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Pd, passa la linea di Renzi: subito assemblea e poi congresso

13 febbraio 2017 | 06.56
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"Non voglio la scissione ma se arriva sia sulle idee e senza alibi", Matteo Renzi si esprime così nella Direzione Pd, che con 107 sì, 12 no e 5 astenuti dà il semaforo verde all'ordine del giorno, a prima firma Franco Mirabelli: si approva la relazione di Renzi e si invita il presidente a convocare l'Assemblea per avviare l'iter fino al congresso da svolgersi con le stesse regole del 2013.

La Direzione non ha votato il documento firmato da Michele Emiliano e Roberto Speranza, tra gli altri, nel quale si chiedeva il sostegno al governo Gentiloni fino alla scadenza della legislatura e il congresso a partire da giugno, facendo prima una conferenza programmatica. Matteo Orfini ha valutato di non mettere entrambi documenti in votazione, in quanto antitetici tra loro: il via libera all'uno, avrebbe automaticamente escluso l'altro.

"Si chiude un ciclo alla guida del Pd", dice il segretario aprendo i lavori. "Il Pd è il più grande partito della sinistra europea. E cosa fa? Discute di una scissione sulla base di questo: se il segretario non fa il congresso prima delle elezioni, ci sarà la scissione", afferma Renzi.

Capitolo congresso: "Da sabato o domenica, quando faremo l'Assemblea, metteremo in campo uno strumento di coinvolgimento molto serio, un tavolo per mettersi in confronto, non è più tempo di giri teatrali per l'Italia. L'Assemblea deve decidere di fare il Congresso nei tempi che l'Assemblea stessa deciderà. Non sono io a decidere i tempi, lo prevede lo statuto", spiega.

Renzi si sofferma sulla "data delle elezioni" rivolgendosi in particolare a Pier Luigi Bersani. "Caro Pier Luigi, io non ne sto fuori per un motivo tattico. Se qualcuno vorrà utilizzare il congresso per dare la linea sulle elezioni, lo faccia. Io lo ritengo irrispettoso verso il presidente della Repubblica, del governo e dei parlamentari. La data del voto non è un tema che riguarda l'essenza del Pd". Se qualcuno ha paura di confrontarsi con la propria gente lo deve dire. Io vorrei porte aperte, spalancate, vorrei che ognuno si senta a casa propria e non un ennesimo rinvio e un passo indietro che non sarebbero capiti dai nostri", afferma in un altro passaggio.

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Davanti all'ipotesi di una scissione, "io dico: discutiamo su due linee e poi magari ci dividiamo ma non ho mai pensato a una scissione sul calendario. Mi sembra un ricatto morale e a me non piacciono i ricatti morali ma credo che sia buon senso da parte di chi ha la responsabilità di una comunità accettare l'invito a fare il congresso prima delle elezioni", aggiunge. "Io non voglio la scissione e se la voglio sia sulla base di opinioni" diverse, senza l'alibi del calendario".

"Il tema del 'quando si vota' non lo decido io. Questa visione 'giucas caselliana' della politica, quando lo dico io, va rimossa. Prima o poi si dovrà votare, a meno di non dichiarare guerra a San Marino. Quando sarà, facciamoci trovare pronti", dice Renzi. "Il voto e il Congresso sono due cose totalmente divise. Io non sono più il presidente del Consiglio", ricorda l'ex premier.

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"Agli amici e compagni della minoranza dico: mi spiace se costituisco il vostro incubo, ma voi non sarete mai i nostri avversari, per noi gli avversari sono fuori da questa stanza", dice. "La politica in Italia è totalmente bloccata da due mesi a questa parte", sottolinea Renzi, aggiungendo: "Improvvisamente è scomparso il futuro dalla narrazione della politica".

"Vorrei parlare con molta franchezza e chiarezza. Dal giorno dopo del referendum la politica italiana ha messo le lancette indietro a riti e metodi dimenticati negli ultimi anni. Abbiamo ri-iniziato con le discussioni interne dure, spesso autoreferenziali; sono tornati i caminetti. Invece di chiederci dove va l'Italia, tutto il dibattito è stato imperniato su quanto dura la legislatura, quando si fa il congresso", prosegue.

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Con le polemiche post-referendum "anche basta, diamoci una regolata: non è immaginabile che ancora una volta a fronte di una grande speranza suscitata negli italiani, tutto viene messo in discussione", dice Renzi. "Dopo l'invito a non personalizzare il referendum, evitiamo di personalizzare il post referendum" ha aggiunto. "Vorrei segnalare che mi sono dimesso, io non sto più a palazzo Chigi", spiega il segretario del Pd.

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