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Pessi: "Prepariamoci al lavoro post-Covid ricostruendo il sistema di welfare"

11 gennaio 2021 | 15.00
LETTURA: 2 minuti

Il giuslavorista e pro-rettore alla didattica Luiss: "Non solo cigs, occorre ripensare il Reddito di cittadinanza che non ha funzionato"

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Roma, 11 gen. (Labitalia)

Per il lavoro del post-Covid "prepariamoci ricostruendo sistematicamente il nostro welfare". E' l'auspicio che formula con Adnkronos/Labitalia, Roberto Pessi, giuslavorista e pro-rettore alla didattica della Luiss Guido Carli. "Intanto a marzo -aggiunge- con la fine del blocco dei licenziamenti, avremo probabilmente una situazione difficile e lo strumento della cassa integrazione, sia straordinaria sia in deroga, sarà ancora indispensabile. Perché non possiamo pensare di lasciare circa 300.000 lavoratori senza reddito".

"Occorre assicurare un reddito a questi lavoratori, evitando al contempo di incrementare ulteriormente disoccupazione e povertà", dice Pessi che, nella lista delle priorità per il 2021 sul tema lavoro, aggiunge: "Bisogna anche pensare a un supporto al lavoro autonomo, che è quello che più di tutti ha subito gli effetti negativi della crisi da emergenza sanitaria. Questa parte del mondo del lavoro va tutelata di più rispetto a quanto fatto finora con un meccanismo di tipo compensativo molto basso".

Anche per "fattori storici del nostro Paese e per il tipo di tessuto imprenditoriale -precisa Pessi- abbiamo lavoratori autonomi che non sono in grado di comprovare il loro abbassamento di reddito. Un problema che certamente va risolto in un secondo tempo e che è anche legato all'evasione fiscale. Ma intanto -avverte il professore- occorre assicurare anche la loro sopravvivenza".

Altro tema 'caldo' sul tavolo del governo è quello del reddito di cittadinanza (Rdc). "Va ripensato globalmente -dice senza incertezze Pessi- perché non ha funzionato e ha mostrato una serie di debolezze molto problematiche".

Tra i molti fallimenti del Rdc, Pessi cita quello "di poter essere utilizzato come strumento per i lavoratori socialmente utili". "Non è stato possibile anche perchè ha impattato con sistemi molto diversi nelle varie Regioni e nei vari Comuni che avrebbero potuto utilizzarlo". Eppure, ce ne sarebbe stato un gran bisogno, sottolinea Pessi. "Prendiamo i trasporti: la Regione Toscana sta usando per la ripresa delle attività scolastiche i tutor, persone adibite al controllo del rispetto del numero dei passeggeri sui mezzi o che indirizzano i ragazzi. Potremmo immaginare i percettori di Rdc impegnati a tempo pieno in queste attività. Allora sì avrebbe senso".

Infine, il sistema di protezione sociale. Per Pessi, "non c'è bisogno di nuovi istituti: quelli che ci sono bastano ma vanno riorganizzati, sia in termini di contribuzione ossia di finanziamento, sia in termini di soggetti tutelati". "Questa pandemia ha evidenziato una debolezza del sistema di welfare: basti pensare ai servizi all'infanzia. Una debolezza che va superata ripensando tutto il sistema del lavoro e del welfare con un vero esercizio di ricostruzione", conclude. (di Mariangela Pani)

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