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Pomigliano, la Fiom a neosindaco: "La politica torni a interessarsi alla sorte dei lavoratori"

22 settembre 2020 | 18.31
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Di Costanzo all'Adnkronos: "Venga fuori dall’azienda ad ascolti i disagi dei precari, non faccia come gli amministratori precedenti"

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(Fotogramma)

dall’inviata Ilaria Floris

"Cosa chiediamo al nuovo sindaco? Di venire fuori dall’azienda a parlare coi lavoratori, ad ascoltarli: qui a Pomigliano la politica negli ultimi 20 anni è stata completamente assente dalle dinamiche del lavoro, e abbiamo visto i risultati assolutamente fallimentari". E' l’appello al nuovo sindaco che Mario Di Costanzo, della Fiom di Pomigliano d’Arco, affida all’Adnkronos all’indomani dell’elezione del nuovo sindaco del paese.

"Noi qui viviamo in un tessuto sociale che è un grosso agglomerato industriale -dice Di Costanzo- Alenia, Leonardo, fabbriche del Lingotto. Questo è il paese dove si costruiva l’Alfasud. Nelle ultime amministrazioni, la politica ha sempre lasciato fare all’impresa, non ha mai cercato di intervenire sulle grandi decisioni, e questa è una realtà territoriale ma è la fotografia di quando accade a livello nazionale. Questa assenza totale ha provocato l’impoverimento del mondo del lavoro. Si è data fiducia all’impresa perché risolvesse tutti i problemi, ma a distanza di 20 anni vediamo i risultati. Mondo del lavoro frammentato, settorializzazione, abbiamo il record di salari più bassi d’Europa, veniamo dopo la Polonia e la Serbia".

"Al nuovo sindaco chiediamo che dia importanza alle politiche sul lavoro, questa è la priorità assoluta. Si può parlare di referendum, si può parlare di tutti i problemi del mondo ma se alla base non c’è il lavoro come fondamento di una società, non si va da nessuna parte", affonda il sindacalista. Che sottolinea: "Ai primi segnali di rallentamento del mercato, i primi a pagarne le spese sono stati i precari, un esercito di lavoratori. Questo è inaccettabile. Ci auguriamo che il nuovo sindaco dia una spinta al fatto che ci sia un lavoro di qualità, e dia una sterzata in controtendenza alla precarietà perché ci siamo accorti che la precarietà è una ricetta sbagliata".

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