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Ue: Poletti, puntare su economia sociale per rilanciare la crescita

18 luglio 2014 | 18.23
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La presidenza italiana valuterà come reagire agli shock. Dai green jobs attesi milioni di posti: l'analisi dell'Ilo.

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Rafforzare l'economia sociale è la chiave per il rilancio della crescita in Europa. Ne sono convinti i ministri del Lavoro Ue, riuniti a Milano per l'incontro informale in corso al centro congressi Mico. "Il modello economico e sociale affermatosi in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale - ha detto il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, nel suo intervento - è stato pesantemente colpito dalla crisi. Sono aumentate le distanze di reddito e di patrimonio tra le fasce più ricche e quelle più povere delle popolazioni e, dal 2007 ai primi mesi del 2014, sono raddoppiati i tassi di disoccupazione e di povertà".

Per questo, l'obiettivo della presidenza italiana è di "mettere all'ordine del giorno del semestre come reagire agli shock macroeconomici, valutando le condizioni per l'introduzione di 'stabilizzatori automatici'", ovvero strumenti di sussidio in grado di far fronte ai picchi di crisi occupazionale, in ciascun Paese dell'Unione. Ciò che l'Italia chiede all'Europa, ha detto il sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta, è "un passo avanti". Dalle discussioni, "sono emerse due tendenze di fondo: la prima, dei paesi favorevoli a realizzare subito strumenti di stabilizzazione mettendo a disposizione risorse proprie, nell'ottica di esserne al tempo stesso contributori e fruitori. La seconda, secondo cui occorre lavorare su una migliore armonizzazione, mantenendo nel frattempo gli interventi nazionali". Infine, un'ulteriore proposta "che chiede all'Europa di essere un ente che fornisce una 'riassicurazione' tramite una sorta di fondo di garanzia".

È stata inoltre avanzata la possibilità di attivare un libro verde e di dar vita a una conferenza, da tenersi con tutta probabilità a novembre, "per consentire l'approfondimento di queste tematiche, al fine di raccoglierne il massimo dei frutti". Si è parlato quindi di mobilità del lavoro, "pilastro essenziale delle politiche europee", ribadendo l'importanza della libera circolazione dei lavoratori, come generatore di opportunità per imprese e lavoratori, che necessita però "di una sistematica manutenzione per evitare abusi che frenano la crescita". Il commissario europeo László Andor, responsabile dell'Occupazione, degli affari sociali e dell'inclusione, sottolineando che l'economia sociale "può avere un ruolo molto importante", ha confermato l'impegno delle autorità europee e promosso lo "scambio di buone pratiche, che permetterà di fare progressi tali da creare occupazione sostenibile".

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