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Trapani: pensionato ucciso e bruciato, le fasi dell'omicidio in un'intercettazione

15 luglio 2014 | 13.26
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Alla base dell'omicidio, secondo gli investigatori, ci sarebbero i contrasti tra l'omicida e la vittima, che lo aveva già denunciato nel 2009 e nel 2010 per furto e lesioni personali

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(Infophoto)

A spiegare modalità e movente dell'omicidio di Antonino Di Giorgi, il pensionato di 74 anni, ritrovato cadavere il 29 giugno scorso nei pressi dell'orto della propria abitazione in contrada Terraglia San Miceli, a Salemi (Trapani), è stato proprio il suo presunto killer P.F., 22enne disoccupato, fermato oggi dai carabinieri. Il giovane, non sapendo di essere intercettato a bordo della sua autovettura, raccontava ai più stretti congiunti le modalità dell'aggressione con la pala, ritrovata poi a poca distanza dal cadavere, le precauzioni utilizzate per evitare di essere individuato e, infine, il movente che ha scatenato la sua ferocia.

Alla base dell'omicidio, secondo gli investigatori, ci sarebbero i contrasti tra il disoccupato e il pensionato, che lo aveva già denunciato nel 2009 e nel 2010 per furto e lesioni personali. Proprio quelle denunce che il 74enne si era rifiutato di ritirare e una causa penale in cui il pensionato si era costituito parte civile contro una zia di P.F., accusata di lesioni da Di Giorgi e condannata appena due giorni prima dell'omicidio, il 25 giugno, dalla Corte di Appello di Palermo a tre mesi di reclusione e al risarcimento danni, avrebbe provocato la reazione violenta del giovane.

Il corpo di Di Giorgi fu ritrovato dagli investigatori parzialmente carbonizzato e in avanzato stato di decomposizione, con numerose e profonde ferite al cranio provocate con una pala, rinvenuta a poca distanza dalla vittima. Dopo il ritrovamento del cadavere scattarono le indagini dei carabinieri, coordinati dal procuratore di Marsala, Alberto Di Pisa, che hanno eseguito per tutta la notte e nei giorni successivi numerose perquisizioni, accertamenti e interrogato decine di possibili testimoni.

L'attenzione è stata però subito focalizzata sull'odierno fermato, che aveva avuto in passato violente discussioni proprio con il pensionato. "I primi accertamenti - spiegano gli investigatori - hanno permesso di rilevare che, nel corso degli anni, quella di P.F. nei confronti di Di Giorgi era divenuta una vera e propria persecuzione, tanto che l'anziano agricoltore, intimorito, non aveva avuto il coraggio di denunciare le ulteriori angherie subite".

Il fermo di indiziato di delitto si è reso indispensabile, oltre che per i gravi indizi di colpevolezza raccolti, anche per l'imminente e concreto pericolo di fuga: le indagini hanno infatti evidenziato la volontà di lasciare la città. L'auto dei giovane è stata sequestrata per essere sottoposta ad accertamenti tecnici dal Ris di Messina. Il giovane, dopo l'interrogatorio, è stato condotto al carcere San Giuliano di Trapani.

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