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Presidio dei lavoratori Cefi Ciampino a Regione Lazio, no a chiusura

12 aprile 2014 | 15.50
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Roma, 12 apr. (Adnkronos/Adnkronos Salute) - Un presidio sotto la sede della Regione Lazio, per salvare il Cefi, il centro di riabilitazione ambulatoriale e domiciliare, operativo da circa 30 anni sul territorio di Ciampino, che sta per chiudere. La manifestazione, indetta dai lavoratori da un anno senza stipendio, è prevista per lunedì 14 aprile, a partire dalle 9.30, per "il diritto alla retribuzione e alla salute dei cittadini". Sarà, si legge su un volantino firmato dai lavoratori del Cefi e dalle Camere del lavoro autonomo e precario, "una prima importante manifestazione alla quale invitiamo a partecipare tutti, cittadini e cittadine, che non si vogliono arrendere di fronte alla drammatica riduzione dei diritti del lavoro e al progressivo smantellamento del welfare e della sanità pubblica in particolare".

"Quaranta dipendenti, fra terapisti, amministrativi e medici, da oltre un anno - si legge - lavorano senza percepire stipendio, per non far pagare le conseguenze ai pazienti, con vari gradi di disabilità, che rimarrebbero senza riabilitazione". Ma ora basta. E i lavoratori chiedono alla Regione Lazio "un intervento per avere quanto ci spetta, ma anche per trovare una soluzione che permetta centro di continuare a esistere", si legge in un volantino distribuito dai dipendenti del Cefi. "Con la chiusura del centro", accreditato dalla Regione, "non solo le lavoratrici e i lavoratori rimarranno disoccupati - sottolinea il volantino - ma rimarranno senza terapia i pazienti che si vedranno costretti a mettersi in lista d'attesa in altri centri e, soprattutto, spariranno 143 posti di riabilitazione".

"Abbiamo continuato a impegnarci nel nostro lavoro - scrivono ancora i dipendenti - pur senza ricevere lo stipendio, consapevoli dell'importanza del nostro servizio. La vita quotidiana, però, le tasse, il mutuo non ci permettono di continuare oltre. Abbiamo il diritto di ricevere quello che ci spetta per il lavoro svolto e soprattutto abbiamo il diritto e il dovere di batterci perché quello che abbiamo portato avanti con impegno e fatica non vada perso. Il Cefi non deve chiudere", concludono.

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