzione

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Immagine di repertorio (Fotogramma)

Parcheggio nelle strisce blu, si può fare qualcosa in caso di multa? Se non ci sono motivi validi per presentare opposizione, non c’è niente da fare: bisogna pagare una sanzione compresa tra i 42 e i 173 euro, come previsto dal Codice della strada per chi parcheggia, ove è consentita la sosta per un tempo limitato, senza esporre la ricevuta di pagamento o per chi, pur avendo pagato, è andato oltre la fine del periodo di sosta acquistato. Tuttavia, se si paga nei primi 5 giorni dalla notifica, cioè da quando il postino consegna a casa la raccomandata contenente il verbale (e non da quando si è trovato il preavviso sul parabrezza), la sanzione da versare sarà pari a 28,70 euro ricorda laleggepertutti.it.

Se, invece, esistono legittime argomentazioni sulle quali fondare l’opposizione, allora puoi contestare la multa per parcheggio a pagamento.

Come contestare una multa per parcheggio a pagamento

Gli strumenti previsti dal nostro legislatore per contestare una multa per parcheggio a pagamento sono tre:

il ricorso al giudice di pace, da proporre nel termine di 30 giorni dalla notifica del verbale;

il ricorso al Prefetto, che va presentato entro 60 giorni dalla notifica del verbale;

il ricorso in autotutela allo stesso organo amministrativo che ha emesso la multa, nella specie il comando della polizia urbana posto che la contravvenzione è stata elevata da un vigile urbano.

Mancata esposizione del ticket: è possibile presentare opposizione?

Se hai acquistato il ticket per il parcheggio a pagamento ma hai dimenticato di esporlo sul cruscotto oppure se lo hai esposto in maniera non visibile – pensa all’ipotesi in cui nel chiudere lo sportello dell’auto, hai provocato uno spostamento d’aria tale che il tagliando è caduto sotto il sedile – puoi legittimamente impugnare il verbale di contravvenzione. In tal caso, però, devi dimostrare l’avvenuto pagamento della sosta, esibendo il tagliando originale.

In merito, la Suprema Corte di Cassazione ha chiarito che l’automobilista il quale paga il parcheggio ma dimentica di esporre il tagliando non viola alcuna norma, quindi, non può essere sanzionato. Tuttavia, poiché il procedimento di opposizione al verbale di contravvenzione scaturisce da una sua negligenza, le spese di giustizia graveranno sullo stesso.

Strisce blu non visibili: il relativo verbale è contestabile?

Un’argomentazione valida per proporre opposizione potrebbe essere quella della poca visibilità delle strisce blu del parcheggio, ad esempio perché cancellate dal tempo o perché sovrapposte a precedenti strisce bianche; però, non sempre è così. Infatti, se all’inizio della strada è presente il segnale che prescrive la sosta a pagamento, indicando gli orari e le tariffe, tale cartello è indicativo della presenza di un’area di parcheggio non gratuita.

Pertanto, l’eventuale impugnazione per poca visibilità delle strisce blu, verrà rigettata.

Strisce blu alternate a parcheggi gratuiti: la multa quando è opponibile?

Se la zona dove è stata elevata la contravvenzione è dotata solo di parcheggi a pagamento, l’opposizione può essere legittimamente proposta. Infatti, il Comune è tenuto ad alternare aree di sosta a pagamento con aree di sosta gratuite, attuando così un’equa distribuzione degli spazi.

Questa regola dell’alternanza trova delle eccezioni nelle zone a traffico limitato, nelle aree pedonali, nei centri storici di particolare importanza e nelle altre zone di particolare rilevanza urbanistica, opportunamente individuate e delimitate dalla giunta, nelle quali sussistono esigenze e condizioni particolari di traffico. In tali aree, quindi, spesso è possibile trovare solo parcheggi a pagamento.

Il Comune non può comunque aumentare i parcheggi con le strisce blu a caso ma solo adottando delle apposite delibere espressamente motivate. Se queste ultime mancano, le multe sono illegittime. Invece, se le delibere sono state adottate ma non sono motivate, possono essere impugnate dinanzi al Tar. In tal modo, si apre un giudizio nel giudizio.

Ne consegue che se l’area dichiarata di valore storico o di particolare interesse ambientale è piena di parcheggi a pagamento, l’automobilista può obiettare, eventualmente, che l’area stessa non ha tutte le caratteristiche richieste per le zone a rilevanza urbanistica, le cosiddette Zru, e che la delibera è stata adottata dal Comune illegittimamente.

Strisce blu fuori dalla carreggiata: quando è ammessa l’impugnazione?

L’articolo 7 del Codice della strada prevede che le aree destinate al parcheggio devono essere ubicate fuori della carreggiata ed in modo che i veicoli parcheggiati non ostacolino lo scorrimento del traffico.

In proposito, va detto che per carreggiata bisogna intendere quella parte di strada destinata allo scorrimento dei veicoli, composta da una o più corsie di marcia, di solito, pavimentata e delimitata da strisce di margine.

Ne consegue che sono illegittime quelle contravvenzioni elevate per sosta sulle strisce blu se le aree di parcheggio sono state ricavate lungo la stessa strada destinata al traffico, con conseguente restringimento della carreggiata, in violazione di quanto espressamente previsto dal Codice della strada.

Multe per parcheggio a pagamento elevate dai vigilini: sono lecite?

Gli ausiliari del traffico, anche conosciuti come vigilini, possono elevare contravvenzioni per parcheggio sulle strisce blu al pari degli agenti della polizia municipale. Tuttavia, affinché la contestazione sia lecita, è necessario che la loro nomina sia avvenuta con una specifica delibera comunale, nella quale sono stati individuati i loro poteri in maniera precisa.

Se i vigilini, poi, dipendono da una società che gestisce in appalto l’area di parcheggio, le contravvenzioni elevate dagli stessi sono illegittime se la convenzione è scaduta o non è stata rinnovata.

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