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Prodi: "Non penso al Colle e i 101 sono ancora lì"

10 gennaio 2020 | 09.07
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Romano Prodi (FOTOGRAMMA)

"Prima di andare in pensione a me piaceva fare il premier. Questo sì che mi piaceva, ma non ho mai puntato alla presidenza della Repubblica. E non ci penso certo ora". Intervistato dal 'Corriere della Sera', Romano Prodi nega decisamente che possa esserci il suo nome tra i candidati alla successione di Sergio Mattarella. "Peraltro - aggiunge il Professore - quegli oltre 101 che in Parlamento votarono contro di me, ci sono ancora".

E ancora, rispondendo sulla tenuta del governo giallorosso, "razionalmente posso dire di sì: nelle votazioni parlamentari continua a vincere in modo netto. Però nelle cose umane c'è sempre l'imprevisto". Se il Pd perde l'Emilia-Romagna cade il governo? "Penso che Bonaccini vincerà e in ogni caso - dice -, le ricadute del voto dipenderanno piuttosto dai possibili nuovi equilibri dentro le forze di maggioranza e di opposizione".

Tornando a Roma, Prodi spiega che "se prevale l'interesse particolare, può accadere la stessa cosa che successe a me con Bertinotti, il quale abbatté il governo e se stesso". E aggiunge: "Questa alleanza è stata messa in piedi in grande velocità mentre richiedeva tempo, come è accaduto in Germania e in Austria. Si può passare dall'odio all'amore solo se si entra in una fase propositiva su nuovi temi".

Per l'ex premier "l'economia deve essere il vero campo da gioco. Prendiamo il costo del lavoro. Attualmente quello italiano è grandemente inferiore rispetto a quello tedesco e francese. E possiamo dire che è meno lontano da quello cinese: un tempo il nostro era 40 volte il costo orario del lavoro di Pechino, ora 2,5-3 volte. Non siamo a costo pari, ma ci stiamo avvicinando e bisogna preparare il futuro".

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