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Piazza San Carlo, indagata Appendino

06 novembre 2017 | 12.15
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Chiara Appendino (FOTOGRAMMA) - FOTOGRAMMA

Un avviso di garanzia è stato notificato alla sindaca di Torino Chiara Appendino, nell’ambito dell’inchiesta per i fatti di piazza San Carlo dello scorso 3 giugno quando, a causa di un attacco panico collettivo, il fuggi fuggi della folla che stava assistendo alla finale di Champions League provocò una vittima e oltre 1.500 feriti.

"Mi è stato notificato dalla Procura di Torino - riferisce la stessa sindaca - un avviso di garanzia per i fatti di piazza San Carlo. Offrirò come sempre la massima collaborazione agli inquirenti, poiché è interesse di tutta la cittadinanza che vengano ricostruiti i fatti e definite le responsabilità di ognuno".

''Non ho nulla da aggiungere" dice la prima cittadina al suo arrivo nella sede della giunta regionale per partecipare all'assemblea della Fondazione del Libro. "Sono a disposizione della magistratura. Risponderò alle domande che mi verranno poste. L'obiettivo è che venga fatta chiarezza su quanto accaduto".

GLI AVVISI DI GARANZIA - Ci sono anche il presidente di Turismo Torino, Maurizio Montagnese, e il dirigente del medesimo ente, Danilo Bessone, tra i destinatari degli avvisi di garanzia inviati dalla procura.

I REATI - La procura ha notificato 20 inviti a comparire ad altrettante persone indagate in ragione delle loro diversificate competenze nell'ambito dell'inchiesta: i reati contestati riguardano omicidio colposo per la morte di Erika Pioletti, deceduta il 15 giugno a seguito delle ferite riportate, lesioni colpose, in danno delle 315 persone che hanno proposto querela, e disastro colposo.

SPATARO - A rendere nota la notifica degli inviti a comparire è una nota della procura in cui il procuratore Armando Spataro sottolinea che "deve essere precisato che gli inviti a comparire emessi sono anche finalizzati ad acquisire le dichiarazioni difensive delle persone che accetteranno di rispondere, così da poter eventualmente compiere conseguenti ulteriori accertamenti, non esclusi i confronti che si rendessero necessari, anche nel loro interesse, sicché non possono in alcun modo essere considerati equivalenti ad atti di promovimento dell’azione penale".

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