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Pestato da bulli, 17enne: "Video solo per ridere"

27 aprile 2019 | 21.53
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La casa dove abitava il 66enne . Foto Adnkronos

di Silvia Mancinelli

"Io non l'ho mai toccato, ero nella chat, anzi nelle chat. Ma era solo per ridere che facevamo girare quei video, mica lo volevamo morto". Il ragazzino senza barba non somiglia ai soliti bulli, parla in dialetto stretto a tratti incomprensibile mentre racconta delle chat su WhatsApp che raccoglievano i video e i messaggi sul "pacciu", il "matto" del paese. Era il loro divertimento Antonio Stano, e ora che è morto i ragazzini allargano le braccia e si dicono increduli. Pure lui, che 17 anni ancora non li ha compiuti e dopo scuola gioca a calcio.

Il "leader" del branco è poco più grande di lui, ma non ancora maggiorenne, nei filmati che il ragazzino mostra, ma non vuole inviare ruba il televisore in casa della vittima. Ma lui no: lui è uno di quelli che davanti ai poliziotti e agli inquirenti giura: "Ho sbagliato, non mi rendevo conto del male che stavamo facendo, non ho avuto la forza di fermarli perché, in fondo, lo facevano tutti".

"Papà e mamma lo sapevano dove andavi quando uscivi con gli altri del gruppo?", "No, uscivamo ma io non facevo niente. Passavo il tempo" risponde prima di rientrare in casa, in una stradina dove pure la chiesa è deserta, chiusa, accecata da un sole che qui già scalda come in piena estate.

"Gli orfanelli" si chiamavano in una chat su whatsapp, tutti con una mamma e un papà che li aspettavano a casa mentre loro si scrivevano in dialetto: "Come lo hanno combinato il pazzo", "Ragà, chi ha preso le trecento euro le tiri fuori". Aggressioni, rapine, danneggiamenti, botte che Stano subiva, secondo tanti a Manduria, addirittura da anni.

Sei, come ha scritto sulla sua bacheca Facebook un educatore del vicino oratorio, dopo la morte del 66enne: "Personalmente ho ripreso tante volte i ragazzi che bullizzavano il signore, ho chiamato le forze dell'ordine e chiamando i genitori, ma senza risultati. Ora provo dispiacere per l'uomo, ma anche per i ragazzi che, ahimè hanno perso l'occasione di vivere serenamente la propria età come tanti altri. Mi piacerebbe che da queste occasioni i centri come l'oratorio, le strutture di aggregazione sociale, potessero avere una rivalutazione da parte delle famiglie che devono sentirsi scomodate nel bene e per il bene dei propri figli".

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