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Passaggio generazionale, perché è bloccato in Italia?

17 gennaio 2023 | 17.17
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Entro il 2050, in Italia ci saranno più pensionati che lavoratori e i continui aumenti dell’età pensionabile non faranno altro che ridurre la produttività dell’Italia

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In un Paese dove l’età media si alza di anno in anno, anche le imprese invecchiano. La fotografia offerta da Unioncamere e Infocamere è impietosa: in dieci anni, dal 2012 al 2022, i giovani under 30 con cariche di governance nelle aziende si sono ridotti di 130 mila unità mentre gli over 70 sono cresciuti di 280 mila.

Nell’ultimo decennio, i titolari di impresa tra i 18-29 anni sono calati del 22,9% e come fa notare lo studio, questi numeri si spiegano con «l’effetto statistico della demografia negativa in una misura che può essere stimata al 20%, le coorti si riducono, le persone passano nelle classi di età superiori e non vengono rimpiazzate da nuovi ingressi».

Il tessuto imprenditoriale italiano, vera e propria colonna portante del sistema economico, si sta lentamente estinguendo in assenza di nuove risorse umane.

Alcune regioni italiani sembrano soffrire maggiormente la penuria di nuovi giovani imprenditori: negli ultimi dieci anni, lo stock di imprese giovanili nelle Marche fa segnare -31,7%, -29,8% in Abruzzo, -29% in Toscana e -26,7% in Molise.

Se ci spostiamo sulla fascia over 50, c’è stato invece un vero e proprio boom: dal 2012 al 2022, quasi tutte le cariche (titolare, amministratore, dirigente tecnico) crescono tra il 15 e il 25%. In termini assoluti ci sono in più 188 mila titolari di impresa, 365 mila amministratori e 65 mila dirigenti tecnici, guidati da over 50.

Alla luce di questi numeri, è evidente come l’effetto demografico sta portando le imprese italiane verso un’obsolescenza umana ma anche e soprattutto di competenze.

Il re-skilling e l’age management in azienda non viene affrontato seriamente pur in presenza di organici non più giovani. Come rilevato da una ricerca condotta da Fondazione Sodalitas, AIDP (Associazione Italiana per la Direzione del Personale) e Università Cattolica del Sacro Cuore, 1 azienda su 4 si occupa di age management in modo sistematico. Solo il 14% delle imprese implementa percorsi di mobilità interna o di sviluppo di carriera per i propri dipendenti senior.

L’invecchiamento del personale finora è stato affrontato soltanto sul fronte dei benefit e delle politiche di welfare aziendale ma senza approfondire invece l’aggiornamento delle skills, il ricambio e l’integrazione generazionale.

In uno scenario economico sempre più tecnologicamente complesso, l’Italia sta soffrendo non tanto per un ridotto numero di imprese quanto per imprese dove manca un serio rinnovamento delle risorse umane.

La combinazione di questo quadro con l’alto debito pubblico rappresentano la tempesta perfetta in un Paese dove l’assenza di capitale umano qualificato va ad aggiungersi ad un sistema imprenditoriale che si va di anno in anno impoverendo di nuove energie.

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