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Ponzi: "Né faccendieri né risolutori investigatori privati sono altro"

21 ottobre 2022 | 16.04
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Il presidente Federpol, 'seri professionisti iscritti a un albo con una regolamentazione delle più articolate in Europa'

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Luciano Tommaso Ponzi presidente nazionale Federpol

"Gli investigatori privati non sono faccendieri né facili risolutori ma seri professionisti iscritti a un albo professionale. Il ministero dell'Interno, tramite le prefetture, dà la licenza in base alla quale si è abilitati a svolgere investigazioni per conto di terzi privati, aziende, enti". Lo dice in un'intervista all'Adnkronos/Labitalia Luciano Tommaso Ponzi, presidente nazionale Federpol, commentando i recenti fatti di cronaca che hanno portato alla ribalta la figura dell'investigatore privato. "Non siamo - sottolinea - i soggetti che spesso vengono dipinti nelle trasmissioni-salotti televisivi da esperti del gossip. Spesso, infatti, non va un collega a spiegare cosa fa un investigatore privato, ma vengono invitati avvocati criminologi e ingegneri forensi; questo va a detrimento di tutta la categoria".

"Abbiamo - ricorda il presidente Ponzi - una regolamentazione che è una delle più articolate d'Europa, se non del mondo. Si va dal Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, al dm 269 alla legge sulla privacy. Noi abbiamo delle regole deontologiche emanate dal Garante per la privacy, il Codice di procedura penale ci configura come consulenti tecnici per la difesa; c'è poi il Codice civile visto che portiamo prove in giudizio anche in sede civile. Siamo seri professionisti, assolutamente rispettosi delle leggi e adeguatamente formati". Ponzi ricorda poi gli step formativi per diventare investigatore privato. "Conto molto sui giovani - assicura - per svecchiare lo stereotipo dell'investigatore privato. La pandemia ha forse accelerato il passaggio generazionale, agevolando l'ingresso di molti giovani. E' richiesto il praticantato in costanza di lavoro subordinato, cioè l'investigatore deve essere assunto ed esercitare per un minimo di 80 ore al mese e per 3 anni".

"Bisogna - continua - aver conseguito una laurea, almeno triennale nelle seguenti aree: Giurisprudenza, Psicologia a Indirizzo Forense, Sociologia, Scienze Politiche, Scienze dell’Investigazione, Economia, ovvero corsi di laurea equipollenti. In ultimo aver svolto un corso di 80 ore di perfezionamento erogato da Federpol. Proprio a gennaio ne partirà uno in collaborazione con l'univesità di Tor Vergata e di San Marino. "In presenza di questi requisiti di capacità tecnica e formativi - afferma il presidente Federpol - il candidato chiede poi la licenza alla locale prefettura".

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