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Cuffaro: "Resto profondamente democristiano". Via vai di amici e politici sotto casa

14 dicembre 2015 | 08.38
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Salvatore Cuffaro

"Resto profondamente democristiano, uno moderato che ama le cose semplici, che ha la cultura dei valori della vita. Se posso portare un piccolissimo contributo di consigli a quelli che vorranno ricostruire quest'area, allora sì, c'è la mia disponibilità". Lo ha detto all'Adnkronos l'ex governatore siciliano Salvatore Cuffaro che ieri ha finito di scontare la pena per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra, parlando di un suo eventuale ritorno in politica.

"Deluderò molti miei amici, ma non tornerò a fare politica attiva - dice - Confesso, però, che mi fa piacere sentire dire che la gente vorrebbe che io tornassi a fare politica. Soprattutto perché pensa che non tutte le cose che ho fatto sono state sbagliate o forse perché le persone hanno riconosciuto il tratto umano. Molti pensano che il mio ritorno potrebbe essere utile alla Sicilia". "Non posso più deludere la mia coscienza e la mia famiglia che non posso più trascurare. E poi confesso che in questi cinque anni ho visto un allontanamento dalla politica che non ho più riconosciuto", dice ancora Cuffaro. E aggiunge: "Ho ricevuto 14 mila lettere da tutta Italia che mi hanno fatto piangere. Finché mi scrivono i miei amici lo capisco, ma mi hanno scritto persone che non erano miei 'clientes', come dicono alcuni, ho capito che c'era tanta gente che mi voleva bene e questo mi fa bene".

"Sì, posso avere sbagliato, lo ammetto, ma non c'era la volontà di farlo. Ecco perché continuo a dire che sono andato a sbattere contro la mafia" continua l'ex Governatore della Sicilia, Salvatore Cuffaro, rispondendo alla domanda su come si può andare "a sbattere contro la mafia", come ha ripetuto più volte ieri mattina lasciando il carcere Rebibbia, dopo avere scontato la condanna per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra. "E' vero, la mafia si accoglie per volontà, certo, ma quando dico che sono andato a sbattere contro la mafia, dico che si può essere coinvolti in alcune vicende senza averlo voluto con volontà - spiega poi Cuffaro - Il primo giudice nella sentenza non disse che ero uno stinco di santo. Aveva scritto che avevo sbagliato, ma senza volontà. Avendo studiato in carcere giurisprudenza adesso conosco benissimo tutti i tecnicismi della giustizia. E io posso confermare di non avere mai avuto la volontà, posso avere sbagliato ma, lo ribadisco ancora, non c'era la volontà di farlo".

Intanto oggi sotto l'abitazione di Cuffaro c'è un gran via vai, dalle prime ore della mattina. Amici di vecchia data, politici ancora in carica ed ex politici, parenti. Alle otto del mattino si sono dati appuntamento davanti al Gran Cafè Nobel, in piazza Sperlinga, cuffariani come l'ex assessore comunale Felice Bruscia e il deputato regionale Toto Cordaro, ma anche altri ex politici che poi sono andati a trovarlo a casa. Davanti casa anche il fratello e altri amici di vecchia data che lo aspettavano per poi raggiungere l'abitazione dell'anziana madre a Raffadali, nell'agrigentino.

Cuffaro intorno alle 9.30 è sceso dalla sua abitazione, in maglioncino azzurro di cachemire e jeans, molto dimagrito, e a bordo di un furgoncino Mercedes, preso a noleggio, è partito per raggiungere Raffadali.

"E' bello respirare la libertà. Oggi posso dire di aver superato il carcere", sono state ieri le prime parole dell'ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro, appena uscito dal carcere di Rebibbia a Roma. Cuffaro ha anche annunciato che non farà più politica i futuro: "La politica attiva, elettorale e dei partiti è un ricordo bellissimo che non farà parte della mia nuova vita. Ora ho altre priorità", ha detto l'ex governatore della Sicilia che ha detto di volere fare volontariato nel Burundi.

L'ultima lettera dal carcere - "Pochi politici, pochi rappresentanti pubblici e poca stampa mi hanno difeso, la gran parte, seppur credendo che io non abbia mai favorito la mafia anzi la abbia avversata, non lo hanno fatto, potevano farlo e avrebbero dovuto ma hanno avuto paura di essere catalogati...additati. Li capisco e li giustifico ma io non mi sarei comportato così". Così scrive l'ex governatore della Sicilia Salvatore Cuffaro in una lettera scritta durante l'ultima notte trascorsa nel carcere romano di Rebibbia.

L'ex governatore ricorda che "sono passati 1780 giorni da quando la mattina del 22 gennaio 2011 ho intrapreso la strada chiusa, non ho imprecato contro alcuno, non mi sono appellato alla sorte. Ho portato con me il mio fardello, i miei sentimenti e la mia vita". Cuffaro dice di essere stato in carcere "per un tempo infinito ma non per sempre" e sottolinea di "aver vinto il carcere" grazie al senso delle istituzioni, il rispetto per la giustizia e soprattutto la fede".

Fondamentale anche la decisione di scrivere "del luogo chiuso e dell'inumano domicilio (il carcere ndr) per essere utile a chi è rimasto". Adesso, dice, " sento dentro forte dentro di me una voce che mi dice: l'essere sopravvissuto non è una colpa, tornare a vivere non è una colpa, è una colpa dimenticare quello che si è vissuto, è una colpa più grande dimenticare quelli che ancora vivono il luogo malvagio e quelli che il luogo ha ucciso".

Cuffaro parla di un "dovere da compiere: non dimenticare e impegnarmi a che il luogo malvagio non uccida ancora, materialmente o spiritualmente". E aggiunge: "mi impegnerò perché possano migliore le condizioni di vita dei detenuti".

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