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Ponte Morandi, chiuse le indagini sul crollo

22 aprile 2021 | 14.05
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Pm: "Per 51 anni nessun intervento su pila 9, trefoli rotti noto dal '90'". Nel registro degli indagati erano state iscritte 71 persone più due società, Spea e Aspi, oggi 68 dopo lo stralcio di 3 posizioni di indagati nel frattempo deceduti

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A quasi tre anni dal crollo del Ponte Morandi di Genova e dopo due incidenti probatori, la Procura chiude le indagini sul disastro che il 14 agosto del 2018 nel capoluogo ligure provocò la morte di 43 persone. In queste ore la Guardia di Finanza sta notificando gli avvisi di chiusura indagini, in attesa poi delle richieste di rinvio a giudizio. Avvisi in cui i pm parlano di trefoli rotti già secondo verifiche eseguite nel '90 e "criticità e problemi di stabilità" già conosciuti nel 2013.

"Per ben 51 anni - si legge - tra l'inaugurazione del 1967 e il crollo, non era stato eseguito il benché minimo intervento manutentivo di rinforzo sugli stralli della pila 9". Rispetto al tema dello stato di salute del viadotto, secondo quanto emerso "le indagini diagnostiche degli anni 1990 e 1991 sugli stralli della pila 9 pur eseguite in modi parziali e inadeguati, avevano individuato, sull'unico strallo a mare lato Savona esaminato, 2 trefoli 'lenti' e del tutto privi di iniezione, e, sull'unico strallo lato Genova lato monte esaminato, 2 cavi scoperti su 4" oltre ad "soprattutto alcuni trefoli rotti, con pochi fili per trefolo ancora tesati".

Non solo. Le criticità riscontrate sul Morandi in termini di stabilità "i cui rischi, in termini di stabilità e sicurezza dell'opera, non era possibile determinare con precisione, ma che certamente andavano aumentando con il passare del tempo", avevano portato la stessa concessionaria ad "inserire per la prima volta, nel Catalogo dei rischi operativi relativo all'anno 2013, un rischio specifico, autonomo ed unico - di legge nel documento - definendolo 'rischio di crollo del viadotto per ritardati interventi di manutenzione'" e "ad elevare il massimale assicurativo, a decorrere dal 2016, da 100 a 300 milioni di euro".

Nel registro degli indagati erano state iscritte 71 persone più due società, Spea e Aspi, oggi 68 dopo lo stralcio di 3 posizioni di indagati nel frattempo deceduti. I capi di imputazione fanno riferimento, a vario titolo, a disastro e crollo dolosi, omicidio stradale e lesioni, attentato alla sicurezza dei trasporti, omissione di cautele per prevenire il disastro e falso.

"Sì è chiusa la fase delle indagini e in tempi ragionevoli, senza interruzioni di sorta se non per l'incidente probatorio durato un po' di più per la complessità di quanto preso in esame nelle perizie", afferma all'AdnKronos il procuratore capo di Genova Francesco Cozzi che aggiunge: "Ora si apre la fase in cui i difensori degli indagati potranno fare valere le loro osservazioni e chiedere di essere interrogati. Nei 20 giorni successivi verrà deciso se chiedere l'archiviazione o il rinvio a giudizio in tempi che ancora non conosciamo ma mi auguro siano entro l'estate".

“Sono sconcertato nel leggere certi passaggi delle conclusioni della Procura di Genova”, scrive in una nota il sottosegretario al ministero delle Infrastrutture e della Mobilità Sostenibili Giancarlo Cancelleri. “La fine di questa lunga e complessa fase di indagini è un passo importante verso l’accertamento della verità. Se fosse definitivamente confermato quanto finora emerso, cioè la totale assenza di manutenzione dell’opera (nessun intervento per 51 anni!), quel ponte non sarebbe crollato e quelle 43 vite non sarebbero state spezzate”, continua Cancelleri concludendo: “Adesso speriamo in un processo veloce e puntuale perché con le famiglie delle vittime abbiamo un impegno e dobbiamo mantenerlo: nomi e cognomi dei responsabili di quella tragedia e pena certa”.

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