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Politologo Dupuy: "Dopo morte Deby non cambia la lotta del Ciad al terrorismo e la posizione di Italia e Francia"

21 aprile 2021 | 14.02
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Il presidente Deby (Afp)

L'uccisione del presidente del Ciad Idriss Deby Itno in scontri con i ribelli del Fact ''non cambierà la posizione di Italia e Francia, né della comunità internazionale'' nella sua interezza rispetto al Paese. Così come non ci saranno modifiche nella ''lotta contro il terrorismo'' che sta conducendo il Ciad. Ne è convinto il politologo francese Emmanuel Dupuy, presidente dell'Istituto per la prospettiva e la sicurezza in Europa (Ipse), che ad Adnkronos spiega che ''qualunque sia lo scenario che si verificherà ora nel Ciad, non ci saranno differenze di atteggiamento da parte della comunità internazionale, che ha preso atto del Consiglio militare formato dal figlio di Deby e lo sostiene promuovendo una transizione politica nella continuità della lotta contro le organizzazioni terroristiche''.

In particolare, ''la Francia ha sostenuto Deby, ha fornito assistenza alle sue truppe, ma ha rifiutato di intervenire militarmente come lui aveva chiesto. E ora che è morto e la ribellione avanza non interverrà per due ragioni'', ovvero ''perché non può permettersi di aumentare il sentimento antifrancese'' e perché ''dialoga con i ribelli'', che sono sostenuti dal generale libico Khalifa ''Haftar, amico della Francia''. Allo stesso modo ''non ci saranno cambiamenti politici per l'Italia''. ''Il Ciad, e non il presidente Deby, è uno degli attori principali nella lotta al terrorismo. E qualsiasi presidente e capo di Stato avrà il Ciad'', ovvero anche ''se i ribelli del Fact dovessero arrivare al potere, non cambieranno in nessun modo le linee guida della lotta contro il terrorismo'', ha proseguito Dupuy, sottolineando che questi ribelli ''non fanno parte di organizzazioni terroristiche, ma sono semplicemente oppositori di Deby''. Per questo, allo stesso modo ''non chiederanno di fermare la cooperazione con la Francia''.

Ora ''il comitato militare di transizione che si è creato subito dopo la morte di Deby e che è presieduto dal figlio del presidente ha annunciato la volontà di procedere con la transizione politica di 18 mesi verso le elezioni che si dovrebbero tenere nel settembre del 2022'', ma questo ''è lo scenario meno probabile'' in quanto i ribelli continuano la loro avanzata verso N'Djamena. Intanto è ''in corso un'inchiesta sulla morte del presidente Deby per accertarne le cause'', in quanto ''c'è l'eventualità che possa essere stato ucciso dai generali'', anche se ''mi sembra più probabile la tesi dei ribelli secondo la quale Deby è stato ucciso mentre era al fronte''.

Il politologo francese cita anche il fatto che ''l'opposizione ha cercato il dialogo con i ribelli ieri sera, proponendo un accordo politico inclusivo e di cessate il fuoco, ma loro lo hanno respinto'' perché ''non è nel loro interesse strategico e operativo''. ''I ribelli arriveranno o faranno di tutto per arrivare a N'Djamena come avevamo già fatto nel febbraio del 2008''. In un comunicato hanno annunciato che conquisteranno la capitale e deporranno il figlio di Deby, attualmente presidente ad interim. Un incarico, quest'ultimo, che Dupuy sottolinea sia stato assunto ''violando l'articolo 81 della Costituzione del Ciad'' che prevede che alla morte del presidente, l'incarico venga assunto ad interim dal presidente dell'Assemblea generale. Che, invece, ieri è stata sciolta dal figlio di Deby, così come anche il governo.

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