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Pastori abruzzesi a Brambilla, altro che stragi agnelli noi preserviamo ambiente

15 aprile 2014 | 16.35
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L'Aquila, 15 apr. (Labitalia) - "I pastori, impotenti davanti a imponenti campagne mediatiche come quelle messe in piedi per contrastare la cosiddetta 'strage degli agnelli', si chiedono come finirà. Fin troppo facile scorrere le pagine web dedicate alle attività dell'onnipresente onorevole Michela Brambilla, che da titolare di un'azienda che importa e commercializza salmoni e gamberetti si scaglia contro il consumo di carne. Evidentemente nel mondo della comunicazione e dei buoni sentimenti, il pesce non è carne". A rispondere polemicamente alla ex ministra del Turismo, che nei giorni scorsi ha anche presentato una proposta di legge che mira a mettere fuori norma la macellazione degli agnelli al di sotto dei sei mesi d'età, è Nunzio Marcelli, presidente dell'Arpo (Associazione regionale produttori ovicaprini abruzzesi).

I pastori e gli allevatori abruzzesi ribadiscono che dietro al loro lavoro "ci sono storie, aziende, economie, conservazione della biodiversità; e turismo, enogastronomia, prodotti d’eccellenza".

"Che vengono a cercare da tutto il mondo -ricorda Marcelli- da Obama a De Niro, che i prodotti pastorali d’Abruzzo li ha voluti nel suo ristorante di New York. Chi vuole fare scomparire tutto questo abbia il coraggio di dire come stanno le cose: senza allevamenti, senza agnelli, non ci sarebbero più nemmeno questi pascoli, questa fauna selvatica per la cui protezione siamo tutti mobilitati, dal lupo all’orso, simboli di un ambiente incontaminato, quello d’Abruzzo, che è stato preservato fino a qui proprio grazie alla presenza delle greggi, al pascolamento". "Perché chi con una mano commercializza salmoni e con l’altra attacca la 'strage' degli agnelli -ribadisce Marcelli, inventore anche dell'iniziativa 'Adotta una pecora'- deve dire come vengono condotte queste aziende, con gli animali sempre liberi e al pascolo, in conduzione tradizionale e biologica, greggi che ancora fanno la transumanza, che producono formaggi unici al mondo".

"E deve dire che, senza allevamento, senza agnelli, tutto questo, comprese le greggi, scomparirà. Chiedono giustizia e verità e lo chiedono, per primo, a chi da sempre difende la migliore tradizione italiana e il suo legame con il territorio, come Slowfood, ma anche a tutti quelli che hanno davvero a cuore la sorte di queste pecore, selezionate da millenni come animale da allevamento, e della fauna selvatica che da sempre le accompagna", spiega Marcelli che ogni anno fa rivivere la tradizione della transumanza.

"Non solo lupi, orsi, volpi, ma anche gli uccelli che dal concime delle greggi traggono il loro nutrimento e le specie erbacee che solo grazie al pascolamento conservano la loro diversità e ricchezza. Un mondo intero: economico, ambientale, culturale. Che viene dipinto, grazie ad un'intensa campagna stampa, tutto al negativo. Noi non ci stiamo", conclude.

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