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Pressing di Ankara su Draghi

09 aprile 2021 | 19.59
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Diplomazie al lavoro per ricucire, dopo le parole del premier che ha definito Erdogan "un dittatore". La Turchia potrebbe ancora richiamare il suo ambasciatore.

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(Afp)

Diplomazie al lavoro per 'ricucire' quella che da alcuni osservatori viene definita una "crisi senza precedenti" nei rapporti tra Roma e Ankara. A quanto apprende l'Adnkronos, nel colloquio avuto ieri sera con l'ambasciatore Massimo Gaiani, convocato "con un breve preavviso" al ministero degli Esteri dopo le parole di Mario Draghi, che ha definito Recep Tayyip Erdogan "un dittatore", il vice ministro degli Esteri turco e direttore degli Affari Ue Faruk Kaymakci ha chiesto che siano "ritirate le inaccettabili dichiarazioni del presidente del Consiglio italiano".

Fonti informate escludono ci possa essere alcun contatto diretto tra Draghi ed Erdogan, che nelle settimane scorse aveva tra l'altro più volte espresso l'intenzione di venire a Roma l'11 giugno per la partita inaugurale degli Europei Turchia-Italia, con l'opera di ricucitura affidata ai diplomatici, chiamati a trovare un modo per ridurre la tensione. "Le condizioni per la riappacificazione dipendono dall'offeso", sottolineano le fonti, per le quali il rischio è che Ankara non abbia alcuna intenzione di abbassare i toni, arrivando a richiamare il proprio ambasciatore a Roma, un'opzione che sarebbe ancora sul tavolo a quasi 24 ore dalle dichiarazioni di Draghi.

La crisi diplomatica che si è aperta tra Italia e Turchia potrebbe avere un impatto anche sul lavoro che era stato avviato nei mesi scorsi, dopo la visita ad Ankara del ministro degli Esteri Luigi Di Maio e dopo quella a Roma del collega turco Mevlut Cavusoglu, per preparare il terzo vertice intergovernativo tra Italia e Turchia, per il quale comunque non c'è ancora un data.

Ieri, rispondendo alla domanda di un giornalista in conferenza stampa che gli chiedeva un commento sul cosiddetto 'sofa-gate', il premier aveva risposto: "Non condivido assolutamente il comportamento di Erdogan nei confronti della presidente Von der Leyen, credo non sia stato appropriato. Mi è dispiaciuto tantissimo per l'umiliazione che Von der Leyen ha dovuto subire. La considerazione da fare è che con questi dittatori di cui però si ha bisogno di collaborare, o meglio di cooperare, uno deve essere franco nell'esprimere la differenza di vedute, di comportamenti, di visioni, ma pronto a cooperare per gli interessi del proprio paese". Dunque trovare l'"equilibrio giusto".

Il 24 marzo scorso, durante il suo intervento in Senato, il premier aveva parlato di Turchia e diritti umani. "Ho esaminato con il presidente Erdogan l'importanza di evitare iniziative divisive e l'esigenza di rispettare i diritti umani. Come ho detto, 'aiutateci ad aiutarvi'", aveva sottolineato Draghi, che aveva poi definito "l'abbandono turco dalla Convenzione di Istanbul un grave passo indietro".

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