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Class action del patronato, della Cgil e di Federconsumatori

Piccinini (Inca), Tar Lazio ci ha dato ragione su tempi cittadinanza

04 marzo 2014 | 16.19
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Roma, 3 mar. (Adnkronos/Labitalia) - "Il Tar del Lazio ha accolto la nostra class action in materia di concessione di cittadinanza degli immigrati, intimando al ministero dell'Interno di concludere la procedura entro i 730 giorni previsti dalla legge e non facendo aspettare, come accade adesso, anche 5-6 anni prima di dare una risposta". Così Morena Piccinini, presidente dell'Inca Cgil, annuncia la vittoria del patronato, della Cgil e di Federconsumatori che insieme hanno fatto ricorso al Tar del Lazio, attraverso una 'class action pubblica', per conto di 109 richiedenti la cittadinanza.

"Il nostro -spiega Piccinini- è il secondo ricorso in assoluto attraverso class action (il primo riguardava il permesso di soggiorno dei familiari dei migranti), ma la nostra attività a favore dei migranti non si fermerà qui".

"Premesso che per noi -avverte Piccini- la questione del tema della cittadinanza sarà risolta definitivamente solo con il passaggio dallo ius sanguinis allo ius soli, ci attiveremo perché questa pronuncia non rimanga limitata a queste 100 persone, ma divenga un cambiamento per tutti".

Della sentenza del Tar parla anche l'avvocato Luca Santini, del collegio che difendeva Inca, Cgil e Federconsumatori. "Ci siamo avvalsi di uno strumento normativo molto recente - ricorda - entrato in vigore nel 2010. E l'abbiamo dovuto studiare molto bene, contrastando anche punto per punto le eccezioni insidiose che ha presentato il ministero dell'Interno con l'evidente intento di far saltare la class action".

"Devo dire -dice Santini- che la causa è stata possibile grazie alla straordinaria opera di raccolta di documentazione sui casi che hanno fatto le sedi territoriali di Inca, Cgil e Federconsumatori".

"E la cosa importante -conclude l'avvocato- è che il Tar ci ha dato ragione riconoscendo la 'violazione generalizzata dei termini di conclusione del procedimento sull'istanza di rilascio della concessione della cittadinanza italiana', condannando il ministero a 'porre rimedio a tale situazione mediante l'adozione degli opportuni provevdimenti entro il termine di un anno'".

"La sentenza - commenta Francesco Avallone, della Federconsumatori- mette in evidenza l'importanza dello strumento della class action, che è strumento, se usato in maniera propria e con attenzione, che dà risultati notevoli".

"In questo specifico caso -aggiunge Avallone- abbiamo potuto ricorrere a una class action perchè la legge (dpr 362/94, ndr) stabiliva uno standard di qualità, i 730 giorni appunto come limite massimo".

"Purtroppo, laddove questi standard non ci sono -avverte Avallone- è tutto molto più difficile e per questo dobbiamo continuare la collaborazione tra sindacato, patronato e associazione dei consumatori: per poter far adottare il più possibile questi standard".

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