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Rifiuti: pneumatici fuori uso, raccolte 20mila tonnellate nel 2014 (+16%)

17 febbraio 2015 | 13.01
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Presentato il primo report sulle attività del Comitato di Gestione: nel 2014 sono state raccolte quasi 20mila tonnellate di Pfu. L'avvio al riciclo ha consentito di evitare l'emissione di quasi 39mila tonnellate di anidride carbonica equivalenti

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(Infophoto)

Sono state 19.453 le tonnellate di pneumatici fuori uso (Pfu) raccolte in Italia nel 2014 (+15,9% rispetto all'anno precedente), il 100% degli pneumatici che, successivamente alla demolizione, sono stati destinati al riciclo. Le operazioni di ritiro di Pfu, effettuate nei 1.365 autodemolitori dai 29 operatori abilitati, sono state 3.231 (+19%). Sono alcuni dei dati contenuti nel report sul Sistema di Gestione degli Pfu da demolizione nei primi due anni di attività raccolti dal Comitato di Gestione, costituito presso l'Automobile Club d'Italia dal ministero dell'Ambiente. Da questo strumento, essenziale per il settore, emerge che l'Italia rappresenta a livello europeo un vero e proprio caso d'eccellenza.

"Il bilancio di questi due anni di attività rappresenta - ha affermato il ministro dell'Ambiente Gian Luca Galletti - una scommessa vinta dall'ambiente e dai cittadini italiani. Il corretto recupero riduce di fatto a zero la possibilità di smaltimenti illegali che negli anni passati hanno disseminato il nostro paese di discariche abusive di pneumatici. Con il riciclo si aprono nuove possibilità e nuovi mercati per le materie prime seconde come il granulato di gomma e l'acciaio che è possibile recuperare".

Livelli più elevati di raccolta nelle regioni più popolose

Analizzando i dati territorialmente, i livelli più elevati di raccolta si raggiungono nelle regioni più popolose e in quelle dove maggiore è la presenza di demolitori: Lombardia (2.575 tonnellate raccolte con un incremento del 15,4%), Campania (2.376 tonnellate, con quasi il 9% in più rispetto al 2013) e Lazio (2.341 con un aumento di ben il 56,5%, la variazione più alta in Italia). Nel 2014 il peso medio di ogni ritiro diminuisce leggermente e si attesta intorno alle 6 tonnellate. Si è registrato, inoltre, un decremento minimo (-5%) anche del costo medio per ritiro.

Il Sistema coordinato dal Comitato Pfu copre l'intero ciclo di vita degli pneumatici. Nel momento in cui il consumatore acquista un veicolo nuovo, paga anche il contributo ambientale, una voce aggiuntiva indicata in fattura e soggetta a Iva, determinato ogni anno dal Comitato e relativo ai costi di ritiro, trattamento e avvio a corretto recupero degli Pfu (92%) e di gestione del sistema informatico e amministrazione del Fondo per la Gestione degli Pfu (8%). Nel 2014 si è ridotto drasticamente: l'importo, riferito ad esempio a un'automobile, è pari a 3,95 euro per i quattro pneumatici più la ruota di scorta (circa 0,79 euro per pneumatico).

100% avviato al recupero di materia

I rivenditori, 6.484 in Italia, comunicano, poi, al Comitato attraverso il sistema informatizzato dell'Aci l'avvenuta riscossione del contributo e l'importo equivalente al Fondo. I demolitori accreditati dall'Aci stoccano gli Pfu non ritenuti più utilizzabili. Accumulate almeno 1,5 tonnellate di pneumatici, fanno richiesta di ritiro gratuito agli operatori abilitati, presenti sul portale del Comitato, che prelevano gli Pfu e si occupano delle operazioni di deposito, separazione e stoccaggio temporaneo oltre che del trasporto degli pneumatici alle aziende di trattamento. Qui il 100% è avviato al recupero di materia.

Il Comitato ha scelto di avviare, appunto, il 100% degli pneumatici al recupero di materia non prendendo in considerazione opzioni meno sostenibili quali l'utilizzo come combustibile per cementifici o la termovalorizzazione. Questa speciale tipologia di rifiuto, se gestita correttamente, permette un risparmio notevole di CO2: nel 2014 l'avvio al riciclo degli Pfu derivanti dai veicoli a fine vita ha consentito di evitare l'emissione di quasi 39.000 tonnellate di anidride carbonica equivalenti.

Numerosi i possibili riutilizzi del polverino: sottofondi stradali, pavimentazioni sportive, pannelli fonoassorbenti, arredo urbano e decine di altri usi. Infine, il polverino (con diametro molto piccolo) può essere mescolato ad asfalti e cementi migliorandone le proprietà meccaniche. Rispetto a quest'ultimo aspetto - rileva uno nota - il mercato delle materie prime seconde derivanti da Pfu in Italia stenta ancora a decollare soprattutto a causa dello scarso impiego del polverino negli asfalti, differentemente dall'estero in cui è sempre più diffuso grazie a politiche di 'green procurement' più efficaci.

"Come capofila di un sistema pubblico-privato modello per il Paese, siamo riusciti a contenere i costi di funzionamento conseguendo la riduzione del contributo a carico degli utenti per lo smaltimento degli pneumatici e un avanzo di fondi che proponiamo di utilizzare per la bonifica di aree contaminate", ha dichiarato il presidente dell'Automobile Club d'Italia Angelo Sticchi Damiani.

"Siamo molto soddisfatti del lavoro svolto finora - ha sottolineato il presidente del Comitato Pfu Vincenzo Pensa - perché i dati contenuti nel report scattano una fotografia incoraggiante della gestione degli Pfu da veicoli a fine vita in Italia. Il sistema lavora a pieno regime, il contributo per i consumatori diminuisce e si sta rafforzando l'industria del riciclo grazie a flussi di rifiuti costanti che consentono alle aziende di investire in tecnologia e ricerca e sviluppo".

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