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Cgil: Piccinini, Inca primo patronato per volume attività e numero utenti

06 luglio 2017 | 12.18
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I dati sulle pratiche e sui migranti e il dibattito sul welfare (video)

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"Nato per iniziativa della Cgil nel 1945, l’Inca negli anni si è affermato come il primo patronato in Italia per volume di attività e per capacità di intercettare il maggior numero di utenti, con oltre tre milioni di pratiche aperte ogni anno e un numero di contatti di circa 5 milioni di persone". A dirlo oggi Morena Piccinini, presidente Inca, in occasione della presentazione del bilancio sociale del patronato 2016. "Per svolgere il proprio compito -spiega- di assistenza previdenziale e socio-assistenziale, l’Inca attiva la partecipazione consapevole dei cittadini e salvaguarda, nei confronti di enti e istituzioni, in Italia e all’estero, la piena affermazione e l’estensione dei loro diritti, in materia di previdenza, salute e benessere nei luoghi di vita e lavoro, assistenza economica e sociale, migrazione".

"Grazie a una presenza capillare -ricorda- in quasi tutti i comuni italiani (circa 5 mila su 8 mila comuni), l’Inca offre, in particolare, ai cittadini italiani e stranieri: l’informazione sui diritti previdenziali e socio-assistenziali, la consulenza medico legale e legale, la gestione delle pratiche amministrative e degli eventuali ricorsi, la verifica delle prestazioni erogate dagli enti e dalle pubbliche amministrazioni".

"Gli operatori Inca -afferma la presidente Piccinini- in Italia sono 1.831 (dipendenti delle strutture Cgil comandati all’Inca), 146 nel mondo (dipendenti delle associazioni convenzionate con Inca) e poi ci sono i professionisti convenzionati: 295 medici e 325 legali. Il patronato della Cgil opera attraverso associazioni autonome di diritto locale con cui ha sottoscritto convenzioni ed è presente in Nord America (Stati Uniti e Canada), America del Sud (Argentina, Cile, Uruguay, Venezuela, Brasile e Perù), Oceania, Europa (Svizzera, Belgio, Germania, Francia, Regno Unito, Spagna Lussemburgo, Austria, Svezia, Slovenia e Croazia)".

Inoltre, prosegue, "l’affermarsi di importanti flussi di immigrazione verso l’Italia, che si sono intensificati negli ultimi 20 anni, ha indotto l’Inca ad aprire nuovi uffici in quelle aree da dove proviene la stragrande maggioranza di lavoratori stranieri verso il nostro Paese". "Grazie a questa rete, il patronato della Cgil - spiega - assicura loro informazione sulle leggi che regolano i flussi migratori, nonché l’assistenza previdenziale e socio assistenziale di cui hanno bisogno. Nel Nord Africa è presente in Senegal, Tunisia e Marocco; in Europa è stato aperto un ufficio in Romania".

"I profondi cambiamenti del mercato del lavoro -sottolinea- accompagnati dalle modifiche legislative, in materia di ammortizzatori sociali e previdenza, mettono il patronato di fronte a nuove e inedite sfide per continuare a garantire alle lavoratrici e ai lavoratori la tutela necessaria per poter esigere concretamente i loro diritti. In questi ultimi tre anni, un numero crescente di persone - ricorda - si rivolge al patronato perché riconosce a questo istituto capacità di ascolto e di intervento presso gli enti previdenziali; un andamento che non ha conosciuto momenti di sosta".

"Le nuove frontiere della tutela -avverte- hanno comportato una crescita esponenziale dell’attività consulenziale di Inca, sempre più specialistica e sempre più complessa, per la quale il nostro patronato non riceve un adeguato sostegno economico. Lo dimostra anche il fatto che la forbice tra attività per la quale il patronato Inca riceve in quota parte finanziamenti dal Fondo ministeriale e quella fornita gratuitamente e senza alcun sostegno economico resta allargata: negli ultimi 3 anni, solo il 30% dell’attività è coperto dai rimborsi, mentre il restante 70% è totalmente scoperto".

"Un andamento -commenta Morena Piccinini- che si è ulteriormente aggravato con la riduzione consistente del Fondo Patronati a cui sono stati sottratti, in occasione delle ultime manovre finanziarie ben 140 milioni di euro: in particolare, dal 2010 al 2013, la riduzione è stata complessivamente di 30 milioni di euro per ciascun anno del triennio, a cui si sono aggiunti ulteriori 50 milioni di euro con le leggi di stabilità 2014 e 2015. La scelta del legislatore è stata quella di ridurre le risorse anche attraverso anche la diminuzione dell’aliquota contributiva con il quale viene alimentato il Fondo, prefigurando una riforma del sistema di funzionamento degli istituti di patronato".

"La riduzione del Fondo e riforma degli istituti di patronato -rimarca- ha accelerato un processo di cambiamento delle modalità operative di Inca, il cui impatto sarà maggiore in prospettiva. La scelta strategica del nostro patronato è di cogliere queste novità, con cui dobbiamo fare i conti, trasformandole in opportunità estensive per una maggiore azione di tutela al servizio dei tanti cittadini e tante cittadine, italiani e stranieri, che ogni anno confermano la loro fiducia nei confronti dell’Inca".

"Ciò si è tradotto -sottolinea- anche in una più incisiva azione all’estero, in favore non soltanto dei nostri connazionali residenti oltre confine, ma anche degli immigrati, che scelgono l’Italia sempre più come paese di transito verso l’Europa e che hanno bisogno di una tutela particolare".

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