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Pompei: osservatorio patrimonio culturale, non crollano pietre ma reputazione Italia

18 marzo 2014 | 15.40
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"Se oggi a rubare un affresco di Pompei dalla domus di Nettuno, in una zona degli scavi ampiamente devastata dal degrado, sono stati dei ladri 'tombaroli', quotidianamente, per incuria ed abbandono, vengono 'rubate' senza possibilità di recupero molte parti del ricco patrimonio archeologico pompeiano". Lo scrive in una nota Antonio Irlando, dell'Osservatorio patrimonio culturale.

"Sempre nella stessa Regio V, dove nell'insula 5 si è scoperta nei giorni scorso la sparizione di una parte dell'affresco che raffigura la dea Artemide in compagnia del dio Apollo - aggiunge - sono documentate ed addirittura visibili tracce avanzate di devastazione di affreschi, murature, mosaici ed altri apparati decorativi. Per dare l'idea di quale sia lo stato di degrado in questa parte di Pompei, va ricordato che poco più avanti dal luogo della sparizione, nella stessa Regio VI, lungo il vicolo di Mercurio, vi è la casa dei Vettii, chiusa inspiegabilmente da oltre 11 anni per lavori di restauro iniziati e stranamente mai completati, lasciando la domus in un preoccupante abbandono, come già ammonito anche dagli ispettori Unesco. La casa dei Vettii che fino a quando era aperta al pubblico risultava la più visitata dai pubblico è ritenuta una delle più belle di Pompei, di cui erano proprietari ricchi commercianti pompeiani".

"L'episodio della sparizione dell'affresco dalla casa di Nettuno, può essere classificato nella categoria dei 'crolli pompeiani', dove però a crollare non è un prezioso muro di pietre, ma la più preziosa reputazione dell'Italia, ancora una volta additata come incapace di evitare furti e devastazioni di elementi identitari del preziosissimo patrimonio archeologico italiano", conclude Irlando.

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