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Cina: Pechino 'città chiusa' in attesa della grande parata di domani

02 settembre 2015 | 18.57
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Foto Infophoto

L'economia rallenta, la Borsa di Shanghai crolla e continuano a rimbalzare le polemiche sulle responsabilità nella disastrosa esplosione nell'impianto industriale di Tianjin, col suo carico di oltre 150 morti. Ma la Cina in queste ore non sembra preoccuparsene. L'attenzione è tutta concentrata sulla grande parata militare di domani a Pechino, nella quale verrà celebrato il 70esimo anniversario della "Vittoria della resistenza del popolo cinese contro l' aggressione giapponese e nella guerra antifascista", secondo la definizione ufficiale.

La parola d'ordine è: nulla deve andare storto. La leadership cinese, con il presidente Xi Jinping in testa, intende sfruttare l'occasione per lanciare ancora una volta al mondo l'immagine di super potenza globale. Con il passo forse un po' rallentato sul fronte economico-finanziario, ma sicuramente solido e spedito su quello militare. Ecco allora che nel cuore antico della capitale cinese sfileranno 12mila soldati, 500 mezzi e dispositivi militari, accompagnati dai cori patriottici di 2.400 cantanti in uniforme e dal frastuono di 200 aerei da combattimento e caccia bombardieri strategici.

Nulla deve rischiare di compromettere l'immagine di perfezione che la Cina intende dare di sé. A cominciare dall'inquinamento, nemico quotidiano di ogni abitante di Pechino. E' per questo che le fabbriche attorno alla capitale sono state chiuse, per rischiarare i cieli dalla onnipresente cappa di smog. Lo stesso vale per gli uccelli migratori che nidificano nelle aree dove i jet militari eseguiranno le loro evoluzioni. Per cacciarli è stata costituita una speciale 'unità' di scimmie, addestrate ad arrampicarsi sugli alberi e a distruggere i nidi dei volatili. Contro i piccioni che affollano la Piazza Tienanmen, dove è allestito il palco delle autorità, si provvederà invece con dei falchi predatori.

Per lasciare spazio a soldati e mezzi militari, anche il traffico è stato messo sotto controllo, imponendo la circolazione a targhe alterne, mentre agli abitanti dei palazzi che si affacciano lungo il percorso della parata è stato ordinato di non farsi vedere ai balconi e di tenere le finestre chiuse. A televisioni e radio è stata proibita la trasmissione di programmi di intrattenimento, mentre, oltre alle fabbriche, sono state chiuse anche le scuole. Idem per le piazze finanziarie, ad evitare possibili nuovi disastri, che rischierebbero di distogliere l'attenzione dallo spettacolo principale. Stop forzato anche per negozi, parchi e principali attrazioni turistiche. In attesa del grande evento di domani, Pechino è di fatto una città fantasma.

Spettacolo consueto durante il lungo regno di Mao Zedong, le grandi parate militari sono state usate con una certa parsimonia dai suoi successori. L'ultima risale al 2009, per il 60esimo anniversario della Repubblica Popolare, con l'allora presidente Hu Jintao. Per domani, si annuncia anche la fine di un altro tabù. Abbastanza restia a mostrare esplicitamente i nuovi prodotti del 'Made in China' militare, la leadership di Pechino domani, secondo alcune anticipazioni, esporrà per la prima volta il nuovo missile Dongfeng 21D.

Tenuto nascosto per anni, il 'Vento dell'est, questo il significato del nome, è il cosiddetto 'killer di portaerei'. Con una gittata tra i 900 km e i 1.500 km, il Dongfeng può viaggiare fino a 10 volte la velocità del suono. Una caratteristica che lo rende praticamente non intercettabile e quindi, ritengono gli esperti di scenari militari, in grado potenzialmente di ridefinire gli equilibri strategici nel Pacifico Occidentale, rendendo obsolete le portaerei, asse portante della potenza navale degli Stati Uniti. Anche per questo, gli occhi degli analisti di Washington e dei loro alleati nella regione, Giappone e Taiwan in testa, domani saranno puntati sulla Piazza Tienanmen.

Unica nota stonata, a dispetto degli annunci trionfalistici dei media di stato cinesi, la partecipazione dei leader stranieri. Le sole figure di peso mondiale, nella lista di 30 capi di stato e di governo che sederanno domani nella tribuna riservata alle autorità, sono quelle del presidente russo Vladimir Putin e del segretario generale dell'Onu, Ban Ki-moon.

Con loro ci sarà anche la presidente sudcoreana Park Geun-hye, l'unica a rappresentare al livello più alto le potenze regionali. Il premier giapponese Shinzo Abe, dopo le polemiche sulle mancate scuse chieste dalla Cina a Tokyo per le atrocità commesse durante l'occupazione degli anni '30 e '40, si terrà alla larga dalla Piazza Tienanmen.

Stati Uniti e Regno Unito, i principali alleati di Pechino durante la Seconda Guerra Mondiale, non invieranno delegazioni di alto livello, anche se è attesa la presenza dell'ex premier britannico Tony Blair. L'Italia sarà rappresentata dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, mentre l'unica altra figura di rilievo europea è quella del presidente ceco Milos Zeman. Perfino il leader nordcoreano Kim Jong Un, uno dei più stretti alleati della Cina, ha declinato l'invito, preferendo inviare il segretario del Partito dei lavoratori, Choe Ryong Hae.

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