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Porto Marghera: rinascita passa per chimica 'verde', a regime nel 2018

11 marzo 2014 | 18.17
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Roma, 11 mar. (Labitalia) - Una rinascita 'verde'. Dopo anni di dismissioni, è quello che si prospetta per Porto Marghera, uno dei siti chimici e industriali storici del nostro Paese, per il quale, sulla base dell'accordo tra la società Versalis del Gruppo Eni e i sindacati di categoria Femca Cisl, Uiltec Uil e Filctem Cgil, sono previsti 200 milioni di euro di investimenti per un progetto innovativo di chimica 'verde', e cioè di produzioni chimiche da fonti rinnovabili, insieme al riassetto produttivo ed energetico del 'cracking'.

Investimenti che porteranno effetti consistenti sull'occupazione: oggi a Porto Marghera lavorano 400 persone. L'incremento previsto al 2018 è di 90 unità, di cui 20 già nei prossimi 18 mesi. "Per Porto Marghera -spiega a Labitalia Marco Falcinelli, segretario generale della Filctem Cgil con competenza sul settore della chimica- è una svolta epocale. L'accordo è importante non solo per il mantenimento e la crescita della dimensione occupazionale, ma anche perchè accoglie la nostra richiesta, portata avanti da anni, di mantenere in Italia la produzione tradizionale di chimica, naturalmente rivista rispetto agli anni scorsi, insieme allo sviluppo della cosiddetta chimica verde".

Quindi, nuova 'luce' per un sito industriale che nel corso degli ultimi dieci anni ha visto solo 'diaspore' di aziende e lavoratori. "Porto Marghera -spiega Falcinelli- è stato per anni un sito industriale caratterizzato da chiusure e dismissioni. In questi anni, dal 2000 al 2010, decine e decine di aziende che lavoravano all'interno del sito industriale hanno abbandonato le loro produzioni. Nel 2010 Eni ci ha convocato per comunicarci che voleva tornare a investire nella chimica, ma in un modo diverso rispetto al passato, puntando appunto sulla chimica verde. Quindi addio a petrolio e suoi derivati, per puntare su sostanze di origine vegetale".

In quel momento è cominciato il percorso che sta portando al rilancio di Porto Marghera. "Il primo progetto realizzato sulla chimica verde -spiega Falcinelli- è stato Porto Torres dove Eni con Novamont ha investimenti complessivi previsti per 1 miliardo di euro. La stessa impostazione è stata realizzata con Eni a Priolo, con la diversificazione della produzione, e l'investimento di 400 milioni di euro. E adesso Porto Marghera, dove appunto andrà avanti la produzione di etilene, per 300mila tonnellate, insieme allo sviluppo della chimica verde".

Tanto più che, spiega il dirigente sindacale, "la chimica verde presenta degli aspetti interessanti di sinergia con altri settori come l'agroalimentare visto che le sostanze vegetali necessarie vengono coltivate su terreni non adatti al consumo alimentare". E, secondo Falcinelli, il futuro della chimica verde potrebbe passare anche dai 57 Sin, siti di interesse nazionale, in cui vanno effettuate le bonifiche dei siti industriali, di cui fa parte anche Porto Marghera.

"Syndial, la società di Eni che realizza le bonifiche dei siti industriali, ha la consuetudine -spiega Falcinelli- dopo aver realizzato le bonifiche di cedere i terreni agli enti locali o di metterli sul mercato. E' una cosa che noi contestiamo -conclude Falcinelli- perchè su questi terreni, a nostro parere, ci potrebbe essere una reindustrializzazione sulla base della vocazione industriale del territorio, tenendo naturalmente conto del fattore ambientale. E non speculazioni immobiliari o altro".

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