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Pd, Meloni: "Se si poteva votare per primarie si poteva anche per politiche"

21 giugno 2021 | 12.48
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La laeder Fdi: "Siamo pronti a confrontarci con qualsiasi candidato, forti delle nostre e proposte"

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(Foto Fotogramma)

"Siamo pronti a confrontarci con qualsiasi candidato, forti delle nostre e proposte. Ma fa riflettere che l’unica situazione nella quale in Italia pare si possa votare sono le primarie del Pd. Se si poteva votare per le primarie si poteva anche per le politiche". Lo ha detto Giorgia Meloni, leader Fdi, a TaoBuk di Taormina.

Migranti - "L’Europa ci dice che possiamo mangiare gli insetti ma poi sulla Libia andiamo tutti in ordine sparso". è l’accusa di Meloni. "Le altre nazioni europee difendono i confini esterni dei loro Stati, siamo noi il buco nella rete. Non sarebbe più ragionevole andare in Europa e, invece di chiedere di redistribuire i migranti, chiedere una missione europea per la Libia?", ha aggiunto. "Come l'Europa ha trattato con la Turchia con 6 miliardi di euro dati ad Erdogan e l'Italia, che era stata abbandonata sul fronte mediterraneo, ha pure messo 250 milioni, perché gli immigrati che arrivavano dalla rotta balcanica davano fastidio alla Germania", dice ancora Meloni. "Con la Libia invece non si vuole andare a trattare per fermare le partenze dei barconi, aprire gli hotspot in Africa, distribuire solo i rifugiati e mandare indietro i clandestini -dice- l'unica cosa sensata da fare".

Covid "Sulla gestione della pandemia ci dobbiamo ricordare che se ci fosse stata un'Europa seria non avremmo dovuto avere meccanismi di certificazioni delle vittime così diversi perché ricordo che l'Italia forse è stata la nazione più sincera nel raccontare qual era la situazione", ha detto ancora Meloni. "Nei primi giorni della pandemia portammo al Parlamento europeo una mozione per una certificazione unica all'interno dell'Unione europea dei contagi e delle vittime per evitare che noi fossimo abbandonati e derisi, come nazione - dice sottolineato - Nessuno parlava di Covid quando il problema era solo italiano". "Quando eravamo in lockdown la Commissione europea faceva le passerelle con Greta Thunberg e nessuno parlava della pandemia".

Euro - "Io non sono per l'uscita dall'Euro e non se ne deve parlare ma mi urta il sistema nervoso che si dica che l'Euro è irreversibile, perché è una moneta e sono strumenti. Si parla di Euro come se fosse una religione".

Recovery - "Per quello che riguarda l’utilizzo dei fondi del Recovery certo questo dipende da noi, dipende dalla capacità che avremo di accompagnare le risorse con delle riforme strutturali importanti delle quali l’Italia ha bisogno. Penso alla giustizia, penso alla burocrazia, ma anche alla velocità che abbiamo dimostrato di saper avere quando necessario. Guardi la vicenda del ponte di Genova. Del resto noi siamo quella civiltà che i ponti li costruiva in dieci giorni 2000 anni fa, quindi che oggi non si riescano più a fare delle infrastrutture in tempi rapidi è francamente triste. Per quel che riguarda invece la parte europea del Recovery, credo che le cose poi non siano andate come speravamo". "Ci sono molte cose che nel corso della trattativa sono cambiate: i tempi di erogazione dei fondi, un’eccessiva discrezionalità della commissione sulle riforme che vanno fatte, il tema di un controllo eccessivo, la questione delle risorse proprie. Noi per paradosso rischiamo che parte, per coprire le risorse del Recovery, una plastic tax sulle aziende italiane ed europee prima che quelle risorse arrivino per salvare le aziende stesse. A me pare francamente una follia”, ha affermato ancora Meloni.

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